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Decreto Cura Italia: in arrivo aiuti per avvocati

17 Marzo 2020 | Autore:
Decreto Cura Italia: in arrivo aiuti per avvocati

Nel decreto per fronteggiare l’emergenza Covid-19 è previsto un fondo destinato a indennizzare i lavoratori autonomi iscritti alle casse di previdenza private.

Il 16 marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo definitivo del provvedimento che ha già assunto il benaugurante nome di decreto “Cura Italia”: si tratta di un decreto legge che prevede lo stanziamento di diversi miliardi di euro a favore di tutti i lavoratori e delle famiglie italiane, alle prese con le difficoltà derivanti dalla pandemia. Il decreto contiene numerosissimi provvedimenti all’insegna dello slogan lanciato dal premier Giuseppe Conte, secondo cui nemmeno un italiano dovrà perdere il posto di lavoro a causa del Coronavirus. Eppure, non pochi si stanno lamentando in queste ore: in particolare, gli avvocati ritengono di essere stati completamente dimenticati. A smentire questa affermazione ha provveduto direttamente il ministro del lavoro Nunzia Catalfo, la quale in diretta tv ha precisato come nel decreto Cura Italia vi siano aiuti anche per gli avvocati.

In queste ore di scoramento per la categoria dei lavoratori autonomi e delle partite Iva, dal Governo sembra arrivare un piccolo aiuto. Di cosa si tratta? Gli avvocati e gli altri lavoratori iscritti alle rispettive casse di previdenza obbligatorie avranno diritto a qualche indennità? Il decreto Cura Italia aiuterà anche gli avvocati? Prosegui nella lettura se cerchi risposte a queste domande.

Decreto Cura Italia: cosa prevede in sintesi?

Il decreto Cura Italia è un provvedimento poderoso (prendendo a prestito le parole usate dal premier Conte) che è difficilmente sintetizzabile in poche parole. Ti rinvio alla lettura del seguente articolo per conoscere tutte le nuove misure economiche previste dal decreto Cura Italia.

In questa sede, ti dirò che tale provvedimento si è mosso lungo le seguenti linee guida:

  • finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;
  • sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;
  • supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;
  • sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Emergenza Covid-19: l’indennità per i lavoratori autonomi

Per quanto riguarda il sostegno ai lavoratori, il decreto Cura Italia ha previsto, per il mese di marzo, un’indennità pari a seicento euro per i lavoratori autonomi e le partite iva, purché però iscritti all’Inps.

In altre parole, l’indennizzo di 600 euro è riservato solamente ai lavoratori autonomi e alle partite Iva che versano i contributi all’Inps. Resterebbero dunque fuori tutti i liberi professionisti (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, ecc.) che, al contrario, sono costretti per legge a versare i propri contributi alle singole casse di previdenza private.

La disposizione ha suscitato l’indignazione di tutti i rappresentanti di categoria e in special modo del settore dell’avvocatura italiana la quale, oramai in crisi da anni, sembra essere stata totalmente dimenticata dal Governo. Ma forse non è proprio così.

Decreto Cura Italia: anche gli avvocati verranno aiutati?

Il grido d’aiuto lanciato dall’avvocatura italiana potrebbe non essere rimasto inascoltato: il decreto Cura Italia, infatti, conterrebbe una disposizione dedicata proprio ai professionisti e alle partite iva che sono iscritte alle casse di previdenza diverse dall’Inps.

L’art. 43 del provvedimento in commento dice che: «Al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi, ivi inclusi i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, che – in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro, è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza” volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di cui al presente comma, di una indennità, nei limiti di spesa 200 300 milioni di euro per l’anno 2020. Le disposizioni attuative per la gestione del Fondo saranno concordate con le associazioni delle Casse professionali cui potrà essere destinata quota parte del Fondo stesso».

Dunque, anche gli avvocati iscritti alla cassa forense riceveranno un’indennità, nei limiti e con le modalità che Governo e singole casse di previdenza decideranno di stabilire, nonché nei limiti di disponibilità del fondo istituito per aiutare questa categoria di lavoratori.

Per la precisione, il Ministro del lavoro, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto Cura Italia, dovrà emanare un ulteriore decreto con cui definire i criteri di priorità e le modalità di attribuzione dell’indennità.

Emergenza Coronavirus: quanto riceveranno gli avvocati?

Allo stato, non è possibile stabilire a quanto ammonterà l’indennizzo previsto per gli avvocati: tutto dipenderà dal decreto attuativo del Governo nonché dall’accordo raggiunto con la Cassa forense, cioè con la cassa di previdenza degli avvocati.

Dalla normativa sembra poi desumersi che potrebbero essere messi dei paletti all’erogazione dell’indennità: la Cassa forense, ad esempio, potrebbe chiedere che l’avvocato che domanda l’indennità dimostri il danno che ha subito dall’emergenza Coronavirus. Non a caso, il decreto parla di professionisti che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività.

Dunque, per l’avvocato non in grado di dimostrare il danno economico subito dalla pandemia potrebbe essere davvero arduo ottenere l’indennità.

Un’altra limitazione potrebbe derivare dalla disponibilità economica del fondo istituito per aiutare i professionisti iscritti alle proprie casse previdenziali: il decreto attuativo, infatti, non dovrà stabilire solamente le modalità di erogazione, ma anche le priorità. È, dunque, possibile immaginare che molti avvocati saranno tagliati fuori dal beneficio in oggetto.


note

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3 Commenti

  1. l’art. 43 del decreto cura italia non menziona alcun fondo reddito di ultima istanza. Se ne parla in un altro articolo? Grazie

  2. Il reddito di ultima istanza riguarda solo, nel caso dei professionisti iscritti agli ordini professionali, chi ha dichiarato reddito inferiore < 10mila euro l'anno precedente. Questo è il passaggio fondamentale, p'rima ancora dell'esaurimento del fondo. Ma vi pare una cosa seria?

  3. Buongiorno.
    Ma qualcuno nella stanza dei bottoni ha pensato che per gli avvocati è già un danno in re ipsa il solo fatto di dover sospendere l’attività giudiziaria per un periodo già lungo e che rischia di essere prorogato ancora per molto (con rinvii che vanno tutti oltre il 2020), di non poter ricevere clienti, di non poter svolgere attività stragiudiziale nè di consulenza?
    Grazie.

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