Seconde case nel mirino con il Coronavirus

15 Marzo 2020
Seconde case nel mirino con il Coronavirus

Gli ultimi spostamenti nelle zone di vacanza hanno provocato le reazioni dei territori interessati; ora c’è chi chiede restrizioni e un censimento.

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere un interessante fenomeno che dimostra quanto in realtà l’Italia sia divisa a causa dello scarso senso civico di alcuni cittadini. Parecchi hanno interpretato il “restate in casa” come un invito a spostarsi nella casa delle vacanze, spesso situata a centinaia di chilometri di distanza, in località marine o montane.

Così nonostante il blocco si sono messi in viaggio e hanno raggiunto in massa queste destinazioni, creando allarme nelle popolazioni residenti, giustamente preoccupate del pericolo di diffusione del contagio. Qualcuno si è addirittura sottratto agli obblighi di comunicazione e di registrazione imposti nei territori d’arrivo, dalle rispettive Regioni o Comuni. Semplicemente non ha comunicato nulla, rendendo più difficili gli sforzi per il contenimento del Covid-19.

Questo deplorevole fenomeno adesso ha un nome: coloro che hanno fatto e continuano a fare così si chiamano “migranti epidemici“. È un nuovo flusso migratorio, fatto non dagli stranieri ma dagli italiani, che si muovono trasversalmente sul territorio nazionale; ad esempio dalla Lombardia alla Versilia o alla Val d’Aosta (a seconda di chi preferisce il mare o la montagna), dal Veneto al Trentino, dal Piemonte alla Liguria, dal Lazio all’Abruzzo e alla Sardegna. In vari casi qualcuno è già stato beccato e denunciato per essersi spostato senza giustificazione valida.

Adesso alcuni Enti locali stanno reagendo a questa ondata di presenze sgradite e per arginarla propongono un giro di vite. A parte i numerosi inviti dei presidenti delle Regioni del Sud a restare a casa al Nord per chi non è ancora partito (spesso rimasti inascoltati), arrivano altre iniziative più forti per respingere chi invece è già arrivato o per scoraggiare l’idea di farlo.

“Torneremo a vivere la montagna come un luogo di vacanza e villeggiatura quando avremo superato questa fase emergenziale. In questo momento non è possibile”, dice il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, ai proprietari delle seconde case e alle persone che in questo weekend, nonostante il blocco, vorrebbero recarsi in montagna per trascorrere lontano dalle città i giorni di chiusura da coronavirus.

“Mi riferiscono di proprietari di seconde case che si stanno spostando per raggiungere i nostri territori di montagna – continua. Questo non va assolutamente bene. In questo momento dobbiamo rispettare le misure di contenimento del contagio. E dobbiamo evitare di mettere sotto pressione il sistema sanitario. I controlli messi in campo dalle forze dell’ordine servono soprattutto a questo, a evitare gli spostamenti non indispensabili”.

La Regione Toscana ha già emanato un’ordinanza per imporre a chi è arrivato”per motivi diversi da esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute” di rientrare a casa propria, per “evitare di mettere a rischio la salute della collettività e anche la propria, non avendo sul territorio toscano il proprio medico o pediatra di famiglia”, ha detto il presidente Enrico Rossi.

Il criterio comune alle numerose ordinanze comunali e regionali emanate negli ultimi giorni è che le persone senza titolo facciano rientro immediato al proprio domicilio, abitazione o residenza. Ma quando gli Enti locali non intervengono, si muovono anche le associazioni civiche. L’agenzia stampa Adnkronos riporta che in Sardegna, con una lettera congiunta, gli ambientalisti, i medici di continuità assistenziale e gli urbanisti, hanno rivolto un appello alle istituzioni locali per svolgere un censimento di tutte le seconde case, per controllare gli spostamenti dei proprietari e evitare nuovi ingressi.

C’è chi, anziché rivolgersi agli Enti locali territoriali, preferisce interessare l’Autorità giudiziaria: è il caso della provincia di Cosenza, dove oltre 90 sindaci hanno presentato un esposto alle locali Procure della Repubblica per chiedere l’applicazione delle norme penali in materia di epidemia che tutelano la salute pubblica. L’esposto dei sindaci cosentini è stato indirizzato anche al ministro dell’Interno, alla prefettura e alla Regione, affinché, ciascuno nelle proprie competenze, applichi “una serie di sanzioni volte a tutelare le comunità locali dal flusso indiscriminato di cittadini provenienti dalle zone di alto contagio del Coronavirus”.

E’ “costante – scrivono i sindaci – l’incremento dei flussi di dimoranti che utilizzano le propensioni turistiche del territorio e la rilevante presenza di seconde case. La situazione non consente più indugi, in quanto risulta elevatissimo il rischio di diffusione epidemiologico da coronavirus con un apparato infrastrutturale  totalmente inadeguato a fronteggiare l’epidemia”.

Così chi ha una seconda casa di questi tempi è meglio che la tenga chiusa e si attenga al divieto: al di là del senso di autoresponsabilità e della coscienza civile, che non dovrebbero mancare, va tenuto presente che a uscire di casa (la prima, quella di abituale residenza) si rischia parecchio, molto più della multa fino a 206 euro ma anche pene detentive che possono arrivare all’ergastolo in caso di diffusione intenzionale del contagio.



2 Commenti

  1. Gradirei conoscere le risposte se ci si sposta all’interno della medesima Regione da un Comune ad un’altro in considerazione che : se si risiede in un piccolo Comune Piemontese dove non esiste né un supermercato, nè farmacia, uff. Postale chiuso per motivi interni e/o altro quale motivazione può essere ottimale per codesta pseudo anomalia al Decreto ?

  2. il problema e’ che per evadere il fisco tante seconde case risultano prime case , e quindi hanno la scusa per andare li…

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