Coronavirus: il decreto Cura Italia è anche svuotacarceri

17 Marzo 2020
Coronavirus: il decreto Cura Italia è anche svuotacarceri

I detenuti che stanno arrivando al fine pena potranno ottenere i domiciliari con braccialetto elettronico; ma i dispositivi scarseggiano e scoppia la polemica. 

Il decreto legge Cura Italia ha pensato anche alla popolazione carceraria, trasformando la detenzione da intramuraria in domiciliare per chi sta arrivando al fine pena. Una possibilità già esistente ma che le nuove norme favoriscono con un regime agevolato e più rapido, evidentemente per contrastare la diffusione del contagio del coronavirus tenuto conto del sovraffollamento carcerario che  rischia di diventare una bomba epidemiologica.

Come spiega una nota del ministero della Giustizia, diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos, “le nuove norme prevedono che fino al 30 giugno 2020, potrà essere ottenuta la detenzione domiciliare dai detenuti che devono scontare una pena, o residuo di pena, fino a 18 mesi, come già previsto dalla normativa vigente, ma con una procedura semplificata”.

Il ministero si sta già attrezzando per fronteggiare la prevedibile ondata di nuove scarcerazioni e il guardasigilli Bonafede annuncia: “per i detenuti che devono scontare una pena da 7 a 18 mesi, è previsto il ricorso ai braccialetti elettronici o altri strumenti tecnici” in modo da sorvegliare a distanza il rispetto delle prescrizioni imposte per coloro che termineranno di scontare la pena nelle proprie abitazioni.

Ma dall’opposizione arrivano perplessità e reazioni: “‘Nessun regalo per i carcerati che hanno creato sommosse: prima di pensare a concessioni e braccialetti elettronici, il Governo si preoccupi di dare a forze dell’ordine, medici, infermieri, vigili del fuoco e a tutti gli eroi che lottano in prima linea gli strumenti fondamentali come mascherine, guanti e disinfettante. Prima gli eroi”, tuona il leader della Lega Matteo Salvini.

Allarme anche da Forza Italia: ”Giustamente, la norma condiziona la detenzione domiciliare all’utilizzo del braccialetto elettronico. Ma il Governo lo sa che di braccialetti elettronici ce ne sono pochissimi? Dalla lettura della relazione tecnica non pare proprio”, afferma il deputato azzurro Enrico Costa.

Inoltre, prosegue, “Oggi, quei pochi braccialetti disponibili vengono utilizzati per la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Senza un’implementazione del numero si arriverà al punto che, per mandare a casa chi ha un residuo di pena definitiva, si negheranno i domiciliari a chi è in attesa di giudizio. Senza l’immediato reperimento di nuovi braccialetti elettronici il decreto resterà lettera morta ed il sovraffollamento carcerario non verrà intaccato”.

Ma ci sono anche altre perplessità: “Il decreto inoltre genera un equivoco quando stabilisce che ‘fino al 30 giugno… la pena è eseguita… presso l’abitazione del condannato…’: cosa accade dopo il 30 giugno? Scritta così, la norma si presta all’interpretazione, probabilmente non voluta dal Governo, che, chi ha ottenuto la detenzione domiciliare, dopo il 30 giugno deve ritornare in carcere. Se la ratio legis è invece quella di applicare la norma a chi matura il ‘requisito’ entro il 30 giugno 2020, questo andrebbe meglio specificato”, conclude Costa.

Esprimono opinione negativa sul provvedimento anche i sindacati della polizia penitenziaria: il segretario generale dell’Fsp Polizia di Stato Valter Mazzetti afferma ”Siamo totalmente contrari e anche un po’ basiti per la decisione, assunta fra i provvedimenti legati all’emergenza coronavirus, di concedere i domiciliari a chi ha pene da scontare fino a 18 mesi, e con ciò, si faccia ben attenzione, si intende anche chi ha ancora 18 mesi, avendo ricevuto pene più alte. È un indulto mascherato, e neppure troppo”.

“Ma non servirà a nulla in tema di prevenzione, perché a meno che facendo quattro conti non si sia arrivati alla conclusione di poter dimezzare con questa iniziativa la popolazione carceraria, allora il problema dell’affollamento rimarrà – prosegue – c’è poi da farsi una domanda: ci sono braccialetti elettronici sufficienti per tutti quelli che hanno ancora da scontare più di sei mesi?”, chiede provocatoriamente.



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1 Commento

  1. Preciso che parlo da tecnico della materia. La norma esiste già ed è la Legge 199/2010 che prevede appunto la detenzione domiciliare per pene inferiori ai 18 mesi con esclusione di alcuni reati e degli ergastolani. Sinceramente faccio fatica a comprendere alcune dichiarazioni riportate in questo articolo che sembrano scoprire solo ora una Legge del 2010!!!

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