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Coronavirus Italia: l’Europa dov’è?

16 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus Italia: l’Europa dov’è?

L’Italia tra il ruggito del Coronavirus e il silenzio dell’Europa: siamo soli contro il mostro del Covid-19? Euroscettici e sovranisti hanno ragione?

La pandemia da Coronavirus ha investito in pieno l’Italia, la quale oggi si trova a combattere in prima linea una guerra senza precedenti. Il Covid-19 non rappresenta però un’emergenza solamente sanitaria: la partita si gioca anche sul piano economico, visto che l’Italia, per fronteggiare questo nuovo nemico, ha bisogno di ingenti risorse da investire non solo nella sanità ma nell’economia tutta del Paese. A causa dello stop a gran parte delle attività lavorative, quando l’emergenza sanitaria sarà finita occorrerà rimettere in moto un sistema economico rallentato (se non fermo). In tutto questo, dov’è l’Unione Europea? Cosa sta facendo l’Europa per aiutare l’Italia alle prese con il Covid-19?

La domanda sorge spontanea soprattutto all’indomani di alcune dichiarazioni rese dal presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, la quale ha sembrato ignorare il grido d’aiuto proveniente dalle istituzioni italiane, tanto da costringere perfino il Presidente Mattarella ad alzare la voce. Che i sospetti degli euroscettici e dei sovranisti abbiano fondamento? Dov’è l’Europa ora che l’Italia ne ha bisogno?

Coronavirus in Italia: le dichiarazioni della Lagarde

Il punto di partenza del nostro semplice discorso non possono che essere le dichiarazioni rese dal presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde, il 12 marzo: in un momento di estrema sofferenze per il mercato italiano, la Lagarde ha sostenuto che l’intervento della Bce non può essere finalizzato a contenere lo spread galoppante di alcuni Paesi dell’Eurozona.

In pratica, il presidente della Bce ha detto agli italiani che deve essere il proprio Governo a prendere misure idonee a contenere lo spread, cioè il differenziale di rendimento tra titoli di stato tedeschi e italiani.

A queste parole è immediatamente seguito il tracollo dei mercati finanziari, i quali hanno raggiunto picchi negativi mai visti prima: la borsa di Milano, ad esempio, ha chiuso con una perdita di oltre 17 punti percentuale, come mai nella storia.

Insomma: nel momento in cui l’Italia chiede aiuti per poter fronteggiare il nemico del Coronavirus, le istituzioni europee si sono mostrate tiepide, lasciando trapelare solamente la possibilità di tollerare ulteriori aumenti del debito pubblico come possibile aiuto per le finanze.

Euroscettici e sovranisti: hanno ragione?

All’indomani del clamoroso tonfo delle borse causato dalle parole della Lagarde, le istituzioni italiane si sono unanimemente ribellate, tanto che ad intervenire è stato direttamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha ribadito come l’Italia si attenda dall’Europa aiuto e non chiusura.

Ritornando sui propri passi, il presidente della Bce ha successivamente chiarito che sarà fatto quanto necessario per sostenere i Paesi colpiti dal Coronavirus.

Per la precisione, la Lagarde, correggendo il tiro, ha dichiarato che si provvederà ad aiutare la liquidità di banche e imprese con un aumento, nel 2020, di 120 miliardi di euro del cosiddetto Quantitative easing, cioè delle azioni e obbligazioni pubbliche che la Bce acquista ogni mese per diminuire il costo del credito.

Alla luce di queste nuove esternazioni, le borse hanno dati decisi segnali di ripresa, ma intanto decine di miliardi di euro sono già stati bruciati.

Si pone ora una questione: che gli euroscettici e i sovranisti abbiano avuto sempre ragione? Anche in Italia, difatti, c’è una corrente politica abbastanza forte che spinge per una maggiore indipendenza dell’Italia dalla Eurozona o, quantomeno, per ridefinire il ruolo della nostra nazione all’interno dell’Unione Europea.

Secondo euroscettici e sovranisti, le dichiarazioni della Lagarde non sono state una gaffe, cioè una scelta di parole infelice, ma un vero e proprio attentato all’economia italiana: il presidente della Bce avrebbe volontariamente spinto la borsa di Milano verso il basso, per favorire l’acquisto di titoli a prezzi minori da parte degli speculatori finanziari. Tanto sarebbe dimostrato anche dal “rimbalzo” dei mercati del giorno successivo.

In buona sostanza, secondo questa tesi, l’Unione europea starebbe speculando sulla crisi dell’Italia con l’obiettivo di poterla poi spolpare, spartendosene le vesti nel suo momento più buio. Mi spiego meglio nel prossimo paragrafo.

L’asse franco-tedesco all’interno dell’Unione

Secondo sovranisti ed euroscettici, l’Unione Europea sarebbe una creatura guidata solamente da due Stati: la Francia e la Germania, le quali rappresentano non a caso le maggiori potenze del continente.

L’asse franco-tedesco in seno alle istituzioni europee spingerebbe per il fallimento italiano in modo da ottenere un duplice beneficio: la possibilità di colonizzare la penisola (basti solamente pensare a tutte le grandi società e aziende che, un tempo italiane, sono ora in mani francesi); la salvezza delle banche tedesche, mai come in questo momento in forte crisi.

Una crisi economica italiana dovuta all’emergenza Coronavirus favorirebbe le potenze straniere, le quali approfitterebbero del delicato momento per accaparrarsi le eccellenze italiane a pochi soldi (una nuova crisi economica, infatti, comporterebbe la svendita di società ed imprese) e per poter acquisire maggiore potere decisionale in Europa.

Su quest’ultimo fronte avrebbe particolare interesse la Germania, le cui banche, in forte crisi, sperano che il Meccanismo di europeo di stabilità (meglio noto con l’acronimo di Mes o come “Fondo salva Stati”) si attivi per aiutare gli istituti di credito tedeschi, in questo momento in forte sofferenza.

Peraltro, molte testate giornalistiche non hanno mancato di notare che le parole di (si spera apparente) noncuranza della Lagarde fossero riprese direttamente da Isabel Schnabel, economista tedesca che fa parte del Comitato esecutivo della Bce. Insomma, ancora una volta la Germania di mezzo.

L’Italia può chiedere risarcimento danni all’Europa?

A causa dei circa 130 miliardi di euro di capitalizzazione persi dalla borsa di Milano in soli cinque giorni (solo la metà riconducibili in qualche modo alle infelici dichiarazioni della Lagarde), il leader della Lega, Matteo Salvini, chiede a gran voce che l’Italia faccia ricorso per ottenere il risarcimento dei danni contro l’Unione Europea. Si può fare ciò?

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea [1] stabilisce che l’Unione deve risarcire i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni. Si specifica poi che la Banca centrale europea deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni al diritto degli Stati membri, i danni cagionati da essa stessa o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni.

In pratica, l’Italia potrebbe citare la Banca centrale europea davanti agli organi giurisdizionali europei per ottenere la condanna al risarcimento dei danni derivanti dalle esternazioni del suo presidente, risarcimento quantificabile nelle decine di miliardi di euro che la borsa di Milano ha perso nella durante la giornata in cui la Lagarde sembrava aver chiuso le porte in faccia all’Italia.

In realtà, si tratta di un’ipotesi molto remota (per non dire improbabile), ma che comunque parte della politica italiana invoca e che ben fa comprendere il delicato momento storico che l’Italia sta vivendo, tra il ruggito del Coronavirus e il sussurro dell’Europa.

note

[1] Art. 340 Tfue.

Autore immagine: Canva.com


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