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Restituzione bene rubato: cosa prevede la legge

22 Maggio 2020 | Autore:
Restituzione bene rubato: cosa prevede la legge

Ladro pentito: la restituzione della refurtiva evita la condanna? Come ottenere l’archiviazione restituendo il maltolto? Furto d’uso: cos’è?

L’occasione fa l’uomo ladro, soprattutto se l’uomo in questione si trova in un momento di particolare ristrettezza economica: in questa ipotesi, basta un attimo per poter commettere un delitto le cui conseguenze possono essere anche molto gravi. Probabilmente penserai che sfilare dalla borsa già aperta di una signora una banconota da cinquanta euro oppure nascondere sotto il proprio cappotto un prodotto esposto sugli scaffali del supermercato sia una ragazzata da niente: in realtà, un gesto del genere è pesantemente sanzionato dall’ordinamento, anche nel caso in cui tu, pentito del momento di debolezza, voglia restituire il maltolto. Con questo articolo ci occuperemo proprio della restituzione del bene rubato.

Ottenere il perdono dalla legge non è così semplice; se pensi quindi di potertela cavare rimettendo a posto o rendendo al legittimo proprietario il bene sottratto, ti sbagli: la legge premia la restituzione del bene rubato, ma non è detto che tu non debba ugualmente affrontare un procedimento penale in piena regola. Insomma, pentirsi è un bene, ma potrebbe non bastare. Se l’argomento ti interessa e cerchi risposte, prosegui nella lettura: vedremo cosa prevede la legge a proposito della restituzione del bene rubato.

Furto: com’è punito?

Il codice penale punisce il furto con la pena da sei mesi a tre anni e con la multa da centocinquantaquattro euro a cinquecentosedici euro [1].

Al ricorrere di alcune circostanze aggravanti, però, la pena prevista per il furto è ben più alta: si va da un minimo di due a un massimo di sei anni di reclusione e, nel caso in cui ricorrano contemporaneamente più aggravanti, dai tre ai dieci anni.

Per la precisione, il furto è aggravato quando:

  • il ladro usa violenza sulle cose o si avvale di un mezzo ingannevole (è il caso del furto di energia elettrica, ad esempio);
  • il colpevole porta con sé armi o narcotici, pur senza usarli;
  • si tratta di furto commesso con destrezza;
  • è commesso da tre o più persone, oppure anche da una sola, se sia travestita in modo da celarne l’identità o da simulare la qualità di pubblico ufficiale;
  • riguarda il bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si vendono alimenti;
  • è commesso su beni presenti in uffici pubblici, oppure sottoposti a sequestro o a pignoramento, o ancora su beni esposti alla pubblica fede (pensa ad esempio al furto della macchina parcheggiata in luogo non custodito o al taccheggio nel supermercato);
  • è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • è commesso all’interno di mezzi pubblici;
  • è commesso nei confronti di persona che stia uscendo da istituti di credito o uffici postali, oppure abbia effettuato un prelievo presso gli sportelli automatici a ciò adibiti [2].

Furto in abitazione e furto con strappo

Se il furto è commesso mediante introduzione nell’altrui domicilio, la pena prevista è la reclusione da quattro a sette anni e la multa da 927 a 1.500 euro. Stessa sanzione si applica nel caso di furto con scippo.

La pena è della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500 se il furto in abitazione o il furto con strappo è commesso col ricorrere di una delle circostanze aggravanti elencate nel paragrafo precedente [3].

Refurtiva restituita prima della denuncia: cosa succede?

Mettiamo il caso che il tuo collega si appropri del portafogli che avevi lasciato momentaneamente sulla scrivania; al tuo rientro non lo trovi più e, allarmato, decidi di sporgere querela. Il ladro, però, pentito del suo gesto, te lo restituisce e ti chiede di non denunciarlo. Cosa puoi fare? Puoi sporgere querela anche se non hai subito alcun danno?

Ebbene, nonostante il ladro abbia restituito la refurtiva, in teoria potresti ugualmente denunciarlo alle autorità: ciò perché, secondo la legge, il furto si ritiene perfezionato nel momento in cui ci si impossessa di una cosa altrui.

Il pentimento, dunque, non incide sulla possibilità del derubato di poter sporgere ugualmente denuncia/querela.

Bene rubato restituito dopo la denuncia: cosa succede?

Consideriamo ora l’ipotesi inversa, e cioè che il ladro, spaventato dalla denuncia già sporta contro di lui, si rechi spontaneamente dal legittimo proprietario per la restituzione. Cosa accade in questa ipotesi? Il ladro può evitare il procedimento penale?

Ebbene, la mera restituzione del maltolto non blocca il procedimento penale per lo stesso motivo illustrato nel paragrafo precedente: una volta impossessatosi del bene altrui si è già integrato il reato di furto. Dunque, la restituzione non fa venir meno il reato, né tantomeno il procedimento già in corso, anche se solo alla fase delle indagini preliminari.

Quanto appena asserito, però, deve fare i conti con la possibilità che il ladro, grazie al proprio pentimento, possa accedere a speciali istituti previsti dalla legge, istituti che consentono a chi ha commesso il furto potrebbe cavarsela. Vediamo di cosa si tratta.

Restituzione del bene rubato e particolare tenuità

Quanto detto nei precedenti paragrafi non impedisce al magistrato del pubblico ministero di archiviare la denuncia per particolare tenuità del fatto. Cosa significa? Te lo spiego subito.

Secondo il codice penale [4], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

Dunque, se il ladro che ti ha derubato ha restituito il maltolto e tu l’hai denunciato, sappi che il pubblico ministero potrebbe tenere conto della condotta del ladro e, considerato il fatto che tu non hai subito alcun pregiudizio, decidere di archiviare il caso, con conseguente salvezza dell’indagato.

Ricorda bene, però: l’archiviazione per particolare tenuità del fatto vale soltanto per il furto semplice, in quanto punito con pena inferiore nel massimo ai cinque anni (vedi il primo paragrafo).

Nel caso di furto aggravato, furto in abitazione o furto con strappo, invece, non si potrà procedere a tale forma di archiviazione perché le pene sono superiori, nel massimo, ai cinque anni.

Dunque, se ti viene sottratto il portafogli sotto il naso, allora il ladro che te lo restituisce può sperare, nonostante la denuncia, di cavarsela con l’archiviazione; nell’ipotesi di furto in abitazione, di furto con strappo o di furto aggravato (ad esempio, perché commesso con destrezza oppure compiuto da più persone riunite), la restituzione del maltolto non potrà far sperare nella concessione della particolare tenuità.

L’estinzione del reato per restituzione della refurtiva

La restituzione della refurtiva potrebbe far guadagnare al ladro pentito l’estinzione del reato di furto. Come? Te lo spiego subito.

Secondo il codice penale [5], il giudice dichiara estinto il reato procedibile a querela quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato.

Dunque, la legge consente al giudice di dichiarare estinto il reato di furto qualora il ladro abbia restituito il bene rubato entro l’inizio del processo di primo grado.

La restituzione della refurtiva, però, vale la dichiarazione di estinzione del reato solamente nell’ipotesi di furto semplice, il quale è l’unica ipotesi di furto procedibile a querela di parte; nei casi di furto aggravato, di furto in abitazione e di furto con strappo, invece, la restituzione di quanto rubato non consentirà al giudice di poter dichiarare estinto il reato.

Restituzione della refurtiva e attenuanti

La restituzione del bene rubato può valere in ogni caso la concessione delle attenuanti nel caso di condanna per furto.

Nello specifico, il ladro che restituisce spontaneamente la refurtiva può guadagnarsi l’attenuante dell’aver cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale minimo (addirittura nullo), con conseguente sconto di pena di un terzo [6].

Allo stesso tempo, la restituzione del bene rubato potrebbe consentire al ladro condannato di beneficiare anche delle attenuanti generiche, con ulteriore diminuzione della pena pari a un terzo [7].

Furto d’uso: cos’è?

La restituzione di un bene in precedenza sottratto indebitamente al legittimo proprietario può dar luogo a un reato molto particolare definito furto d’uso. Di cosa si tratta?

Secondo il codice penale, si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a duecentosei euro se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita [8].

Il furto d’uso differisce dal furto ordinario per una ragione ben precisa: nel furto d’uso il ladro ha sin dall’inizio intenzione di fare un utilizzo momentaneo del bene sottratto. In altre parole, il ladro ha in mente sin dapprincipio la restituzione della refurtiva, non per pentimento o per paura delle conseguenze penali, ma perché era sua precisa intenzione.

Classico esempio di furto d’uso è quello di chi si impossessa dell’automobile altrui senza alcuna autorizzazione, con lo scopo di utilizzarla solamente per una serata.

Poiché il furto d’uso è punito con la pena massima di un anno di reclusione ed è un reato procedibile solamente a querela di parte (cioè, su denuncia proveniente dalla vittima), il ladro che si è macchiato di tale delitto potrà sperare sia nell’archiviazione per particolare tenuità del fatto che nell’estinzione del reato per restituzione, oltre che nella concessione delle attenuanti nel caso di condanna.

note

[1] art. 624 cod. pen.

[2] Art. 625 cod. pen.

[3] Art. 624-bis cod. pen.

[4] Art. 131-bis cod. pen.

[5] Art. 162-bis cod. pen.

[6] Art. 62 cod. pen.

[7] Art. 62-bis cod. pen.

[8] Art. 626 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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