Coronavirus: che fare se il collega è positivo

16 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: che fare se il collega è positivo

Gli obblighi dei dipendenti e del datore di lavoro in caso di contatti diretti con casi sospetti o confermati.

È vero che molti lavoratori sono a casa per la chiusura forzata di negozi e aziende o perché attivi a domicilio grazie allo smart working. Ma è anche vero che altrettante persone devono ancora recarsi sul posto di lavoro perché non hanno alternative. Pensiamo, ad esempio, ai dipendenti dei supermercati, degli uffici pubblici, a medici e infermieri o al personale amministrativo delle strutture sanitarie, agli operai delle fabbriche che non possono chiudere. Se uno di questi lavoratori è stato a contatto diretto con un collega poi risultato positivo al coronavirus, che succede? Che cosa può o deve fare?

Le persone che possono correre questo rischio sono quelle individuate dal ministero della Salute in una recente circolare [1] e che rispondono a queste caratteristiche:

  • lavora come operatore sanitario o assiste un caso sospetto o confermato di coronavirus;
  • opera in un laboratorio in cui vengono trattati i campioni di Sars-CoV-2;
  • è stato a contatto diretto, cioè faccia a faccia, con un caso sospetto o confermato (quindi, ad esempio, con un collega di lavoro);
  • abita insieme ad un caso sospetto o confermato di coronavirus;
  • ha fatto un viaggio in aereo nella stessa fila o nelle due file precedenti o successive in cui si trovava una persona con un caso sospetto o confermato di coronavirus, compresi hostess e steward addetti alla parte dell’aereo in cui la persona infetta era seduta. Se quest’ultima si è spostata dentro l’aereo durante il viaggio, si considerano contatti stretti tutti i passeggeri e tutto il personale di bordo.

Occorre considerare i contatti di questo tipo avvenuti nell’arco di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia. Il lavoratore è obbligato a dichiarare questo stato al numero verde della Regione o al dipartimento di Sanità pubblica dell’Asl indicando nome, cognome, indirizzo e numero di telefono e segnalando di essere un contatto stretto, cioè di essersi trovato in una delle situazioni sopra riportate.

Il lavoratore, inoltre, è tenuto a restare a casa se ha la febbre superiore ai 37,5°. Deve segnalare al datore di lavoro o all’azienda qualsiasi tipo di sintomo influenzale avvertito mentre si trova sul posto di lavoro.

Il titolare dell’azienda o dell’attività lavorativa deve invitare il lavoratore che non ha segnalato la propria condizione di contatto stretto ad abbandonare il suo posto e deve fare l’opportuna comunicazione all’autorità sanitaria, che prenderà in carico la segnalazione.

Il datore, infine, deve segnare i nominativi di tutti i dipendenti o collaboratori che siano stati nelle vicinanze dei contatti stretti per metterli a disposizione dell’autorità sanitaria nel caso in cui il caso sospetto di positività venga confermato. A questo punto, partiranno le procedure di sorveglianza e di isolamento (se si riterrà opportuno) dei colleghi che sono stati a contatto con la persona infetta.


note

[1] Min. Salute circ. n. 5443/2020.


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