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Il Coronavirus è solo l’inizio

17 Marzo 2020
Il Coronavirus è solo l’inizio

La peste suina africana ha una mortalità elevatissima, che tocca il 100% sugli animali e che per gli uomini non conosce ancora cure o terapie. 

Il coronavirus potrebbe essere solo l’inizio di una lunga serie. Gli scienziati avevano ammonito i governatori mondiali: il problema del XXI secolo non saranno le bombe o i missili ma le pandemie. Ed il coronavirus può essere interpretato come il primo di una lunga serie. E siccome le brutte notizie arrivano tutte ad una volta, questa mattina Il Sole 24 Ore lancia un altro forte allarme: quello della peste suina africana o Asf, una malattia molto contagiosa che non lascia scampo. Si trova già in 11 Paesi asiatici e in nove Paesi europei.

La Asf è una malattia emorragica dei suini; presenta una mortalità elevatissima, che talvolta sfiora il 100% degli animali colpiti in una decina di giorni. Ad oggi, non esiste neanche un vaccino o una terapia per contrastarla. La Asf spaventa il mondo molto più del coronavirus. Endemica di alcune zone dell’Africa, dal 2007 ha iniziato a diffondersi in Caucaso e poi in Cina, e si è subito capito che la situazione sarebbe peggiorata. Ora, il rischio che possa arrivare anche in Europa sta facendo tremare i governi.

Come ricorda Il Sole 24 Ore «Il primo maiale cinese si è ufficialmente ammalato nell’agosto del 2018 e oggi i Paesi asiatici colpiti sono 11, mentre in Europa, come ha ricordato l’Efsa, sono già nove, e comprendono molti Stati orientali e il Belgio». 

Ritorna il problema delle cause della nascita della malattia, ancora una volta collegate – proprio come il coronavirus – ad allevamenti in condizioni igieniche promiscue, negazione e sottovalutazione da parte delle autorità, commercio di animali infetti e trasporto in diversi continenti. 

«I ricercatori dello Harbin Veterinary Research Institute cinese stanno lavorando a un vaccino, e secondo quanto riferiscono su Science China Life Sciences, sono a buon punto. Hanno infatti identificato le sequenze giuste, e ottenuto un virus disattivato che può servire da antigene per immunizzare gli animali. Ma proprio perché si tratta di un vaccino basato sul virus vivo attenuato, occorreranno ancora molti test per controllarne la sicurezza e per verificare che il virus modificato (in sei geni) non riacquisti la virulenza che gli è stata tolta, passando da un animale all’altro. I primi esperimenti, effettuati su alcune generazioni di maiali e scrofe gravide, sono stati tutti positivi».



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