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Posso vendere un cane senza pedigree?

17 Marzo 2020 | Autore:
Posso vendere un cane senza pedigree?

Come funziona l’acquisto di un cucciolo di razza. Come e dove chiedere o consultare l’iscrizione al libro genealogico.

Avevi adottato un cane. Femmina. Che, a tua insaputa, ha incontrato un altro cane. Maschio. Da cosa nasce cosa. «Quella» cosa. Te ne sei accorto poco dopo e ora ti trovi con la cucciolata e senza lo spazio necessario ad ospitarla in condizioni dignitose. Di abbandonare i piccoli non se ne parla proprio: sei una persona che ama gli animali e rispetta la legge. Quindi, delle due una: o li regali o provi a venderli. Ma sei sicuro che ti sia consentito? Hai verificato se hanno il pedigree? Perché se non ce l’hanno, la domanda che dovresti farti è questa: «Posso vendere un cane senza pedigree?».

Forse, saprai già che il pedigree è il solo documento in grado di attestare con assoluta certezza che un animale appartiene ad una certa razza. Senza questo certificato sarà difficile che tu possa vendere un cane. O meglio: senza il documento non puoi tentare di piazzare un cane qualsiasi spacciandolo per uno di razza. Pena il pagamento di sanzioni.

Purtroppo, come per qualsiasi cosa, non mancano i furbi che vogliono fare dei soldi facilmente imbrogliando chi, in questo caso, non se ne intende molto di animali di razza. Approfittano di chi, oltre alla buona fede, ha anche un buon cuore e vuole prendersi cura di un amico a quattro zampe per dargli affetto e un alloggio. Bisogna, quindi, fare attenzione a chi è disposto a vendere un cane senza pedigree giurando sul proprio onore che si tratta di un cane di razza. È vero, magari ha ragione. Ma bisognerebbe chiedersi perché lo fa sapendo di andare contro la legge. «Cane ci cova», verrebbe da dire.

Pedigree: che cos’è?

Come si diceva poco sopra, il pedigree è il certificato che attesta l’appartenenza certa di un cane ad una determinata razza e l’iscrizione dell’animale al libro genealogico delle razze. Non c’è un altro documento in grado di attestare entrambe le cose.

Questo significa che chi vuole vendere un cane di razza deve mettere sempre a disposizione dell’acquirente il pedigree, in modo tale che la persona che lo porta a casa sappia non solo la razza a cui appartiene l’animale ma anche chi sono i suoi ascendenti. In pratica, il documento riporta l’albero genealogico del cane.

Va detto che l’allevatore dei cani messi in vendita è eticamente tenuto ad effettuare l’iscrizione dei cuccioli appena venuti al mondo al Registro origine italiano, il cosiddetto Roi, per poter ottenere il loro pedigree.

Nello specifico, nel certificato vengono riportati:

  • i dati anagrafici e identificativi del cane (razza, nome, sesso, data di nascita, colore del mantello, microchip);
  • il numero d’iscrizione ad uno dei registri di cui si compone il libro genealogico;
  • la genealogia del cane (genitori, nonni, bisnonni e trisnonni);
  • chi, tra gli antenati, è stato campione di bellezza o di lavoro in Italia o all’estero e ha conseguito risultati in prove, brevetti, selezioni e/o è stato sottoposto a controlli sanitari per le displasie;
  • i dati anagrafici del proprietario e dell’allevatore;
  • I diversi passaggi di proprietà avuti del cane.

Pedigree: è obbligatorio per la vendita del cane?

L’abbiamo accennato all’inizio: la legge vieta di vendere un cane di razza senza pedigree e per i trasgressori possono scattare delle sanzioni [1]. Attenzione, però: questo significa che si può vendere un animale di compagnia senza pedigree purché non sia di razza.

È altrettanto punibile il venditore o l’allevatore che vende un cane spacciandolo per un animale di razza mentre invece, non lo è.

Se, come abbiamo visto, il pedigree garantisce la razza e la provenienza di un cane, al momento della compravendita dell’animale questo documento è di vitale importanza per capire se si sta acquistando un esemplare in modo lecito oppure se si sta per portare a casa un cane di contrabbando. Bisogna ricordare, infatti, quello che dice a proposito del reato di traffico illecito di animali da compagnia [2].

La normativa sancisce che «chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attività organizzate, introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, privi di sistemi per l’identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale, è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000». In sostanza: chi vende un animale di compagnia di cui non si può dimostrare la provenienza, paga.

Ma attenzione, perché la multa la paga anche chi lo acquista. Non a caso, il Codice penale parla del reato di incauto acquisto [3] in questi termini: «Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a euro 10».

Pedigree: come si ottiene?

In Italia, l’iscrizione del cane al libro genealogico viene curata dall’Ente nazionale cinofilia italiana (Enci), che è affiliato alla Federazione cinofila internazionale (Fci), a cui sono iscritti circa 80 Paesi.

Il pedigree, quindi, viene emesso e stampato esclusivamente nella sede centrale dell’Enci e spedito all’allevatore o alla delegazione che compete per territorio al nuovo proprietario del cucciolo, nel caso in cui questo venga indicato all’atto della presentazione della domanda di iscrizione.

Cliccando qui puoi vedere tutte le tariffe istituzionali dell’Enci per l’iscrizione del cane al libro genealogico e per il rilascio del pedigree.


note

[1] Dlgs. n. 529/1992 del 30.12.1992.

[2] Art. 4 legge n. 201/2010 del 04.11.2010.

[3] Art. 712 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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