Diritto e Fisco | Articoli

Fatture false pagate con bonifico

17 Marzo 2020
Fatture false pagate con bonifico

Operazioni inesistenti: commette reato chi emette la fattura falsa o chi provvede al suo pagamento?

Un amico ti ha chiesto se ti può fare una fattura anche se per una prestazione che non hai mai richiesto né ricevuto. Dovresti pagare con bonifico per poi ottenere da lui la restituzione dei soldi in contanti. Le ragioni che lo spingono a fare una fattura falsa sono di carattere fiscale, ma non vuoi entrare nel merito: ti chiedi solo se questo favore potrebbe implicare per te delle conseguenze legali. Non vuoi, infatti, essere incriminato per qualche reato o pagare delle sanzioni all’Agenzia delle Entrate. Ebbene, in caso di fatture false pagate con bonifico si rischia il penale?

La questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione che, di recente, è tornata sull’argomento [1]. Facciamo il punto della situazione.

Emissione fattura falsa

Chi emette una fattura falsa, ossia per una operazione inesistente, commette sempre reato, a prescindere dall’importo fatturato. Il comportamento è, infatti, uno degli illeciti tributari più gravi che conosca il nostro ordinamento. La pena prevista dalla legge è la reclusione da 18 mesi a 6 anni. Il delitto scatta ogni qualvolta il contribuente, per effettuare una dichiarazione fraudolenta, si avvalga di fatture o altri documenti che attestino operazioni realmente non effettuate, non rilevando la circostanza che la falsità sia ideologica o materiale.

Il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (comunemente detto “emissione di fatture false”) si configura quando chiunque (indipendentemente dall’obbligo o meno di tenuta delle scritture contabili) al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

È sufficiente che il soggetto agisca con l’intenzione di consentire ad un terzo di evadere le imposte, essendo del tutto irrilevante che quest’ultimo effettivamente consegua o tenti di conseguire l’indebito rimborso.

Spetta al pm provare l’utilizzo di fatture false. Il giudice valuta la gravità, la precisione e la concordanza degli elementi raccolti. Il contribuente deve eventualmente fornire la prova contraria. 

Pagamento fattura falsa

In generale, chi emette la fattura falsa lo fa per agevolare un altro soggetto, quello cioè che paga la fattura falsa e che, così facendo, può dichiarare al fisco dei costi superiori a quelli effettivi, riducendo il proprio imponibile. Ne abbiamo parlato già nell’articolo Fatture false: cosa sono e cosa si rischia? Un esempio chiarirà meglio la questione.

Antonio, titolare di una ditta edile, per pagare meno tasse, chiede a un amico commercialista di emettergli una fattura per un’attività di consulenza da 20mila euro. In questo modo, oltre a portare in detrazione il costo per la falsa prestazione, riesce ad abbassare il reddito netto dichiarato al fisco. È, infatti, proprio su quest’ultimo dato che si applica l’aliquota sul reddito di Antonio. Chiaramente, per rendere l’operazione credibile agli occhi dell’Agenzia delle Entrate, il pagamento della fattura avviene con bonifico bancario. A fronte di tale favore, Antonio fa dei lavori gratis in casa del commercialista per un valore commerciale di circa 6mila euro.

Ci si è chiesto se le fatture false pagate con bonifico possano integrare reato anche per chi le paga (oltre che, come visto sopra, per chi le emette). Ebbene, secondo la Cassazione scatta il reato di autoriciclaggio quando si pagano fatture false anche se poi il contante incassato viene usato solo per scopi personali.

Con tale principio la Corte ha confermato la condanna a carico di un imprenditore italiano che pagava fatture false a un’impresa olandese che gli faceva poi avere i contanti, usati, a quanto si apprende dalle motivazioni, solo a scopi personali.

Anche la contabilizzazione e l’utilizzo in dichiarazione di fatture false costituiscono reato [2].

Ad avviso della Cassazione, l’emissione, da parte di una impresa commerciale, di documenti contabili di sicura valenza economica (dovendo essere annotati nei prescritti registri) e fiscale (concorrendo alla formazione dei bilanci), come pure il pagamento di tali documenti, integrano forme di attività economica o finanziaria (basti solo pensare alla possibilità di utilizzare le fatture rappresentative di crediti commerciali per ottenere aperture di credito dal sistema creditizio e, dall’altro lato, all’annotazione dei bonifici rappresentativi di costi comportanti l’abbattimento del ricavo dell’imprenditore).

Sempre secondo la Suprema Corte, scatta il reato di evasione anche per chi firma la quietanza per il pagamento di fatture false. Per la Cassazione “Non può ritenersi né illogica né contraria a principi di diritto la motivazione del giudice di appello che valorizza l’attività di sottoscrizione per quietanza non già in termini di concorso nell’emissione del documento (di per sé completo ed efficace a prescindere dalla sottoscrizione) bensì di utilizzo della fattura stessa con finalità elusiva delle imposte. Ciò in quanto la sottoscrizione per quietanza, a fronte di un rapporto fittizio, serve evidentemente a rendere credibile l’esistenza di un rapporto reale che giustifica l’emissione della fattura”.


note

[1] Cass. sent. n. 9755 dell’11.03.2020.

[2] Cass. SU 7 novembre 2000 n. 27, Cass. pen. 19 maggio 2004 n. 23274

[3] Cass. sent. n. 35730/2011.


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