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Come giustificare prelievo contanti

16 Marzo 2020
Come giustificare prelievo contanti

Prelievi dal conto corrente: come evitare controlli e accertamenti per l’uso illegittimo o sospetto del denaro. 

Nelle pagine di questo giornale ci siamo occupati più volte dei limiti ai prelievi di contanti previsti dalla legge per i privati. In tale sede, abbiamo spiegato che, se anche non esiste un vero e proprio tetto normativo, è bene rispettare alcune precauzioni per non incorrere in una segnalazione da parte della propria banca all’Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia. È vero: l’Agenzia delle Entrate è in grado di sapere tutti i movimenti che facciamo sul nostro conto corrente: prelievi, versamenti e bonifici (in entrata o in uscita) finiscono, infatti, nell’archivio dei rapporti finanziari che viene aggiornato periodicamente e che può essere consultato dall’ufficio delle imposte. Ciò nonostante, tali dati non possono essere utilizzati a fondamento di un accertamento. È giusto allora chiedersi «come giustificare un prelievo di contanti?». Cerchiamo di chiarirlo in questo breve approfondimento.

Esiste un limite al prelievo di contanti?

La legge stabilisce una disciplina diversa a seconda del tipo di contribuente. Da un lato, ci sono privati e professionisti, dall’altro gli imprenditori.

Per gli imprenditori esistono dei limiti molto rigorosi. I prelievi dal conto corrente vanno giustificati se superano tali importi:

  • 1.000 euro nell’arco di un giorno;
  • oppure 5.000 euro nell’arco di un mese.

La ragione è molto semplice: chi esercita un’attività commerciale ha l’obbligo di tenere una contabilità separata. Pertanto, ogni utilizzo del contante deve essere giustificato e ricondotto all’attività stessa. In questo modo, è possibile escludere, ad esempio, investimenti in nero come il pagamento di dipendenti non regolarizzati. 

Viceversa, per i privati (cui la Corte Costituzionale ha assimilato anche i professionisti) non è prevista alcuna distinzione tra spese collegate al lavoro e spese personali o familiari. Pertanto, non può neanche essere imposta una giustificazione per i prelievi in contanti (che ben potrebbero, ad esempio, essere destinati al carrello della spesa, a un viaggio di piacere, all’acquisto di uno strumento per il lavoro). 

Risultato: il cittadino può attingere dal bancomat o dallo sportello della banca qualsiasi somma che voglia, senza incorrere in controlli o sanzioni.

Ciò nonostante, la normativa sull’antiriciclaggio, allo scopo di contrastare le attività criminose, prevede l’obbligo di una segnalazione alla Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria istituita presso Bankitalia, tutte le volte in cui un privato preleva più di 10.000 euro nell’arco di un mese. Quindi, non ha alcun senso fare tanti piccoli prelievi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. 

La segnalazione non è già una presunzione di irregolarità e non implica alcun procedimento penale o un controllo tributario. La Uif, infatti, valuterà le ragioni addotte dal contribuente e valuterà se, in relazione anche all’attività da questi condotta e ai precedenti, possa essere opportuno notiziare la Procura della Repubblica per l’avvio delle indagini penali.

Come giustificare prelievo contanti 

Da quanto detto, risulta chiaro che il rischio per il privato, collegato al prelievo di una sostanziosa somma di contanti dal conto, è tutt’altro che elevato ed è riconducibile solo al caso di svolgimento di attività sospette. Ciò nonostante, per dormire sonni tranquilli e non avere a che fare con le autorità, è sempre bene sapere come giustificare un prelievo di contanti. Ecco qui qualche consiglio pratico da seguire.

Innanzitutto, chiariamo a chi bisognerebbe fornire le giustificazioni. Il primo “scoglio” da superare è quello della propria banca. Difatti, il cassiere che consegna il denaro è chiamato a raccogliere la dichiarazione del cliente con cui questi specifica l’uso che farà del cash. 

Il secondo ostacolo – ma solo eventuale – potrebbe essere quello delle autorità che, in un successivo momento, in caso di segnalazione da parte dell’istituto di credito, intendano avviare delle indagini. Bisognerà, quindi, munirsi di prove convincenti per poter dare dimostrazione del buon operato.

A questo punto, è necessario conoscere una regola molto importate prima di sapere come giustificare il prelievo in contanti.

Esiste un obbligo che anche il privato deve rispettare: quello di non fare pagamenti o passaggi di denaro con altre persone che superino il tetto previsto dalla legge. Tale soglia è attualmente fissata a 1.999,99 euro; da 2.000 euro in su è necessario utilizzare strumenti tracciabili come bonifici, assegni o carte. La soglia scende a 999,99 a partire dal 1° gennaio 2022 salvo ulteriori modifiche. Quindi, qualsiasi giustificazione deve innanzitutto tenere conto di tale aspetto. 

Non potrai, ad esempio, dichiarare che i contanti ti servono per pagare un unico soggetto se l’importo eccede il limite appena indicato. Ad esempio, se hai concordato dei lavori edili a casa e devi saldare il conto alla ditta, non potrai dire che devi pagare 10.000 euro al medesimo operaio. Se, però, ti fai rilasciare una fattura da tanti soggetti diversi (ad esempio, una dal falegname, una dal muratore, una dall’elettricista, una dall’imbianchino) e ciascuna è inferiore al tetto previsto dalla legge per i pagamenti in contanti, la tua giustificazione potrà essere ritenuta sufficiente. 

Il secondo aspetto di cui tenere conto è che qualsiasi giustificazione deve essere fornita con una prova documentale come una fattura, uno scontrino, una ricevuta avente data certa (ossia certificata da pubblico ufficiale). La semplice testimonianza – ossia la prova orale – potrebbe non essere considerata sufficiente. 

Ad esempio, se devi acquistare una serie di mobili per l’arredo di casa, conserva i documenti fiscali che comprovano la verità delle tue affermazioni. 

Se devi fare un prestito a un amico e proprio non vuoi eseguirlo tramite bonifico, devi redigere un contratto e registrarlo all’Agenzia delle Entrate per munirlo di data certa. 

Se devi fare una donazione in contanti, sarà bene recarsi dal notaio visto che le donazioni di non modico valore sono nulle se non c’è il rogito notarile. 

Se ti servono soldi per l’estero, fai in modo di custodire la distinta dell’agente di cambio.

Se devi pagare un debito (ad esempio, con il condomino) opta sempre per modalità tracciabili come l’assegno o il bonifico. In caso contrario, fatti rilasciare una ricevuta di pagamento e muniscila di data certa con il notaio o con la registrazione all’Agenzia delle Entrate.

Se intendi, invece, prelevare i soldi contanti per versarli su un altro conto, la cosa migliore sarebbe fare l’operazione in modo tracciabile, ossia con bonifico. 

Leggi anche Prelievi in banca: consigli per evitare controlli del fisco.



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