Coronavirus: pronto soccorso e rianimazione a rischio

16 Marzo 2020
Coronavirus: pronto soccorso e rianimazione a rischio

Medicina d’urgenza, rianimazione e reparti di emergenza trascurati dal nuovo decreto sul Covid-19; i medici si appellano a Mattarella, Conte e Speranza.

Nessuna misura prevista nel decreto che il governo sta varando per l’emergenza Covid-19 per i pronto soccorso e la medicina d’urgenza, e carenza di dispositivi di protezione individuale per gli operatori che lavorano nei reparti di rianimazione.

Così ora gli interessati lanciano forti appelli alle massime autorità dello Stato, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute, Roberto Speranza.

Aiutateci ad aiutarvi“, scrivono i medici di emergenza e urgenza, rappresentati dalla Simeu, al presidente del Consiglio e al ministro della Salute, ai quali rivolgono queste richieste:”Il nostro impegno non verrà mai meno. Ma ci serve il vostro aiuto: servono dotazioni organiche e strutturali, aumento dei posti nella specializzazione di Medicina d’emergenza-urgenza, organizzazione delle Obi (Osservazioni brevi intensive, ndr) e terapie sub-intensive di medicina d’urgenza”.

“I professionisti dell’emergenza-urgenza sono in prima linea in tutti i pronto soccorso d’Italia – dice Salvatore Manca, presidente nazionale Simeu, all’Adnkronos Salute – e dispiace constatare che le misure previste dal decreto in discussione non prevedano nessun intervento a sostegno dei Pronto soccorso e della medicina d’emergenza-urgenza”.

Contemporaneamente l’Aaroi-Emac, Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica, ha inviato oggi una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché vengano garantite le disponibilità ospedaliere di dispositivi di protezione individuali. “Egregio signor presidente – scrive Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac – nella drammatica situazione in cui versa l’Italia a causa del diffondersi della pandemia da Sars-CoV-2, il personale sanitario sta dimostrando la propria più totale dedizione al servizio dei cittadini e del Paese,affrontando con coraggio una battaglia ogni giorno più ardua”.

“Le scrivo in rappresentanza dei medici anestesisti rianimatori e dell’emergenza-urgenza, coloro ai quali in primis sono affidati tali pazienti, per chiederle di intervenire a proposito del problema costituito dalle esigue scorte dei ‘dispositivi di protezione individuale‘ (Dpi), soprattutto di quelli con i livelli di sicurezza più alti, adeguati alla prevenzione dei contagi nelle manovre cliniche più suscettibili di contatto diretto con il virus, quali sono quelle messe in opera sui suddetti pazienti per sostenerne la funzione respiratoria”.

L’allarme lanciato dalla categoria sta nel fatto che “Tale problema, che sta diventando in queste ore altrettanto grave rispetto a quelli costituiti della carenza dei posti letto nelle rianimazioni e dei pochi anestesisti rianimatori in grado di gestirli, rischia di paralizzare o quantomeno di rallentare, soprattutto nelle realtà regionali ad oggi maggiormente colpite dalla pandemia, l’efficacia del loro impegno nel tentativo di salvare il maggior numero possibile di vite umane”.

Si sollevano anche gli infermieri che attraverso il sindacato Nursing Up dichiarano: “In queste ore ci giungono denunce da parte di infermieri delle regioni più colpite dal coronavirus sulle pessime condizioni in cui sono costretti a continuare ad operare: il presiedente del Consiglio Conte venga in Lombardia a vedere come stiamo lavorando in trincea e metta fine a tutte le polemiche”.

“Denunciamo con forza – sottolinea il presidente nazionale del sindacato – i problemi maggiormente rilevati: l’esposizione degli operatori al virus non seguita dalla somministrazione del tampone; la scarsità dei Dpi e l’approvvigionamento di mascherine non idonee; dispositivi di protezione arrangiati con mezzi di fortuna, ad esempio con le buste della spazzatura; i turni infiniti del personale stremato e decimato dal contagio; il mancato reclutamento massivo di personale specializzato in grado di dar loro il cambio. Non siamo professionisti usa e getta”.



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