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Cosa rischia chi avvelena un cane

23 Maggio 2020 | Autore:
Cosa rischia chi avvelena un cane

Uccisione e maltrattamento di animali: quale condanna è prevista dalla legge? Chi uccide un cane può ottenere l’assoluzione per particolare tenuità del fatto?

Il codice penale punisce tutti quei comportamenti che costituiscono un’offesa rilevante per l’ordinamento giuridico; la maggior parte dei reati in esso contemplati riguardano condotte lesive nei riguardi di altre persone (furto, lesioni, rapina, truffa, ecc.), mentre molti altri costituiscono comportamenti illeciti nei confronti dell’interesse dello Stato (pensa ai reati di falsa testimonianza, di contraffazione di monete, ecc.). La legge, considerata l’importanza che gli animali (soprattutto quelli d’affezione) hanno per gli uomini, ha deciso di punire anche le condotte che ledono il benessere psicofisico degli animali, sanzionandone non solo l’uccisione, ma anche i semplici maltrattamenti. Con questo articolo vorrei spiegarti cosa rischia chi avvelena un cane.

Sicuramente già saprai che uccidere un cane è reato; quello che forse ignori, però, è la pena a cui puoi andare incontro, anche nel caso in cui l’animale non muoia. Inoltre, ti spiegherò se si applica o meno l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto nel caso in cui nel reato siano coinvolti animali. Insomma, se pensi che l’argomento possa essere di tuo interesse, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa rischia chi avvelena un cane.

Avvelenamento animali: è reato?

Secondo la legge [1], chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni. Dunque, chi avvelena un cane rischia il carcere sino a due anni.

La norma parla di uccisione ingiustificata, avvenuta per mera crudeltà o, comunque, senza necessità; ciò significa che si può causare la morte di un animale se fatta per evitargli inutili sofferenze: è il caso dell’eutanasia applicata ai più comuni animali d’affezione (cani e gatti, ad esempio), ai quali è possibile applicare un trattamento che li conduca a smettere di soffrire (leggi il mio articolo dal titolo Eutanasia cane: legge).

Ovviamente, l’eutanasia non viene applicata mediante avvelenamento dell’animale, ma seguendo un protocollo veterinario ben preciso.

Avvelenamento cane: è reato anche se non muore?

L’avvelenamento di un cane costituisce reato anche nel caso in cui l’animale non dovesse morire.

Secondo il codice penale [2], chiunque, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili, è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro.

La legge specifica che la stessa pena si applica a chiunque somministra aglianimali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale.

Dunque, chi crudelmente avvelena un cane senza provocargli la morte, risponderebbe comunque del reato di maltrattamenti, con rischio di finire in carcere per diciotto mesi. Ma non solo: la legge dice che se dalla sevizia deriva la morte dell’animale, allora la pena è aumentata della metà.

Dunque, chi tormenta un cane (o qualsiasi altro animale) facendogli ingerire sostanze velenose che solo in un secondo momento sono in grado di provocargli la morte, allora rischia fino a ventisette mesi di carcere (18 mesi + la metà (9 mesi) = 27 mesi).

Veleno ai cani: si può essere assolti per particolare tenuità?

Da qualche anno l’ordinamento giuridico italiano consente alle persone indagate o imputate di un reato di poter evitare la condanna se il fatto da loro commesso è di lieve entità.

Per la precisione, la legge dice che nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale [3].

In teoria, dunque, poiché sia il maltrattamento che l’uccisione degli animali sono puniti con pena di gran lunga inferiore ai cinque anni, chi si è macchiato di una condotta del genere potrebbe beneficiare dell’archiviazione oppure dell’assoluzione per particolare tenuità. Ma non è così.

La legge ha cura di specificare infatti che l’offesa non può essere mai ritenuta di particolare tenuità quando l’autore, tra le altre cose, ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali.

Dunque, chi avvelena un cane non potrà nemmeno sperare nell’assoluzione per particolare tenuità: per espressa previsione di legge, infatti, questo tipo di reato è sempre considerato grave.

Bocconi avvelenati: è reato metterli in strada?

Peraltro, è appena il caso di ricordare che colui che lascia in strada bocconi avvelenati o altre esche nocive, commette reato anche se poi nessun animale dovesse trovare la morte. Le ipotesi criminose derivanti da tali condotte possono essere le seguenti:

  • getto pericoloso di cose, punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro [4];
  • tentata uccisione di animali, punita come l’uccisione, ma con pena diminuita da uno a due terzi;
  • commercio di sostanze velenose, reato che punisce chiunque, non essendo farmacista o commerciante di prodotti chimici, di droghe e di colori, fabbrica, detiene per vendere, vende o in qualsiasi modo distribuisce sostanze velenose, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa fino a 516 euro [5].

note

[1] Art. 544-bis cod. pen.

[2] Art. 544-ter cod. pen.

[3] Art. 131-bis cod. pen.

[4] Art. 674 cod. pen.

[5] Art. 146 T.U. leggi sanitarie (R.D. 27 luglio 1934, n. 1265).

Autore immagine: Canva.com


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