Diritto e Fisco | Articoli

Mia moglie mi ha cacciato di casa: può farlo?

17 Marzo 2020
Mia moglie mi ha cacciato di casa: può farlo?

Quando il marito viene sbattuto fuori dalla porta dell’appartamento, come può difendere i propri diritti se ancora la coppia non si è separata? 

Il matrimonio è un rischio sia per l’uomo che per la donna. Ma per l’uomo lo è di più. Difatti, in caso di fallimento dell’unione e in presenza di figli, la casa coniugale finisce alla madre: nel 90% dei casi e salvo solo ipotesi di totale incapacità o pericolosità, quest’ultima viene considerata dai giudici più idonea a crescere i bambini. Lo prevede la legge: l’assegnazione della casa coniugale spetta al genitore con cui i figli – non autosufficienti dal punto di vista economico – vanno a stare. 

Queste regole valgono però quando la coppia, non trovando un accordo, lascia la decisione al giudice della separazione. Ma cosa succede prima di questo momento? Potrebbe la donna mandare via l’uomo senza avere l’avallo del tribunale?

Spesso, capita che, negli studi legali, si presentino clienti disperati. «Mia moglie mi ha cacciato di casa: può farlo?» Questa la domanda tipica che viene rivolta all’avvocato matrimonialista. Le risposte che il professionista darà in tali situazioni sono le seguenti. 

La donna può mandare via di casa l’uomo?

Anche laddove la legge prevede che, in caso di separazione, la casa debba essere assegnata alla madre, non spetta a quest’ultima anticipare il provvedimento del giudice. Solo il tribunale, infatti, può decretare la fine ufficiale del matrimonio e il conseguente allontanamento di uno dei due coniugi dalla casa familiare.

Tanto nell’ipotesi in cui l’appartamento sia di proprietà della moglie che del marito, entrambi vantano un diritto a “possedere” l’immobile, a farvi ritorno la sera, a viverci stabilmente: si tratta di un diritto maturato per via dell’uso quotidiano e che l’ordinamento tutela sempre.

Insomma, al di là delle motivazioni che spingono la donna a voler allontanare il coniuge, questa non può mai, autonomamente e senza prima far ricorso al tribunale, sbattere fuori di casa il marito. Neanche se scopre che la sta tradendo o se è stato l’uomo stesso ad allontanarsi per qualche giorno. 

Posso denunciare mia moglie che mi manda via di casa?

Secondo la Cassazione, integra peraltro un illecito penale il comportamento della donna che cambia la serratura di casa o lascia attaccate le proprie chiavi alla serratura della porta in modo che l’uomo non possa più rientrarvi. Scatta in questi casi il reato di violenza privata, passibile di querela penale [1] ed eventuale risarcimento per tutti i danni subiti in conseguenza di ciò (ad esempio, le spese d’albergo). 

Addirittura, se tale comportamento avviene senza una plausibile ragione, la responsabile potrebbe perdere per sempre il diritto all’assegno di mantenimento [2]. 

A tal fine, quindi, l’uomo che è stato sbattuto fuori di casa può rivolgersi ai carabinieri per presentare la propria denuncia. 

La donna che caccia di casa il marito senza rispettare la legge non solo rischia una sanzione penale ma anche il ritorno del tanto amato coniuge. Ed infatti, dal punto di vista civilistico, la moglie potrebbe essere destinataria di un’azione di reintegrazione del possesso per far riammettere in casa il marito illegittimamente cacciato.

Cosa deve fare la donna per mandare via di casa l’uomo?

La donna che voglia sbattere fuori di casa il marito è tenuta a far prima ricorso al giudice, chiedere la separazione e, contestualmente, l’assegnazione della casa coniugale di proprietà del coniuge o in comunione dei beni.

Ma l’assegnazione dell’immobile non spetta sempre. Tale diritto scatta solo se:

  • la coppia ha figli minorenni, maggiorenni non ancora autonomi o portatori di handicap;
  • se il coniuge richiedente ottiene la collocazione dei figli presso di sé.

Lo scopo è, infatti, non quello di tutelare il genitore ma i figli e consentire loro di vivere e continuare a crescere sotto lo stesso habitat domestico.

Pertanto, non spetta la casa al coniuge che, anche se disoccupato e privo di reddito:

  • non ha ottenuto la collocazione dei figli;
  • intende andare a vivere in un’altra città;
  • va a stare a casa dei propri genitori o in un altro immobile;
  • sia genitore di figli ormai autosufficienti e capaci di mantenersi da soli.

Eccezioni: quando la donna può cacciare di casa il marito

In un precedente articolo, ci siamo occupati di tutte le ipotesi in cui la moglie può cacciare di casa il marito. Ciò può avvenire, a puro scopo di autotutela, quando la donna si sottrae in tal modo alle violenze fisiche dell’uomo. Si tratta di una forma di legittima difesa, uno stato di necessità che rende giustificabile il reato di non aprire più la porta di casa al marito. Ma non c’è giustificazione nel caso di un uomo fedifrago, in quanto il tradimento non costituisce un rischio per l’incolumità fisica altrui. 

In tali casi, la donna può altresì ricorrere ai cosiddetti ordini di protezione del giudice: quando la condanna dell’uomo costituisce un grave pregiudizio per l’integrità fisica o morale della moglie, quest’ultima può chiedere al tribunale l’emanazione di un decreto con cui ordina all’uomo la cessazione della condotta pregiudizievole [3].

Con lo stesso decreto il giudice può spingersi oltre, disponendo l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole e prescrivendogli, se necessario, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna (posto di lavoro, ecc.).


note

[1] Cass. sent. n. 25626/2016 del 20.06.2016.

[2] Cas. ord. n. 30746/17 del 21.01.2017.

[3] Artt. 342-bis e 342-ter cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube