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Come opporsi alla costituzione in mora

17 Marzo 2020
Come opporsi alla costituzione in mora

Lettera di diffida e recupero crediti: come deve difendersi il debitore dall’aggressione del creditore e dal rischio di un pignoramento. 

Hai ricevuto un sollecito di pagamento con una raccomandata o una email di posta elettronica certificata. Al suo interno c’era scritto «Atto di costituzione in mora». Il suo tenore è abbastanza categorico: ti viene imposto il pagamento di una somma di denaro entro sette giorni. Ti chiedi come contestare la richiesta, entro quanto tempo, ma soprattutto cosa rischi se non fai nulla. 

Anche se non esistono regole specifiche su come opporsi alla costituzione in mora e ogni diffida ha un proprio contenuto e fondamento, è possibile comunque fornire una serie di suggerimenti validi per ogni situazione. Tratteremo l’argomento nella seguente guida in modo da spiegare come comportarsi in ipotesi del genere.

Cos’è una costituzione in mora?

Prima di spiegare come opporsi alla costituzione in mora, cerchiamo di spiegare cosa si intende con questa frase. Il termine è tecnico ma trova, nel gergo comune, molti sinonimi: diffida ad adempiere (o solo diffida), lettera di sollecito, intimazione di pagamento, preavviso di pignoramento, atto di recupero crediti stragiudiziale, ecc. 

La sostanza, però, è sempre la stessa: si tratta di una richiesta ufficiale di pagamento di un debito già scaduto. L’origine del debito può essere la più varia: può dipendere da un contratto (un prestito, una locazione, una fornitura, ecc.), un risarcimento del danno, ecc.

Il contenuto e lo scopo della costituzione in mora è vario: 

  • ricordare al debitore l’avvenuta scadenza del pagamento (cosiddetto “sollecito di pagamento”);
  • dargli un ultimo termine per adempiere (è la cosiddetta “diffida ad adempiere”);
  • interrompere i termini di prescrizione del credito che altrimenti, senza diffida, non potrebbe più essere esercitato in tribunale (cosiddetto “atto interruttivo della prescrizione”);
  • far scattare gli interessi di mora se previsti dal contratto.

Inoltre, dalla costituzione in mora, il creditore che lamenti un danno derivante dal ritardo del debitore, può esigere da questi il risarcimento (chiaramente, il danno deve essere dimostrato e non può essere presunto) [1]. 

La costituzione in mora contiene, quindi, anche una diffida ad adempiere ossia l’invito a pagare entro un congruo termine. A norma del Codice civile [2], questo termine non può essere inferiore a 15 giorni anche se la giurisprudenza ha ritenuto che, quando la natura del contratto e l’entità della prestazione lo consentono, è possibile dare anche un termine più breve (si pensi all’obbligo di pagamento di poche decine d’euro).

Quando è valida la costituzione in mora?

Affinché sia valida, la costituzione in mora deve indicare:

  • l’entità del credito;
  • la causa del credito (ossia la sua origine);
  • l’intimazione a pagare.

Non avrebbe, quindi, alcun effetto una costituzione in mora generica, che non indichi la somma da corrispondere e le ragioni del debito.

Inoltre, la diffida ad adempiere deve essere sempre spedita con una modalità che consenta di provare, anche a distanza di molto tempo, l’avvenuto ricevimento. Il che richiede la raccomandata con avviso di ricevimento, la pec (posta elettronica certificata) o la raccomandata a mani controfirmata per ricevuta.

La costituzione in mora è obbligatoria?

Anche se, il più delle volte, dinanzi all’inadempimento del debitore, si provvede sempre a tentare di stimolarne il pagamento in via bonaria con una diffida scritta (anche per evitare i lunghi e dispendiosi sistemi della giustizia), essa non è sempre necessaria.

La costituzione in mora è superflua quando:

  • il debito deriva da un fatto illecito ossia da tutto ciò che non è un contratto: si pensi a un risarcimento per dei danni a un appartamento;
  • il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler pagare;
  • quando si tratta di un pagamento di una somma di denaro con data di scadenza prefissata in contratto. In questo caso, una volta scaduto il termine, è il debitore a doversi recare ad adempiere presso il domicilio del creditore o a fare il versamento sul conto per come richiesto.

Cosa può fare il creditore dopo la costituzione in mora?

Vediamo ora come contestare una costituzione in mora. Ci sono delle cose che bisogna sapere in anticipo e che aiuteranno a prendere il problema per il verso giusto:

  • il termine fissato dalla lettera del creditore non è perentorio: significa che, se si paga il 16° giorno anziché il 15°, non succede nulla, non scattano sanzioni o altre decadenze. Il creditore sarà ben lieto di ottenere il pagamento senza dover pagare un avvocato. Nello stesso tempo, se anche il creditore dovesse aver depositato gli atti in tribunale, se ancora non è stato emesso il decreto ingiuntivo dal giudice non può esigere anche il rimborso delle spese legali;
  • non c’è bisogno di un avvocato: la contestazione può avvenire per iscritto anche con una propria comunicazione purché arrivi anch’essa con una raccomandata a.r. o una pec;
  • la mancata risposta non costituisce una tacita ammissione del debito. Il giudice potrà comunque tenere conto del comportamento delle parti ai fini della sua decisione. In ogni caso, il silenzio non comporta alcuna decadenza e non pregiudica la possibilità di difendersi in un eventuale giudizio contro il creditore;
  • alla scadenza del termine fissato dalla lettera, il creditore non potrà agire immediatamente con un pignoramento (a meno che non sia già munito di un assegno o una cambiale protestati o di un contratto di mutuo siglato dinanzi al notaio), ma dovrà ricorrere al giudice per ottenere una condanna del debitore. La condanna può provenire da una normale sentenza (all’esito di una causa) o da un decreto ingiuntivo. 

Come difendersi da una costituzione in mora?

Nel momento in cui ci si vuole difendere da una costituzione in mora bisogna esprimere tutti i motivi di censura nella risposta. Ad esempio, si può contestare:

  • l’esistenza del debito: si pensi a una prestazione mai richiesta, o mai ricevuta, o ricevuta non a regola d’arte;
  • l’entità del debito: si pensi a una fattura non corretta o a dei conteggi che non tengono conto di pagamenti già intervenuti e non contabilizzati;
  • la qualità di debitore: potrebbe essere che il soggetto obbligato sia un altro;
  • i fatti sopravvenuti come, ad esempio, l’intervenuta prescrizione del debito. I termini di prescrizione variano a seconda del tipo di obbligazione. In generale, sono di 10 anni per i contratti e 5 anni per gli atti illeciti. Leggi l’approfondimento sulla prescrizione dei crediti;
  • eventuali crediti da portare in compensazione: si pensi al debitore che sia, a sua volta, creditore del creditore e che pretenda il pagamento delle somme che gli sono dovute, decurtandole da quelle che lui deve versare.

Tutte queste eccezioni, come detto, vanno argomentate in modo sufficientemente chiaro nella lettera di risposta con cui si contesta la costituzione in mora. Ma l’omessa indicazione di uno dei motivi di opposizione non pregiudica la possibilità di sollevare lo stesso in una futura causa contro il creditore.

Il debitore potrebbe, quindi, anche limitarsi a rispondere genericamente, asserendo che nulla è dovuto, lasciando poi l’iniziativa giudiziaria al creditore. Se questi agisce in tribunale chiedendo un decreto ingiuntivo, il debitore dovrà presentare opposizione, per il tramite del proprio avvocato, entro 40 giorni. Solo in quella sede è necessario sollevare tutte le contestazioni, a pena di decadenza. 



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