Coronavirus: ora le udienze si fanno su Skype

16 Marzo 2020
Coronavirus: ora le udienze si fanno su Skype

Per evitare assembramenti e contatti, adesso i processi civili e penali vengono celebrati in videoconferenza in molti Tribunali d’Italia, dal Nord al Sud.

L’emergenza Coronavirus sta cambiando anche i tribunali italiani. Per evitare gli spostamenti sul territorio e i pericolosi assembramenti nelle aule, al di là della sospensione delle udienze che era stata disposta fino al 22 marzo ed oggi, con il nuovo Decreto “cura l’Italia” è stata prorogata fino al 15 aprile, molti uffici giudiziari si stanno organizzando per tenere quei processi urgenti che comunque devono celebrarsi anche in questo periodo.

Si tratta di giudizi penali che riguardano persone appena arrestate o già detenute ma anche di cause civili in materia di alimenti e di altri provvedimenti urgenti, che non possono attendere il termine della sospensione.

Occorre però preservare la salute di magistrati, avvocati, cancellieri, polizia giudiziaria, testimoni e parti coinvolte: per questo l’unico modo praticabile è quello di realizzare videoconferenze da remoto, un po’ come stanno facendo le scuole con le lezioni a distanza e le aziende con lo smart working, o lavoro agile.

Così adesso in varie parti d’Italia – da Venezia a Milano, da Bologna a Napoli e fino alla Sicilia – molti processi si celebrano via Skipe il programma che consente di ottenere la presenza virtuale dei partecipanti garantendo l’audio e il video in diretta per tutti coloro che prendono parte alla discussione. L’ideale per le udienze, che presuppongono il contatto delle parti con il giudice e tra loro e l’acquisizione delle prove nel contraddittorio.

L’agenzia stampa Adnkronos ci riporta numerosi casi in cui già la scorsa settimana alcuni tribunali hanno esplorato e testato queste possibilità e stanno a poco a poco realizzando una vera svolta virtuale, che forse manterrà i suoi effetti anche quando l’emergenza epidemiologica del Covid-19 sarà cessata. Ecco il quadro della situazione, da Nord a Sud, secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia.

Uno dei primi test è avvenuto alla Corte d’Appello di Venezia. Qui è stata realizzata una ”Skype for business call” che ha visto protagonisti, all’inizio di marzo, il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati Giuseppe Sacco, i legali Mario Rigo e Federica Santinon, assieme ai magistrati Fabio Laurenzi e Cinzia Balletti e a Chiara Coppetta Calzavara del Tribunale del Lavoro. La prima udienza in videoconferenza si è svolta lo scorso 10 marzo.

Udienze online anche a Milano, dunque nella Regione che sta patendo più di ogni altra le conseguenze della diffusione del Covid-19. Il Tribunale si è collegato sin dal 9 marzo in videoconferenza tra il Tribunale e il carcere di San Vittore per provvedere alle convalide di arresto o fermo e agli interrogatori di garanzia. La nuova modalità ha previsto l’allestimento di un’aula nel settore gip corredata di computer dotati di webcam. Da martedì ci sarà spazio anche per i processi celebrati per direttissima attraverso l’utilizzo della piattaforma Microsoft, fornita dal ministero della Giustizia.

A Bologna si tengono via Skype le udienze collegiali del Tribunale di sorveglianza relative a procedimenti con persone detenute che chiedono la trattazione. Così le escussioni da remoto, utilizzando la stessa metodologia impiegata per ascoltare i detenuti al 41 bis dell’ordinamento penitenziario, quelli in regime carcerario “duro” e che da tempo seguivano già i loro processi in videoconferenza per evitare i pericoli connessi ai loro spostamenti fisici.

A Napoli, invece, non c’è ancora la videoconferenza vera e propria ma le decisioni dei giudici arrivano via Pec, senza necessità che le parti e i loro difensori siano presenti in aula.

Ultima ma non meno importante la Sicilia, dove anzi il Tribunale di Agrigento è stato l’ufficio pilota nell’introduzione del processo civile telematico, rendendolo attivo già dal 2012. Adesso punta sull’utilizzo di Skype per la trattazione delle udienze civili. Nei giorni scorsi, infatti, il giudice Giovanna Claudia Ragusa, si è connessa con avvocati e parti presenti all’interno di un’aula del palazzo di giustizia per trattare una controversia in videoconferenza.



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