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Posso vendere cibo fatto in casa

17 Marzo 2020
Posso vendere cibo fatto in casa

Preparare e vendere prodotti alimentari a domicilio nel rispetto delle norme igieniche.

Ti piace preparare le torte per le feste di compleanno dei tuoi figli? Ogni anno ti dai un gran da fare con marmellate e conserve? Forse non sai che hai la possibilità di trasformare la tua passione in un lavoro. Oggi, infatti, è possibile vendere il cibo fatto in casa. Si tratta di creare una microimpresa domestica che ti dà l’opportunità di guadagnare soldi con gli alimenti che tu stessa prepari. Ovviamente, ci sono dei requisiti da rispettare e una serie di adempimenti normativi e fiscali da seguire. Se sei interessata a questo argomento, allora ti consiglio di proseguire nella lettura del seguente articolo.

Posso vendere cibo fatto in casa?

La legge ti consente di vendere il cibo fatto in casa avviando una microimpresa domestica alimentare. Si tratta di un’attività con cui una persona prepara e vende il cibo preparato in casa (dalle conserve alle torte, dalla pasta alle bevande analcoliche) sia ai privati che alle aziende. La particolarità è che tutta l’attività si svolge tra le mura domestiche. Naturalmente, occorre rispettare le norme igieniche previste in materia di sicurezza alimentare.

Quale cibo si può vendere da casa?

Se decidi di avviare una microimpresa domestica alimentare hai la possibilità di produrre e vendere i seguenti prodotti: 

  • da forno e pasticceria: ad esempio, dolci, biscotti, torte, taralli, ecc.;
  • gastronomia: come pasta al forno, parmigiana, pollo arrosto;
  • tipici della tua terra, ad esempio le orecchiette pugliesi;
  • conserve e confetture: ad esempio le marmellate, le verdure, la conserva di pomodoro, ecc.;
  • bevande non alcoliche: tè, tisane, succhi di frutta, ecc.

Puoi scegliere anche di dedicarti alla vendita di un solo specifico alimento. Ad esempio, puoi preparare torte per occasioni speciali (compleanni, matrimoni e così via) oppure piatti tradizionali della tua regione.

Come vendere il cibo fatto in casa?

Avrai capito che per vendere i tuoi prodotti alimentari devi necessariamente avviare una piccola impresa domestica alimentare. Per farlo occorre seguire i seguenti step:

  • presentare una richiesta di autorizzazione all’Asl: per ottenerla è necessario avere una cucina che rispetti le norme di igiene e di sicurezza alimentare previste dalla legislazione italiana ed europea. In particolare, la cucina deve essere posizionata in uno spazio che preveda la possibilità di chiudere l’ambiente rispetto agli altri locali della casa. Inoltre, lo spazio deve essere sufficiente per contenere tutta l’attrezzatura, come stoviglie, ingredienti, imballaggi ecc. Inutile dire che la cucina in questione deve essere adibita solo come laboratorio per la preparazione dei prodotti e non per cucinare per il resto della famiglia;
  • presentare la Segnalazione Certificata Inizio Attività (Scia) in modo da svolgere la tua attività in modo regolare. La Scia va depositata allo sportello unico delle attività produttive (SUAP) presso il tuo Comune di residenza;
  • ottenere la certificazione Haacp: necessaria per dimostrare l’adozione di misure di prevenzione dei rischi in materia di sicurezza alimentare. Per conseguire la certificazione occorre frequentare un corso per operatori del settore alimentare durante il quale vengono affrontati diversi argomenti come, ad esempio, la preparazione, la somministrazione e la conservazione degli alimenti. Al termine del corso è previsto un test di verifica, superato il quale viene rilasciato un attestato la cui durata varia da un minimo di 2 anni ad un massimo di 5 anni (in base alla regione di appartenenza);
  • aprire la partiva Iva con la possibilità di scegliere il regime forfettario (per fatturati non superiori ai 65mila euro l’anno). In questo modo, c’è un notevole risparmio, in quanto non è prevista l’Iva e la tassazione Irpef è pari al 5% per i primi 5 anni, che diventerà poi 15% dal sesto anno in poi;
  • iscrivere l’attività alla Camera di Commercio e aprire la posizione Inps nella sezione artigiani.

Chi può vendere cibo fatto in casa?

Possono aprire una microimpresa alimentare domestica tutti coloro che hanno compiuto 18 anni. La scelta di avviare un’attività del genere richiede, quindi, solo la maggiore età, oltre alla passione per la cucina.

Quanto costa vendere il cibo da casa? 

A questo punto, dirai: ma quanto costa avviare una microimpresa domestica? Ebbene, devi sapere che i costi da sostenere sono decisamente bassi, in quanto puoi lavorare da casa utilizzando l’attrezzatura e gli elettrodomestici che già possiedi. Ovviamente, per alcune lavorazioni specifiche, come per la conservazione degli alimenti, potrebbero essere necessari strumenti più particolari. Inoltre, occorre sostenere la spesa di adeguamento del locale dove si trova la tua cucina per rispettare le norme igienico-sanitarie previste dall’Asl. Da ultimo, vanno aggiunti i costi dei contributi Inps, variabili a seconda dell’aliquota specifica al quale si è sottoposti. 

Il consiglio, quindi, è quello di rivolgersi ad un professionista per avere un preventivo e capire bene quanto si spende per avviare un’attività del genere.

Cosa sapere prima di vendere cibo fatto in casa

In conclusione, prima di avviare una microimpresa domestica alimentare è consigliabile:

  • mettere nero su bianco un piano imprenditoriale che comprenda gli obiettivi del progetto e un calcolo delle risorse finanziarie (il cosiddetto business plan);
  • prestare attenzione alla normativa che per le microimprese prevede anche la possibilità di beneficiare di specifici incentivi da parte di enti statali o locali;
  • prestare molta attenzione a tutte le norme igieniche e di pulizia dei vari prodotti e della cucina;
  • valutare bene la modalità migliore per imballaggi e spedizioni;
  • valutare i costi prima di avviare questa attività.

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