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Coronavirus nelle carceri, adesso fa più paura

17 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus nelle carceri, adesso fa più paura

Un’emergenza nell’emergenza: il sovraffollato sistema penitenziario italiano si ritrova ora a dover cercare di limitare i contagi in spazi ristretti ad alta densità di detenuti, dove manca perfino il sapone per lavarsi le mani.

Sapevamo che poteva succedere: il Coronavirus è arrivato nelle carceri. Un detenuto risultato positivo, rinchiuso nel penitenziario di Voghera, è stato ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano. Si tratterebbe del secondo caso registrato in un penitenziario in Italia: il primo si sarebbe verificato a Lecce. Ma sarebbero altri tre in Lombardia i detenuti contagiati, secondo l’Ansa: uno è a San Vittore, ha 19 anni ed è originario del Ghana; gli altri due sono a Pavia. Positivi anche due medici del carcere di Brescia. E adesso la paura è che il morbo abbia un altro velocissimo veicolo di contagio: il già disastrato e sovraffollato sistema penitenziario italiano.

Perché Covid-19 è ancor più temibile in carcere 

Ne avevamo scritto giorni fa, parlandone in termini di possibile bomba epidemiologica. Senza esagerare, purtroppo. Facendo un conto del salumiere, il numero di persone che potrebbero ritrovarsi potenzialmente coinvolte ammonta a più o meno 100mila, circa 60mila detenuti e qualcosa come almeno 35mila poliziotti che lavorano ogni giorno in carcere. Senza contare gli educatori, i volontari, gli amministrativi.

Il rischio, nelle patrie galere, è più concreto per via della ben nota emergenza sovraffollamento, tipicità tutta italiana già più volte sanzionata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: i 60mila detenuti di cui sopra sono stipati in qualcosa come meno di 50mila posti letto sparsi su tutto il territorio nazionale. L’utenza, insomma, supera di gran lunga la capienza regolamentare e questo comporta che i detenuti si trovino a condividere celle piccole, con percentuali di sovraffollamento variabili da un carcere all’altro. Difficile, in queste situazioni, applicare l’essenziale regola del distanziamento sociale. Ma è difficile perfino lavarsi le mani, in alcuni penitenziari sprovvisti di saponi e igienizzanti. Va da sé, quindi, che seguire le precauzioni imposte dal governo, già straordinarie di per se, diventa ancor più complicato in carcere. E questo aumenta le probabilità di espandere i contagi all’esterno, qualora dovessero ammalarsi i detenuti e chi nei nostri penitenziari lavora.

Mancano guanti, mascherine, igienizzanti 

Con l’ultimo decreto approvato ieri si è parzialmente intervenuti su una situazione che rischia davvero di diventare esplosiva, aumentando i contagi a dismisura. “Il decreto – come spiega il Garante nazionale dei detenuti dal suo sito web – semplifica la procedura di accesso alla detenzione domiciliare, condizionandola però a due fattori. Il primo è il non aver riportato sanzioni disciplinari relative a sommosse, evasione o reati commessi in carcere. Il secondo fattore riguarda l’applicazione del braccialetto elettronico per coloro che devono ancora scontare più di sei mesi di pena”.

Ma il Garante fa tre considerazioni che aiutano a capire quanto la misura possa essere insufficiente in termini di prevenzione: “Il numero complessivo di coloro che devono scontare una pena fino a sei mesi, senza altre pendenze, è pari a 3785, mentre il complessivo numero di coloro che devono scontare una pena o un residuo pena fino a un anno sale a 8629. La Cassazione ha affidato comunque al giudice la possibilità di stabilire se la misura sia applicabile anche in caso di indisponibilità del braccialetto. La terza questione, infine, è che si tratta di una deroga temporanea fino al 30 giugno del 2020″.

Ne aggiungiamo un’altra, che leggiamo sul sito del ministero della Giustizia: il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha disposto la consegna immediata di 2600 kit per la protezione completa degli operatori di polizia penitenziaria. Quantità che, naturalmente, non può bastare a fronte degli almeno 35mila agenti penitenziari italiani. E mentre si attendono le 100mila mascherine annunciate dal ministero, nelle carceri continuano a essere introvabili presidi sanitari come igienizzanti e prodotti specifici. Manca tutto, mascherine comprese, denunciava il sindacato di polizia penitenziaria Osapp solo tre giorni fa. E così si pretende di combattere il virus.



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