Coronavirus, come proteggere i poveri?

17 Marzo 2020
Coronavirus, come proteggere i poveri?

La proposta del Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari di trovare luoghi dove far stare in isolamento anche chi non ha un tetto sulla testa.

Misure eccezionali per blindare l’Italia e campagne vip a suon di hashtag #iorestoacasa. Ma potrebbe non bastare. Sappiamo bene che il coronavirus è una malattia ingannevole: nei casi meno gravi ha le sembianze di un’influenza, spesso si presenta perfino in forma asintomatica. C’è, insomma, la probabilità che nonostante le precauzioni, senza precedenti, prese dal Governo Conte, in giro ci sia una quantità imprecisata (e imprecisabile finché non si opterà per la via dei tamponi a tappeto) di positivi senza sintomi. Persone che in questo momento continuano a uscire di casa perché stanno bene e lavorano in negozi rimasti aperti, garantendo servizi essenziali di pubblica utilità. Ma anche persone che si trovano ogni giorno in condizioni di maggior vulnerabilità rispetto alla maggior parte degli italiani. Parliamo, in particolare, dei senzatetto: anche volendo, non possono proteggersi dal coronavirus restando a casa. Che fare con loro? Come evitare di esporli al rischio di contrarre il Covid-19 e di diventare una fonte di contagio per altri?

Isolamento temporaneo per i soggetti deboli

Un suggerimento arriva dal Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) di Palermo, che propone di “attivare presidi sanitari mobili e predisporre dei luoghi, come caserme in disuso o immobili di proprietà pubblica per creare dei posti di isolamento temporaneo per i soggetti deboli”.

Consigli potenzialmente validi per tutta Italia per tutelare anche i clochard e fare in modo che non siano dimenticati: li riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos. Per chi non ha un tetto sulla testa, infatti, la vita non è cambiata con l’emergenza coronavirus: i poveri continuano a dormire sui loro giacigli di fortuna nelle nostre grandi città.

“Occorre garantire – dicono dal Sunia all’Adnkronos –  la sicurezza e la salute di tutti coloro che vivono in condizioni di disagio abitativo, di coloro che trovano accoglienza nei dormitori e di quanti dormono in mezzo alla strada e che sono soggetti fragili ed esposti a rischi per la loro salute”.

Serve una strategia unitaria

A Palermo il Sunia ha chiesto a Comune e Regione “un coordinamento stretto fra la protezione civile, il servizio d’ordine pubblico e tutti quei soggetti, quali assistenti sociali, l’Agenzia sociale per la casa, impegnati da tempo ad affrontare l’emergenza dei senza tetto”, per individuare una strategia ad hoc.

Nei giorni scorsi anche la comunità di Sant’Egidio aveva cercato di richiamare l’attenzione sui clochard, per la precarietà delle loro condizioni di vita: le mense della Comunità rimangono aperte e si continua a distribuire pasti per la strada, nel rispetto delle precauzioni imposte dal Governo.

Resta comunque ancora un nodo da sciogliere e in modo uniforme: quello dei senzatetto impossibilitati a restare in casa. Il consiglio del sindacato potrebbe essere una strada da percorrere a livello unitario su scala nazionale. Certamente, il sollecito del Sunia vale da monito: proteggere i clochard significa anche proteggere tutti noi.



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