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Coronavirus: perché si parla poco della Russia?

16 Marzo 2020
Coronavirus: perché si parla poco della Russia?

Il gigante di Putin sembra non sentire gli effetti della pandemia che sta stravolgendo le abitudini di vita di mezzo mondo: perché?

La Russia di Putin sembra “immune”. Del gigante eurasiatico non si parla quasi mai quando si tirano le somme sulla diffusione del Coronavirus a livello planetario: il paese non figura tra quelli con il maggior numero di contagi e questo è probabilmente il motivo principale per cui la Russia resta fuori dalla narrazione sulla pandemia. I Covid positivi, al momento, sarebbero appena una novantina. Mentre l’America di Trump dichiara l’emergenza, il virus corre in Africa e costringe l’Europa a blindarsi, il morbo sembra non aver attecchito con la stessa virulenza dalle parti di Mosca. Ma è davvero così? Difficile dare risposte precise. Ma mettendo insieme le (poche) notizie di cui disponiamo si può quantomeno fare qualche riflessione.

La Russia e le informazioni vere

Un fatto acclarato, più che un’ipotesi, è che la Russia sconti molte lacune in materia di libera circolazione delle informazioni, sapendo bene come controllarle da autocrazia quale è, con poteri fortemente accentrati. La storia recente insegna che nel paese presieduto dall’ex funzionario del Kgb, chi informa l’opinione pubblica, specie su temi che mettono in cattiva luce la politica, può pagare con la vita. Putin, ai primi di marzo, rilasciando dichiarazioni all’agenzia di stampa Tass, ha messo in chiaro che nel paese non c’era un’emergenza e che voci diverse, in tal senso, avevano il solo scopo di “diffondere panico”. La responsabilità, per il presidente, era di “notizie false organizzate in larga misura all’estero“. La linea, come appare chiaro da un articolo del Moscow Times, è quella di “non fomentare l’isteria“. Forse anche per questo le precauzioni russe passano quasi inosservate rispetto ad altri Stati – come l’Italia – che hanno pagato caro l’iniziale tentativo di rassicurare: il virus ha fatto presto capire che i vari slogan delle città che non si fermavano erano purtroppo un’amara illusione.

La Russia e le informazioni false

Il problema fake news è un’urgenza del nostro tempo (e non solo). Oggi più che mai, con i social che fanno spesso da veicolo di idiozie spacciate per verità. Dalle elezioni americane del 2016 in poi non è più un segreto che in Russia esistano “fabbriche di troll” appositamente create per far circolare bufale. Secondo media nazionali e internazionali, tra cui la Bbc, una delle teorie della cospirazione di maggior successo sul Coronavirus ha iniziato a circolare a febbraio proprio in Russia: si è detto che il Covid-19 sarebbe una creazione di laboratorio americana. E lo si è detto, stavolta, non sui social, ma su un canale televisivo molto seguito.

La Russia è stata severa 

Il Moscow Times ci dà un’altra informazione significativa. A dispetto della volontà, da parte delle autorità russe, di non alimentare la psicosi, la severità è massima per chi contravviene alle precauzioni per contenere l’emergenza. E questo funge da buon deterrente. Chi vìola la quarantena può andare incontro a una condanna a cinque anni di reclusione. Il Moscow Times informa che per verificare il rispetto delle regole si ricorre alle telecamere a circuito chiuso e al riconoscimento facciale e cita il caso di un uomo in quarantena uscito per buttare l’immondizia, che si è ritrovato il giorno dopo la polizia in casa.

La Russia è stata veloce 

Un lungo elenco di ipotesi su questo Coronavirus russo meno aggressivo che altrove le ha formulate il giornale Meduza. Che contempla, anzitutto, la possibilità che Putin abbia gestito bene l’emergenza, agendo prima che la situazione degenerasse e chiudendo i confini. Ciò avrebbe impedito di far entrare malati nel paese, limitando i nuovi casi. C’è da dire, però – e Meduza lo dice – che il virus ha avuto comunque buone probabilità di entrare in Russia prima che il trasporto da e verso la Cina fosse limitato, perché i treni da Mosca a Pechino non sono più partiti il 31 gennaio e alla stessa data risale la chiusura delle frontiere. Il virus, nel mondo, si stava già diffondendo ampiamente da circa una settimana.

La Russia è stata fortunata

Una buona dose di fortuna, mista all’accortezza di blindarsi presto. Questo potrebbe aver dato una mano. Ma è forse l’ipotesi meno credibile. Perché Putin dovrebbe averne avuta davvero tanta di fortuna, visto che, è vero che dal 31 gennaio si è iniziato a limitare i collegamenti con la Cina, ma non del tutto e comunque non con altri paesi con un gran numero di infetti come l’Iran. A questo proposito Meduza ricorda che limiti di aviazione con Teheran sono stati imposti solo a fine febbraio.

La Russia è stata brava a isolare i contagiati

Si parla di 130 individui entrati nel paese con sintomi di malattie infettive subito isolati, appena fatto ingresso in Russia. Ma Meduza rileva che non si trattava di pazienti Covid positivi. E in più abbiamo imparato a sapere che il Coronavirus è abbastanza subdolo da presentarsi in forma asintomatica. Quindi, quand’anche la Russia sia stata brava a isolare i potenziali pazienti zero, non poteva comunque proteggersi dagli asintomatici. Che sono la principale incognita anche da noi. Anche questa, quindi, insieme all’ipotesi fattore fortuna, non è tra le ricostruzioni più plausibili.

La Russia non sta usando un buon test

C’è la possibilità che i test diano falsi negativi. Per Meduza, la Russia sta utilizzando un test per la rilevazione del Covid-19 che “differisce in modo significativo dai sistemi di test in atto in altri paesi”. In pratica è come se il test, in Russia, fosse diviso in due fasi. Meduza racconta che il kit raccomandato nel primo stadio “non è specifico per il Coronavirus, non include un controllo positivo e non può garantire che un risultato negativo del test indichi effettivamente l’assenza del virus”.

La Russia sottovaluta e ha molti asintomatici 

Potrebbe accadere – e questa è un’ipotesi molto attendibile, in Russia quanto nel resto del mondo – che il fenomeno che abbiamo di fronte sia solo la punta di un iceberg. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che si occupa di ricerca e informazione scientifica, ha usato proprio queste parole, intervistato oggi da “La Stampa”. C’è la punta dell’iceberg – i positivi con sintomi evidenti – e tutto il resto del gigante di ghiaccio nascosto dall’acqua: “Positivi asintomatici – ha dichiarato Cartabellotta – o con sintomi simil influenzali lievi che, secondo la letteratura internazionale riferita alla Cina sono l’81% del contagiati”. In Russia potrebbe essere accaduto questo, conclude Meduza: molti casi non rilevanti e, quindi, non rilevati.


7 Commenti

  1. Magari è perché Putin ama e protegge il Popolo Russo vincitore Vero della II GM, a differenza degli infami nostrani, USA UE ed IL

  2. la russia e un grande popolo putin e un grande e io l ammiro tanto e il miglior presidente attuale al mondo

  3. Le nazioni in cui i suoi cittadini hanno il sistema immunitario ben funzionante, non hanno niente da temere dal coronavirus, come pure da tutte le epidemie.
    Purtroppo in Italia , per una insieme di ragioni che conosciamo, il sistema immunitario è messo male, non a caso siamo quelli che abbiamo più contagiati.
    PURTROPPO i troppi vaccini , i troppi antibiotici i troppi medicinali, oltre che abbassare il sistema immunitario,
    bloccano il potere autocurativo del corpo..SE non rivediamo l’abuso dei medicinali, frà non molto in Italia non ci sarà più una persona SANA.
    Sicuramente in Russia si usano meno medicinali.

  4. Mi sembra cmq. che in Russia sara/e piu facile proclamare la quarantena e autoisolazione . Il popolo e piu disciplinato , sara il fatto, che si ricorda un po’ i tempi del comunismo! Ogni male, (quello del passato) porta anche dei vantaggi (forse). E poi diciammoci la verita; sistemma sanitario in Russia non e proprio dei livelli Italiani! Anzi, posso die che e piu elevato! Ne so qualcosa, vivo 6 mesi ogni anno in Russia!
    E senza rancori per Italici, p.f.

  5. Forse ci sono pochi contagi perché hanno l’avigan, l’ho visto con i miei occhi un video in cui 2 connazionali lo acquistavano tranquillamente in farmacia, video che girava un paio di settimane fa ancor prima di quello dal Giappone sempre sullo stesso farmaco

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