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Risarcimento o indennizzo: differenza

23 Maggio 2020 | Autore:
Risarcimento o indennizzo: differenza

Se hai subito un danno puoi ricevere in cambio una somma di denaro. Vediamo quando ciò è possibile e perché.

Supponiamo che hai subito un danno a causa del comportamento di un’altra persona e che sei molto arrabbiato. Ti rivolgi a un avvocato per capire quale strada seguire e inizi ad avere dei dubbi sui termini che vengono utilizzati.

Se, ad esempio, nel linguaggio di tutti i giorni, usi le parole “risarcimento del danno” e “indennizzo” come sinonimi, devi sapere che stai sbagliando. Si tratta di due istituti completamente diversi, anche se nella maggior parte dei casi portano agli stessi risultati. Ecco allora che, nella tua situazione, si pone il problema di scegliere tra risarcimento o indennizzo: la differenza.

E’ vero, però, che può essere difficile distinguere l’una o l’altra ipotesi. Nella vita quotidiana, è possibile imbattersi in situazioni che non sono molto chiare e che mettono in difficoltà anche avvocati e magistrati. Proviamo allora ad aiutarti e a chiarirti le idee.

La questione non è di poco conto se consideri le caratteristiche particolari dei due istituti.

In linea di massima, ti possiamo anticipare che l’obbligo di risarcimento deriva da un fatto illecito, mentre quello di indennizzo è conseguenza di una condotta permessa o, addirittura, imposta dalla legge. In entrambi i casi, però, con il proprio comportamento si produce un danno nei confronti di qualcun altro.

Analizziamo le due ipotesi per comprendere meglio l’importanza della classificazione.

Risarcimento: che cos’è

Quando realizzi una condotta che viola il contenuto di un contratto o una regola giuridica produci un danno ingiusto nei confronti di un altro soggetto. Tale lesione è conseguenza di un comportamento illegittimo e produce nei tuoi confronti una precisa responsabilità. Ti spieghiamo subito il perchè.

Nel nostro ordinamento, vige la regola secondo cui nessuno deve ledere le posizioni giuridiche di altre persone; se lo fa, deve adottare tutti gli accorgimenti necessari per risollevare economicamente e moralmente il danneggiato.

Il risarcimento, dunque, è la condotta che pone in essere colui che ha provocato il danno per riparare al suo errore.

Sono soprattutto due le tipologie di responsabilità che producono tale conseguenza e che devi conoscere.

La responsabilità contrattuale

Si parla di responsabilità contrattuale quando ci si trova di fronte ad un contratto. Tu e un’altra persona avete, cioè, stipulato un accordo e vi siete impegnati a rispettarlo in ogni suo elemento; se trasgredite, sapete già che andate incontro a delle sanzioni.

La violazione di una o più clausole produce un inadempimento o un ritardo nell’esecuzione della prestazione; da ciò deriva un mancato guadagno o una perdita economica per il creditore. Si tratta di una vera e propria ipotesi di danno ingiusto per fatto colposo o volontario del debitore; in quanto tale, deve essere risarcito. Facciamo un esempio pratico.

Tizio vuole acquistare una casa e domanda un mutuo alla banca. L’istituto di credito accetta la richiesta e concede la somma di denaro richiesta. Dopo aver sottoscritto il contratto e ricevuto i soldi, Tizio si rifiuta di pagare le rate mensili. La banca si rivolge al tribunale per ottenere la condanna del debitore al pagamento di quanto dovuto.

Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in dieci anni: hai, quindi, a tua disposizione un arco di tempo piuttosto lungo per ottenere tutela.

Per quanto riguarda, infine, i criteri da utilizzare per determinare l’ammontare, il giudice deve considerare sia la diminuzione patrimoniale subita dal creditore sia il mancato raggiungimento di un beneficio che avrebbe migliorato la sua posizione economica.

La responsabilità extracontrattuale

La responsabilità extracontrattuale, come deduci dalla terminologia utilizzata, si riferisce a tutti quei casi in cui non è presente un contratto. Si tratta, quindi, di un’ipotesi residuale: è possibile ottenere un risarcimento soltanto quando il danno deriva da un fatto ingiusto. Facciamo un esempio.

Luigi decide di fare uno scherzo a Laura. Sceglie allora di farle uno sgambetto quando cammina vicino a lui per creare una situazione divertente e ridere un pò con i suoi amici. Lo scherzo, però, finisce male e Laura, nel cadere, si rompe la caviglia.

La differenza tra le due tipologie di responsabilità è, dunque, abbastanza semplice: si ha quella contrattuale quando si viola un obbligo specifico contenuto in un patto; si ha quella extracontrattuale quando si trasgredisce alla regola generale di non ledere nessuno (cosiddetto principio del neminen laedere).

I termini di prescrizione in questo caso sono abbastanza ridotti: il diritto al risarcimento si perde quando sono trascorsi cinque anni dal momento in cui si è realizzato il fatto ingiusto o si è prodotto il danno.

Dimostrare l’esistenza di una lesione è, poi, più difficile nell’ambito della responsabilità extracontrattuale. Infatti, quando hai stipulato un accordo, è sufficiente provare l’esistenza del contratto e la sua violazione. Viceversa, negli altri casi, devi dimostrare che è staro realizzato un fatto ingiusto e colpevole (ossia, colposo o doloso); inoltre, l’evento lesivo deve essere direttamente riconducibile a chi ha posto in essere il comportamento (cosiddetto nesso causale).

Allo stesso modo, anche la determinazione dell’ammontare del risarcimento è più complicata in quanto non vi sono parametri certi e oggettivi ai quali ancorarsi: tutto è demandato all’equa valutazione del giudice.

Indennizzo

Se il risarcimento ha lo scopo di ristorare un danno ingiusto, l’indennizzo ha la finalità di riparare un danno giusto.

Può sembrarti un paradosso, ma le cose stanno esattamente così. L’indennizzo, infatti, è la conseguenza di un’azione lecita, consentita o addirittura imposta dal nostro ordinamento giuridico.

Se ti stai chiedendo, allora, perchè è previsto tale obbligo ti rispondiamo subito: quando realizzi un’azione legittima ma violi il principio del neminem laedere, colui che subito il danno ha diritto ad essere parzialmente reintegrato nella sua posizione originaria. Ovviamente, non sempre tale possibilità è garantita: i casi di indennizzo sono espressamente previsti dall’ordinamento giuridico e non è possibile inventarne di nuovi se non per legge.

Stato di necessità

L’ipotesi più nota di indennizzo è quella collegata al cosiddetto stato di necessità.

Secondo quanto stabilisce il codice civile, esso si configura quando il danno è stato cagionato perchè colui che ha posto in essere la condotta non aveva altra scelta. Egli vi è stato costretto dalla necessità di salvare se stesso o altri dal pericolo di un danno grave alla persona.

Ti faccio un esempio per chiarirti meglio le idee.

Una nave da crociera impatta contro uno scoglio, subisce un danno grave e affonda. I passeggeri hanno soltanto una speranza di salvezza: occupare le scialuppe di salvataggio. Tizio e Caio si contendono l’ultimo posto presente sulla barca e, in preda alla disperazione, il primo getta in acqua il secondo. Tizio si salva, Caio annega.

In tal caso, è evidente che chi ha agito ha tutelato il proprio diritto alla vita, ma è altrettanto chiaro che i parenti del defunto hanno diritto a essere indennizzati dal giudice. Questi, secondo espressa disposizione di legge, deve valutare la situazione con equo apprezzamento.

Condizione indispensabile perchè si configuri lo stato di necessità è che colui che agisce non abbia in alcun modo provocato la situazione di pericolo.

Espropriazione per pubblico interesse

Altra ipotesi contemplata direttamente dal legislatore è quella dell’espropriazione di un bene da parte di una Pubblica Amministrazione.

Si tratta di un’ipotesi che si configura quando dall’azione deriva un vantaggio per l’intera collettività. In tal caso si sacrifica il diritto di proprietà del singolo soggetto per un interesse pubblico. Esempio tipico è quello del terreno espropriato a un privato cittadino per la realizzazione di un’autostrada.

Anche in tale ipotesi il danneggiato incolpevole ha diritto a ottenere un’indennizzo.

Indennizzo assicurativo

In alcuni casi, il diritto a ottenere un’indennità è previsto all’interno di un contratto di assicurazione. Anche in tal caso si fa spesso confusione tra risarcimento e indennizzo, ma, anche per tale ipotesi, valgono le differenze che ci siamo detti.

Nel dettaglio, si ha il risarcimento quando il danno viene provocato dalla condotta di un terzo soggetto; si ha l’indennizzo quando il fatto, espressamente considerato da una clausola contrattuale, deriva da un’azione dell’assicurato del tutto consentita.

Nel primo caso, quindi, si ha l’intervento di una persona esterna al rapporto tra compagnia e assicurato; nel secondo, si attua la relazione interna delle due parti contrattuali.

Servitù di passaggio provvisoria

Ultima ipotesi che possiamo considerare è quella della servitù di passaggio provvisoria. In tal caso, come avviene per l’espropriazione, viene sacrificato il diritto di proprietà; la differenza, però, sta nel fatto che tale limitazione è temporanea ed è prevista a vantaggio di un altro soggetto privato.

In altri termini, se non vi sono altre vie, il proprietario di un fondo deve consentire al suo vicino di accedervi per costruire o riparare un muro o per realizzare un’altra opera comune. Se il passaggio provoca un danno, questo deve essere indennizzato.


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