Diritto e Fisco | Articoli

Lei vuole tenere il bambino, lui no: cosa prevede la legge?

17 Marzo 2020
Lei vuole tenere il bambino, lui no: cosa prevede la legge?

A chi spetta la scelta di abortire? Se la donna vuole partorire e l’uomo si oppone, quali sono gli obblighi del padre?

Una coppia di partner che scopre di aspettare un figlio si trova ad affrontare una prima importante scelta: tenere il figlio o abortire? La nostra legge, come noto, consente l’aborto entro i primi tre mesi di gravidanza. In tutto ciò, però, è bene capire a chi spetta tale delicata decisione nelle ipotesi in cui la coppia dovesse essere in disaccordo. 

Ad esempio, se lei vuole tenere il bambino e lui no, cosa prevede la legge? O, al contrario, qualora la donna volesse abortire e il padre non fosse d’accordo, potrebbe questi costringerla a portare a termine la gravidanza per poi occuparsi singolarmente del figlio e crescerlo? Cerchiamo di capire cosa dice la legge.

A chi spetta la scelta dell’aborto?

La scelta dell’aborto compete unicamente alla donna. L’uomo non ha alcuna voce in capitolo. Lo prevede l’articolo 4 della legge n. 194/1978 (appunto, la legge sull’aborto). La norma stabilisce, infatti, che, per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna può rivolgersi ad un consultorio pubblico o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla Regione, o a un medico di sua fiducia. 

Le ragioni per cui è concesso alla donna di abortire sono molto ampie e, come si vedrà nell’elenco qui di seguito, ancorate alla sua discrezionale volontà. In particolare, l’aborto è concesso:

  • quando la donna ritiene che la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento;
  • quando vi sono previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

Peraltro, il medico incaricato di effettuare l’aborto non è tenuto a verificare che i motivi addotti dalla donna per l’aborto siano fondati se la richiesta avviene appunto nei primi tre mesi dal concepimento. 

Il consultorio o il medico, prima di avviare l’aborto, hanno comunque l’obbligo di prestare un sostegno psicologico alla donna, «di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». Insomma, la struttura deve tentare, nei limiti del possibile e garantendo il rispetto della dignità e della riservatezza della donna, di fare in modo di salvare il bambino.

Che succede se lei vuole partorire e lui no?

Se lei vuole tenere il bambino e il padre si oppone, prevale la scelta della donna. Per cui la madre potrà portare a termine la gravidanza liberamente. La sua scelta, però, avrà ripercussioni anche sulla sfera dell’uomo nonostante il dissenso manifestato da quest’ultimo. Infatti, il padre resta obbligato – anche quando risulti che non voleva tenere il bambino – a riconoscere il figlio come proprio all’atto della nascita e, da lì in avanti, a contribuire al suo mantenimento fino al giorno in cui il giovane sarà autonomo e indipendente dal punto di vista economico (ciò potrebbe avvenire anche dopo la maggiore età).

Insomma, l’uomo subisce la scelta della donna, che non può contrastare, e non può neanche defilarsi dai propri compiti di padre.

Neanche l’iniziale consenso, ottenuto dalla partner, a disinteressarsi del bambino potrebbe consentirgli di non ottemperare ai suoi obblighi naturali: potrebbe, infatti, essere lo stesso figlio, una volta divenuto maggiorenne, ad agire contro di lui per il risarcimento del danno derivante dalla perdita – affettiva e materiale – della figura paterna.

Senza contare che, oltre a ciò, anche la stessa madre potrebbe ripensarci e, rimangiandosi la parola data, chiedere l’assegno di mantenimento per il figlio con tutti gli arretrati. Questo perché il bene del bambino non è trattabile dai genitori, non può cioè essere oggetto di un accordo tra padre e madre. Il figlio, in quanto minore e incapace, non avrebbe modo di far valere i propri diritti. 

In sintesi, anche il padre che non vuole il figlio è obbligato al riconoscimento e al mantenimento. 

Che succede se lui vuol tenere il figlio e lei no?

Mettiamoci ora nella situazione inversa: lei vuole abortire mentre il padre si oppone. Cosa succede? Anche qui prevale la volontà della donna che, pertanto, potrebbe interrompere la gravidanza nonostante il contrario parere dell’uomo. Leggi: come fare per abortire.

C’è tuttavia una soluzione, prevista dalla legge, che potrebbe consentire un bilanciamento tra gli interessi contrapposti. La donna potrebbe, dopo il parto, lasciare il figlio in ospedale, dichiarando di voler restare anonima. In quel momento, il padre naturale dovrebbe iniziare le pratiche di adozione. 



2 Commenti

  1. Chiariissimo: la donna può tutto, avendo tutti i diritti e nessun dovere. L’uomo non può nulla avendo tutti i doveri e NESSUN diritto.

    Uomini : il matrimonio va evitato COME LA PESTE.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube