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Separazione: chi ci rimette di più?

17 Marzo 2020
Separazione: chi ci rimette di più?

In caso di matrimonio e successivo divorzio rischia di più l’uomo o la donna? A chi conviene di più sposarsi?

Un tempo, si pensava che un buon matrimonio fosse un affare. Chiaramente, lo pensavano le rispettive famiglie dei coniugi, quando univano regni e patrimoni. Nozze d’affari, insomma. Ma oggi a sposarsi chi ci guadagna di più? L’amore, dirà il romantico. La moglie, dirà il maschilista. Il locale del ricevimento, dirà il cinico. La famiglia di lei, dirà il fratello più piccolo sarcastico.

Scherzi a parte, poiché dalle nozze derivano sempre degli effetti giuridici di natura personale ed economica, è giusto anche chiedersi al contrario, in caso di separazione, chi ci rimette di più, se cioè l’uomo o la donna.

È quanto scopriremo in questo articolo dedicato appunto alle conseguenze del divorzio, conseguenze che rendono più o meno conveniente anche lo stesso matrimonio. 

Moglie o marito: la legge fa distinzioni?

Per evitare di cadere nei consueti luoghi comuni (secondo cui il matrimonio conviene solo alle donne), vediamo prima cosa dicono le norme del nostro ordinamento. Solo in questo modo potremo dare un giudizio tecnico ed, eventualmente, confermare o contestare i detti popolari.

Quando la legge parla di matrimonio, separazione e divorzio cita sempre, in modo indistinto, «i coniugi»: non dice mai “marito” e “moglie”, proprio perché «la legge è uguale per tutti» e non fa distinzioni di sesso.

Ma allora perché si sente spesso dire che, in caso di divorzio, sono sempre le donne a guadagnarci e gli uomini a rimetterci? La ragione è semplice: perché la norma, per quanto generale e astratta, si confronta sempre con un contesto concreto che è spesso identico a se stesso. Un contesto dove il lavoro vede sempre più favoriti gli uomini, titolari anche di un reddito superiore rispetto alle donne. Un contesto dove molte donne decidono di diventare madri per realizzarsi dentro la famiglia e per badare ai figli. Un contesto dove i padri sono molto lontani dai bambini, incapaci di provvedere alle loro esigenze primarie, di gestirli e accudirli quando sono ancora in tenera età.

Proprio questi tre aspetti (lavoro, famiglia e gestione dei figli) fanno sì che, all’atto della separazione e del divorzio, il giudice adotti dei provvedimenti più favorevoli alla moglie. Quali sono questi provvedimenti? Cerchiamo di individuarli qui di seguito.

Assegno di mantenimento 

Il cosiddetto assegno di mantenimento spetta al coniuge con il reddito più basso o che, se anche disoccupato, dimostra di non poter lavorare per sopraggiunti limiti di età, condizioni di salute o saturazione del mercato.

Come detto, però, a portare gran parte dello stipendio a casa è, il più delle volte, l’uomo. Quindi, è chiaramente su di lui che è rivolto l’ago della bilancia quando è il momento di versare gli alimenti all’ex coniuge.

In più, la Cassazione a Sezioni Unite ha detto, nel 2018, che tutte le volte in cui un coniuge, d’accordo con l’altro, rinuncia alla carriera per badare al ménage domestico, ha diritto a un mantenimento proporzionato a tale sforzo e alla ricchezza nel frattempo accumulata dall’altro coniuge. Il riferimento è fin troppo palese alle casalinghe. Che, pertanto, hanno sempre diritto agli alimenti.

Collocazione dei figli

La Cassazione, per molti anni, ha sposato una teoria discutibile: quella della “preferenza materna” ogni volta che c’è da decidere la collocazione dei figli minori tra i due genitori. Il che significa che, a prescindere di chi sia la colpa per il naufragio del matrimonio, i bambini vengono dati sempre alla madre, salvo evidenti casi di incapacità e inadeguatezza.

La Corte ha successivamente precisato che non esiste alcuna aprioristica preferenza per la donna: il giudice deve fare una valutazione caso per caso. Ma le cose, nella pratica, non sono cambiate: i bambini in età scolare sono ancora collocati preferibilmente con la mamma perché, a conti fatti, è ancora il genitore più vocato alla gestione della casa.

Assegnazione della casa

Dalla collocazione dei figli dipende anche l’assegnazione della casa coniugale: a prescindere da chi sia il proprietario dell’immobile, il giudice assegna il relativo diritto di abitazione al genitore con cui i figli vanno a stare. 

Dunque, se è vero che questo è sempre la madre, sarà lei ad avere anche più di frequente la casa di proprietà del marito o acquistata in comunione. 

In caso di separazione o divorzio chi ci rimette e chi ci guadagna?

In sintesi, possiamo dire che, in caso di separazione e successivo divorzio:

  • il mantenimento va al coniuge con il reddito più basso o che ha sempre badato alla casa: ossia quasi sempre è la moglie;
  • i figli vanno a stare con la madre perché ritenuta naturalmente più capace;
  • la casa va al genitore con cui vanno a stare i figli: quindi, ancora una volta la moglie. 

Questo porta a pensare che, in linea di massima, in caso di fallimento del matrimonio è l’uomo che ci rimette di più.

Chiaramente, questa è solo la punta dell’iceberg, l’inizio di una serie di battaglie legali dove la ragione vacilla ora da un lato, ora dall’altro. La realtà è multiforme ed è fatta anche di tante madri che non ricevono il mantenimento dagli ex mariti, costrette a mandare avanti i propri figli con enormi sacrifici, facendo a volte ricorso a un doppio lavoro; è fatta di padri che scappano con le amanti senza lasciare più traccia; di altri che abbandonano i figli in tenera età, senza preoccuparsi della loro crescita e senza partecipare alle visite imposte dal tribunale. 

Il punto è, a nostro avviso, che in una separazione ci perdono entrambi i coniugi, ma soprattutto i figli.


note

Autore immagine: https://it.depositphotos.com


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3 Commenti

  1. basta vedere i dati delle separazioni che sono richieste al 70% da donne per capire chi ci guadagna.

    per non parlare delle false denunce che spesso le accompagnano che sono state dimostrate false nell’80% dei casi (fonte dati magistratura).

    il fatto che, e cito:” la mamma perché, a conti fatti, è ancora il genitore più vocato alla gestione della casa.” è un’affermazione sessista e basata su nessun tipo di dato, ma solo un vecchio retaggio.

    stesso retaggio che purtroppo condivide ancora gran parte della magistratura italiana e che crea un sessismo giuridico scandaloso presente solo in un paese come il nostro (che non a caso infatti è stato l’ULTIMO ad approvare la legge sul divorzio)

    vedete come funzionano le separazioni all’estero, nessuno ruba niente a nessun altro, la casa rimane di proprietà di chi era prima e se è stata comprata a metà si vende, si divide e ognuno per la sua strada.

  2. Nella separazione, nel divorzio, ci rimette SOLO L’UOMO.

    Uomini tutti: evitate il matrimonio come la peste.

    1. quello che hai appena detto e’ una verita’ antica come il mondo… ma ce ne e’ una ancora piu forte: invece del matrimonio, evitate come la peste le donne stronze e opportuniste, che presto o tardi vi condurranno sicuramente al divorzio (quando conviene piu a loro…). non importa quanto siano belle e attraenti, queste donne sono l espressione peggiore del femminismo moderno e vanno emarginate a qualsiasi costo, evitate.. come la peste appunto (per non usare un altro termine piu volgare).

      parlo con la convinzione dei dati di fatto oggettivi, non solo per esperienza personale.

      saluti.

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