Cronaca | News

Coronavirus: chi può volare?

17 Marzo 2020
Coronavirus: chi può volare?

I voli sono stati ridotti ma non completamente cancellati; ci si può spostare per esigenze lavorative o di salute, situazioni di necessità o rientro nei luoghi d’origine.

L’emergenza coronavirus in atto ha comportato una drastica riduzione dei voli aerei, ma non la loro completa eliminazione. La maggior parte dei voli di linea sono stati cancellati da molte compagnie aeree, ma permangono alcuni voli speciali sia nazionali sia internazionali per particolari esigenze, come quella di permettere ai cittadini italiani o stranieri (studenti, lavoratori o turisti) di rientrare nei rispettivi luoghi di residenza.

Il traffico aereo è considerato un servizio pubblico essenziale, perciò i vettori continuano ad operare sia pur riducendo al minimo i voli e tagliando alcune tratte. Bisogna però anche tener conto della decisione di quasi tutte le compagnie aeree estere di sospendere i collegamenti con il nostro Paese.

Gli aeroporti che restano aperti

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato un decreto per stabilire quali aeroporti debbano rimanere operativi; in un comunicato, l’Enac – Ente nazionale per l’Aviazione civile – ha precisato le modalità.

In particolare, devono garantire l’operatività aeroportuale senza limitazioni le società di gestione degli aeroporti di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa , Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Roma Ciampino per i soli voli di Stato, trasporti organi, canadair e servizi emergenziali.

Le società di gestione degli aeroporti non inclusi nell’elenco – si tratta di Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze, Roma Ciampino, Reggio Calabria, Brindisi, Trieste e Treviso – hanno già limitato la loro operatività, garantendo solo le “esigenze operative di voli cargo e posta, nonché di voli di Stato, di Enti di Stato, di emergenza sanitaria o di emergenza di altro tipo”.

I motivi ammessi per volare

Ora l’Enac precisa – in un comunicato diffuso attraverso l’agenzia stampa Adnkronos – che “negli aeroporti di aviazione generale sono consentiti i voli motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità o effettuati per motivi di salute e i voli finalizzati al rientro nel proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Si tratta di una riproduzione degli stessi motivi già stabiliti come eccezioni al generale divieto di spostamenti stabilito con il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 8 marzo, e dal 10 marzo esteso all’intero territorio nazionale.

Per effettuare questi voli il pilota, due ore prima del decollo, deve trasmettere all’autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente per l’aeroporto o per l’area di atterraggio di destinazione, le comunicazioni previste. Oltre a tali comunicazioni, il pilota deve trasmettere all’autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente anche l’autodichiarazione dei passeggeri, prevista dal ministero dell’Interno.

Queste disposizioni non si applicano alle Regioni le cui attività di volo, a seguito dell’emergenza Covid-19, sono state limitate con apposita normativa.

Gli obblighi per chi arriva in Italia

Intanto la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato un decreto assieme al ministro della Salute che obbliga all’autoisolamento, per i 14 giorni successivi al ritorno, per le persone che rientrano, anche se asintomatiche rispetto al Covid-19. Chi durante questo periodo di autoisolamento dovesse accusare sintomi di Covid-19 avrà l’obbligo di segnalarlo all’autorità sanitaria.

Il provvedimento riguarda tutte le persone che tornano in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto e che dovranno presentare una dichiarazione per attestare il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, oppure per motivi di salute. È, inoltre, obbligatorio comunicare al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale il proprio ingresso in Italia per avviare la sorveglianza sanitaria.

L’autoisolamento non è prescritto a chi transita o sosta in Italia per comprovate esigenze lavorative, ed è comunque obbligato a uscire dal Paese entro 72 ore dall’ingresso. Queste persone dovranno però compilare una dichiarazione impegnandosi a segnalare, in caso di insorgenza di  sintomi Covid-19, tale situazione al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale e a sottoporsi ad isolamento.



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