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Cosa rischia chi denuncia il falso

25 Maggio 2020
Cosa rischia chi denuncia il falso

Le conseguenze penali per chi accusa una persona innocente dinanzi all’autorità giudiziaria.

Supponiamo che tu abbia assistito ad una rapina. Due uomini a volto scoperto sono entrati in un supermercato e hanno preso tutto il denaro contante presente in cassa. Vengono allertati i carabinieri, i quali giungono sul posto troppo tardi: i malintenzionati sono già scappati a tutta velocità a bordo di una macchina. Tu hai visto tutta la scena. Interrogato dagli agenti, riferisci loro che uno dei due rapinatori era Caio, una persona che conosci. Sai bene che non è vero e che stai accusando un uomo innocente. A questo punto, ti chiederai: cosa rischia chi denuncia il falso? Devi sapere che la legge punisce seriamente la calunnia, in quanto si gettano ombre sull’onore di una persona innocente e si avvia inutilmente un procedimento penale.

Cosa accade, invece, se l’accusa viene fatta solo pubblicamente? In questo caso, ricorre il diverso reato di diffamazione. Ma procediamo con ordine e vediamo nel seguente articolo in quali casi si configura il reato di calunnia e quali conseguenze comporta.

Denunciare il falso è un reato?

Se ti presenti dai carabinieri o dalla polizia per denunciare una persona, pur sapendola innocente, commetti il reato di calunnia [1]. In pratica, non fai altro che accusare qualcuno di un reato che non ha mai commesso. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio aggredisce Caio con calci e pugni. Il giorno dopo, si reca in caserma, racconta di essere stato picchiato e che lui ha solo cercato di difendersi.

Attenzione: il reato di calunnia si consuma non solo quando venga denunciata una vicenda che risulti del tutto falsa, ma anche quando ne venga prospettata una diversa da quella reale.

Tizio accusa Caio di rapina, quando invece sa perfettamente che si tratta di un semplice furto.

Quali sono i requisiti della calunnia?

La calunnia sussiste quando ricorrono i seguenti elementi:

  • una falsa accusa: ad esempio, Tizio presta la sua macchina a Caio e poi ne denuncia il furto;
  • la consapevolezza circa la certezza dell’innocenza della persona accusata;
  • che la falsa accusa venga portata a conoscenza dell’autorità giudiziaria con una denuncia, una querela oppure con semplici indizi, purché idonei ad indirizzare le Forze dell’Ordine verso il soggetto innocente.

Cos’è l’autocalunnia?

Forse non ci crederai, ma anche accusarsi di un reato che in realtà non si è commesso è una condotta penalmente perseguibile dalla legge.

Tizio assiste ad un omicidio, ma racconta alla polizia di essere stato lui a premere il grilletto contro la vittima.

Quindi, per evitare confusione, è bene fare una distinzione:

  • la calunnia consiste nell’accusare una persona innocente;
  • l’autocalunnia si configura nel momento in cui una persona, mediante una dichiarazione all’autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato commesso da altri oppure che non si è mai realizzato. In tal caso, è sufficiente presentare alle autorità una dichiarazione, anche anonima, oppure fare una semplice confessione. La pena prevista è la reclusione da uno a tre anni.

Cosa rischia chi denuncia il falso

Se hai accusato falsamente qualcuno di un reato che non hai mai commesso, sappi che rischi la reclusione da un minimo di due anni a un massimo di venti anni. Si tratta di un reato procedibile d’ufficio, ossia la vittima (oppure qualsiasi altra persona) potrà sporgere una denuncia nei tuoi confronti in ogni momento.

Quindi, il consiglio è quello di essere molto cauti quando si decide di accusare una persona innocente. A seguito della denuncia, infatti, scatteranno le indagini preliminari finalizzate alla ricerca della prova e all’individuazione del responsabile.

Il reato di calunnia, tuttavia, non sussiste qualora tu sia caduto nel semplice errore di ritenere l’incolpato responsabile del fatto. Ti faccio un esempio pratico che ti aiuti a capire meglio.

Tizio denuncia Caio del furto in una villa credendo di averlo visto commettere il reato, quindi decide di sporgere una denuncia. Durante il processo penale, però, viene fuori che l’autore del furto era Sempronio. In questo caso, si può parlare di calunnia da parte di Tizio? Assolutamente no, in quanto Tizio ha agito in buona fede, sebbene erroneamente. Da un’altra prospettiva, se Tizio avesse denunciato Caio consapevole fin dall’inizio della sua innocenza, allora sarebbe stato responsabile per il reato di calunnia.

Quindi, affinché possa parlarsi di calunnia, occorre la certezza dell’innocenza dell’accusato.

In conclusione, se denunci il falso rischi la pena della reclusione da due a sei anni. La pena è aumentata se la persona incolpata viene condannata alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo.

Denunciare il falso in pubblico: è reato? 

Tizio accusa un politico, durante un comizio elettorale, di aver rubato dei soldi dello Stato. Oppure ad un convegno, uno dei relatori denuncia pubblicamente che il medico Caio è un macellaio. 

In entrambi i casi, le accuse sono false, ma attenzione: non si tratta di calunnia. Spesso, infatti, si fa molta confusione tra la calunnia e la diffamazione, non sapendo, invece, che si parla di due reati diversi seppur molto simili.

Dopotutto, oggetto della condotta è sempre una falsa accusa. Solo che affinché possa configurarsi la calunnia è necessario che la falsa accusa, come già spiegato in precedenza, sia portata a conoscenza dell’autorità giudiziaria con una denuncia, una querela, uno scritto, ecc.

In buona sostanza, si deve mettere in moto inutilmente la macchina della giustizia, oltre a gettare ombre su una persona innocente. Ma se l’accusa o l’offesa non viene portata a conoscenza dell’autorità, ma si limita ad essere detta in pubblico in assenza della persona a cui è diretta, allora si è in presenza del reato di diffamazione [2], punito con la reclusione fino ad un massimo di tre anni.


note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Art. 595 cod. pen.


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