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Crisi lavoro da coronavirus: si può andare in pensione ora?

17 Marzo 2020 | Autore:
Crisi lavoro da coronavirus: si può andare in pensione ora?

È possibile anticipare il pensionamento se l’azienda va in crisi a causa dell’epidemia di Covid-19, quali misure per uscire dal lavoro?

Il nuovo decreto-legge del 16 marzo 2020, recante “misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”, prevede diverse agevolazioni per dipendenti, autonomi ed imprenditori.

La finalità del decreto è il sostegno di lavoratori ed aziende, per evitare i licenziamenti dovuti alla gravissima situazione di crisi causata dall’epidemia di coronavirus: tra i vari strumenti di sostegno sono disposte integrazioni salariali, congedi, voucher per i servizi di baby-sitting e bonus straordinari.

Queste misure potrebbero però non essere sufficienti, ed è probabile che alcune aziende non riescano a riprendersi e si ritrovino costrette, tra qualche mese, a licenziare.

Ma, a causa della crisi lavoro da coronavirus, si può andare in pensione ora? Il governo ha previsto un accesso agevolato al pensionamento per i lavoratori più anziani? Purtroppo, ad oggi non è stata emanata alcuna norma che preveda simili misure.

Tuttavia, se sei un lavoratore con parecchi anni di contributi alle spalle, oppure sei vicino all’età pensionabile (cioè all’età per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni, presso la generalità delle gestioni Inps), devi sapere che ci sono diverse tipologie di pensione che consentono di anticipare l’uscita dal lavoro, rispetto al trattamento di vecchiaia.

Oltre alla pensione, è possibile fruire di trattamenti di prepensionamento: si tratta di prestazioni che sostengono il lavoratore sino alla maturazione dei requisiti per la pensione, e che quindi consentono di anticipare ulteriormente l’uscita. Ma procediamo con ordine.

Pensione anticipata

Non sei molto anziano, ma hai parecchi anni di contributi alle spalle? Potresti aver diritto alla pensione anticipata ordinaria: è un trattamento riconosciuto alla generalità dei lavoratori iscritti presso una delle gestioni amministrate dall’Inps, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, più una finestra di 3 mesi [1]. Questo trattamento può essere anche riconosciuto in regime di cumulo, cioè sommando gratuitamente i contributi accreditati presso casse differenti, comprese le gestioni di previdenza dei liberi professionisti.

Pensione anticipata precoci

Sei un lavoratore precoce, cioè possiedi almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età? Puoi ottenere la pensione anticipata precoci, con 41 anni di contributi [2], più una finestra di 3 mesi.

Devi però appartenere a una delle seguenti categorie di lavoratori:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare della prestazione agevolata, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo) e che non si siano rioccupati, o siano stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente;
  • caregiver, cioè lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della legge 104; possono accedere alla misura, dal 2018, anche coloro che assistono un disabile portatore di handicap grave convivente, familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.
  • lavoratori che possiedono un’invalidità civile riconosciuta uguale o superiore al 74%;
  • addetti ai lavori gravosi per almeno 6 anni negli ultimi 7 prima del pensionamento, o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio, facenti parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • operai agricoli specializzati: si tratta di coloro che pianificano ed eseguono tutte le operazioni necessarie a coltivare prodotti agricoli destinati al consumo alimentare e non, rendendo produttive colture in pieno campo, coltivazioni legnose, vivai, serre ed orti stabili;
    • operai specializzati della zootecnica: si tratta di coloro che si occupano della cura, della alimentazione e della custodia di animali da allevamento, per produrre carne o altri prodotti destinati al consumo alimentare, o alla trasformazione e produzione industriale
    • operai agricoli non specializzati: si tratta di coloro che curano e mettono a produzione in modo non specialistico o univoco una o più tipologie di coltura e di allevamento;
    • operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde;
    • operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia;
    • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
    • siderurgici di prima e seconda fusione: fonditori, operatori di altoforno, convertitori e di forni di raffinazione, operatori di forni di seconda fusione, colatori di metalli e leghe e operatori di laminatoi, operatori di impianti per il trattamento termico dei metalli, conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro (lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti), della ceramica e di materiali assimilati;
    • marittimi imbarcati a bordo: marinai di coperta e operai assimilati (coloro che conducono macchine e motori navali, barche e battelli, o che supportano le operazioni di trasporto marittimo);
    • personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.;
  • addetti ai lavori usuranti o ai turni notturni.

Questo trattamento può essere anche riconosciuto in regime di cumulo, cioè sommando gratuitamente i contributi accreditati presso casse differenti, comprese le gestioni di previdenza dei liberi professionisti.

Non è possibile lavorare sino alla maturazione “virtuale” del requisito contributivo previsto per la pensione anticipata ordinaria: ad esempio, se sei un lavoratore e ti pensioni con 41 anni di contributi esatti, dovrai attendere 1 anno e 10 mesi, in quanto il requisito previsto per il pensionamento anticipato ordinario per gli uomini è di 42 anni e 10 mesi.

Pensione anticipata contributiva

Non hai contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995, oppure hai optato per il computo presso la gestione Separata Inps [3], cioè hai scelto di versare tutti i tuoi contributi presso la gestione Inps alla quale si iscrivono i liberi professionisti privi di cassa di categoria, i collaboratori ed ulteriori lavoratori atipici?

Puoi ottenere la pensione anticipata contributiva, cioè calcolata col sistema integralmente contributivo (basato sui versamenti accreditati e sull’età pensionabile, e di solito meno favorevole rispetto al calcolo retributivo o misto, basato sugli ultimi redditi) , con 64 anni di età, 20 anni di contributi effettivi e un assegno almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (cioè a circa 1288 euro, per l’anno 2020).

In casi particolari puoi ottenere la pensione anticipata contributiva attraverso una specifica tipologia di cumulo.

Pensione anticipata quota 100

Se compi 62 anni di età e maturi 38 anni di contributi (di cui almeno 35 al netto dei periodi di disoccupazione e di malattia e infortunio non integrati) entro il 31 dicembre 2021, puoi ottenere la pensione anticipata quota 100 [4], con l’attesa di un periodo finestra di 3 o 6 mesi, a seconda della categoria a cui appartieni.

Il requisito contributivo può essere raggiunto anche attraverso il cumulo dei contributi accreditati in casse diverse, escludendo però le gestioni di categoria dei liberi professionisti.

Non è possibile lavorare, con questa pensione, sino al compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia: è consentito il solo lavoro autonomo occasionale sino a 5 mila euro di compensi lordi annui.

Pensione anticipata opzione donna

Sei una lavoratrice? Puoi ottenere un cospicuo anticipo nell’uscita dal lavoro grazie a una particolare tipologia di pensione di anzianità, l’opzione donna [5], che può essere raggiunta:

  • dalle lavoratrici dipendenti che hanno compiuto almeno 58 anni di età e possiedono almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, con una finestra pari a 12 mesi;
  • dalle lavoratrici autonome che hanno compiuto almeno 59 anni di età e possiedono almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, con una finestra pari a 18 mesi.

In cambio dell’anticipo, il trattamento è calcolato col sistema contributivo, normalmente penalizzante rispetto al calcolo retributivo- misto.

Pensione anticipata usuranti

Sei stato addetto a mansioni usuranti o turni notturni per almeno metà della vita lavorativa, o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio? Puoi ottenere una particolare pensione di anzianità, con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età, assieme a una quota minima (somma di età e contribuzione) pari a 97,6.

Nel dettaglio, sono considerati addetti a lavori usuranti coloro che svolgono una delle seguenti mansioni:

  • lavori in galleria, cava o miniera: sono comprese anche le mansioni svolte prevalentemente e continuativamente in ambienti sotterranei;
  •  lavori in cassoni ad aria compressa;
  • lavori svolti dai palombari;
  • lavori ad alte temperature;
  • lavorazione del vetro cavo;
  • lavori di asportazione dell’amianto;
  • lavori svolti prevalentemente e continuativamente in spazi ristretti: la norma si riferisce, in particolare, ad attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, e, per spazi ristretti, intende intercapedini, pozzetti, doppi fondi, blocchi e affini;
  • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, con capienza superiore a 9 posti;
  • lavori a catena o in serie: sono comprese anche le ipotesi di chi sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o la cui prestazione sia valutata in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

Rientrano nella categoria di lavoratori aventi diritto alla pensione di anzianità per lo svolgimento di turni di notte:

  • coloro che hanno svolto lavoro notturno per un numero pari o superiore a 78 notti all’anno;
  • coloro che hanno svolto lavoro notturno tra le 72 e le 77 notti all’anno (per questi lavoratori i requisiti per la pensione di anzianità sono aumentati di 1 anno);
  • coloro che hanno svolto lavoro notturno tra le 64 e le 71 notti all’anno (per questi lavoratori i requisiti della pensione di anzianità sono aumentati di 2 anni).

Devi, in ogni caso, aver prestato servizio per almeno 6 ore in ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se raggiungi almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto un bonus per chi svolge lavoro notturno per meno di 78 giorni all’anno ed è impiegato in cicli produttivi del settore industriale su turni di 12 ore (sulla base di accordi collettivi sottoscritti entro il 31 dicembre 2016). In questi casi, i giorni lavorativi effettivamente svolti devono essere moltiplicati per il coefficiente 1,5: questo dovrebbe comportare il perfezionamento dei requisiti pensionistici anticipatamente

Per conoscere nel dettaglio i requisiti richiesti per ciascun trattamento anticipato e le modalità di calcolo dell’assegno: Guida alla pensione anticipata.

Prepensionamento

Abbiamo osservato le principali tipologie di pensione che consentono di uscire dal lavoro senza dover attendere il compimento dell’età pensionabile.

Oltre alla pensione, alcuni lavoratori possono beneficiare di prestazioni di prepensionamento, cioè di indennità che sostengono il dipendente in esubero sino alla decorrenza della pensione.

Fra queste vi sono:

  • l’isopensione, che sino al 2020 consente un anticipo massimo, rispetto alla decorrenza della pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria, di 7 anni;
  • l’assegno straordinario, che offre la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro sino a 7 anni prima della maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria (in determinate ipotesi l’anticipo massimo consentito è di 5 anni);
  • il prepensionamento con contratto di espansione, che offre un anticipo massimo di 5 anni;
  • l’Ape sociale, una prestazione di accompagnamento alla pensione, fruibile a partire dai 63 anni di età, dedicata a coloro che appartengono alle seguenti categorie tutelate: invalidi dal 74%, disoccupati di lungo corso, caregiver, addetti ai lavori gravosi; alle prime tre categorie è richiesto il possesso di almeno 30 anni di contributi, mentre agli addetti ai lavori gravosi sono richiesti almeno 36 anni di contributi per accedere alla prestazione; le donne hanno diritto a uno sconto dei requisiti contributivi pari ad un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Per approfondire: Prepensionamento per coronavirus, tutte le misure

note

[1] Art.14 Co.10 DL 201/2011.

[2] Art.1 Co.199 L.232/2016.

[3] Art3 DM 282/1996.

[4] Art.14 DL 4/2019.

[5] Art.16 DL 4/2019, così come modificato dalla L. 160/2019.


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