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M5S: requisire le mascherine alle aziende in Lombardia

16 Marzo 2020
M5S: requisire le mascherine alle aziende in Lombardia

Chiudere le fabbriche e destinare i dispositivi di protezione al personale sanitario in prima linea; la proposta di un consigliere regionale della Lombardia

Mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio cerca di trovare una soluzione alle mascherine in arrivo verso l’Italia ma bloccate all’estero nei Paesi di transito, una soluzione d’emergenza arriva dalla Lombardia, dove il consigliere regionale Gregorio Mammì lancia la proposta di requisire le mascherine alle aziende e di destinarle al personale sanitario.

Chiaramente, l’iniziativa lanciata dai pentastellati avrebbe valore solo per la regione Lombardia, dove la situazione di necessità di questi dispositivi di protezione è molto grave, al punto che il presidente Ferrara ha disposto acquisti straordinari senza attendere gli arrivi promessi dalla Protezione civile.

Da qui la proposta di oggi: “Chiudiamo le fabbriche e requisiamogli i Dpi (dispositivi di protezione individuale) da utilizzare in ambito sanitario. Sento di aziende da 200 o più dipendenti che lavorano con mascherine per non bloccare la produzione di rossetti, smalti, giocattoli. Basta! Queste mascherine servono per il personale sanitario“, dice Gregorio Mammì in un comunicato riportato dall’agenzia stampa Adnkronos.

Gli operatori sanitari sono “soldati da tutelare” vanno trattati “come militari in missione di pace” e soprattutto bisogna anche “metterli in condizione di proteggere le loro famiglie” quando tornano a casa.

Da qui l’ulteriore soluzione proposta dall’esponente del Movimento, che è quella di requisire anche gli alberghi per le esigenze di alloggio del personale sanitario. “Alberghi subito per i professionisti della sanità!”, chiede l’esponente pentastellato: “Utilizziamo gli alberghi per far dormire i nostri infermieri e i nostri medici – propone. “Un luogo pronto ad accoglierli a fine turno, un luogo dove poter dormire e nutrirsi per poi tornare in prima linea”.

“Chi sta in prima linea rischia la vita più degli altri e ogni giorno leggiamo di infermieri, medici e operatori sanitari infetti o morti. Ma oltre il danno in questa guerra c’è la beffa, perché chi è in prima linea deve tornare a casa e rischia di contagiare figli, consorti, genitori. Stiamo obbligando i nostri soldati a tornare a casa con una mina antiuomo, pronta a esplodere tra i suoi cari”.



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