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Risarcimento morte del cane

18 Marzo 2020
Risarcimento morte del cane

Danni patrimoniali e morali per la perdita di animale di compagnia: cani e gatti. Si discute sulla possibilità di ottenere l’indennizzo anche per il semplice investimento.  

Per legge, tutte le volte in cui muore una persona a causa di un comportamento illecito altrui (ad esempio, a causa di un incidente stradale), i familiari più stretti hanno diritto a un risarcimento: risarcimento rapportato sia al danno economico da questi subìto (come succede, ad esempio, con tutte le persone che portano a casa un reddito), sia al danno morale (conseguente alla sofferenza per la perdita del caro). 

Ora, se è vero che gli animali di compagnia diventano parte integrante della famiglia e che la loro perdita causa sempre un vuoto incolmabile, esiste un risarcimento per morte del cane e a quanto ammonta? 

Se una persona dovesse investire il tuo cane mentre, libero dal guinzaglio, sta attraversando la strada o se qualcuno dovesse dargli delle polpette avvelenate solo perché infastidito dal suo continuo abbaiare, a quanto ammonterebbero i danni che potresti richiedere? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce della più recente giurisprudenza.

Risarcimento danni: le regole generali

Come già avrai capito, il risarcimento del danno si compone di due macro categorie: 

  • i danni economici (o, meglio, chiamati «danni patrimoniali») che consistono nella perdita del denaro causata dall’evento;
  • i danni morali (o, meglio, chiamati «danni non patrimoniali») che consistono, invece, nella sofferenza (fisica o psicologica) conseguente all’evento. 

Il discorso, in realtà, è molto più complicato ma, ai fini che qui ci interessano, abbiamo tentato di rappresentare la questione per sommi capi. Nel caso di infortunio a una persona, difatti, ci sarà da considerare anche il danno biologico conseguente cioè all’invalidità derivata dall’evento (invalidità che può essere temporanea o definitiva). 

In merito ai danni morali, la Cassazione ha sancito, nel 2008 [1], un principio molto importante: non tutti i danni morali possono essere risarciti, ma solo quelli più rilevanti. Se così non fosse, i casi di risarcimento si moltiplicherebbero a dismisura, secondo peraltro parametri spesso soggettivi: così si potrebbe chiedere il risarcimento al parrucchiere per un taglio di capelli sbagliato, al Comune per un tacco di scarpa rotto in una grata, al vicino di casa per l’ansia procurata da uno scherzo di cattivo gusto, alla compagnia dei treni per un ritardo di cinque minuti che abbia costretto ad accelerare il ritmo della giornata, e così via. 

Sicché, la Corte Suprema ha detto che sono risarcibili solo quei danni morali: 

  • che integrano la violazione di diritti costituzionali (la salute, la privacy, l’integrità fisica, ecc.), 
  • o in conseguenza di un reato. 

Il principio più importante in materia di risarcimento è, però, quello del cosiddetto onere della prova: i danni vanno dimostrati. Ora, se questo è molto facile per quelli economici (si pensi alle fatture pagate per medicine), è molto più difficile per i danni morali che spesso sono interiori e non dimostrabili. 

Risarcimento danni per morte del cane

Detto ciò, possiamo applicare i principi appena enunciati con riferimento al caso della morte di un cane, di un gatto o di qualsiasi altro animale di affezione. 

Per quanto riguarda il risarcimento dei danni economici per la morte del cane, la prima perdita subìta dal proprietario è chiaramente legata al valore dell’animale stesso, valore calcolabile sulla base del prezzo pagato per il suo acquisto. Si pensi a un cane con il pedigree. 

Ci sono poi i costi derivanti dalle cure (che, evidentemente, non hanno dato i buoni frutti): le cosiddette spese vive. Si pensi a un cane sotto terapia dal veterinario che poi non sia riuscito a sopravvivere.

Un ulteriore danno economico per la perdita di un animale è quando quest’ultimo serve per produrre un reddito: si pensi a un cane di razza le cui cucciolate vengono vendute dall’allevatore; si pensi anche a un cavallo da corsa che viene utilizzato per le gare; a un bue che viene usato per produrre carne da macello, ecc.

Per quanto riguarda, invece, il risarcimento dei danni morali per la morte del cane il problema è stato affrontato dalla giurisprudenza che si è vista chiedere se, la scomparsa dell’animale d’affezione, può generare un danno interiore, una sofferenza psichica, ritenuta risarcibile dal nostro ordinamento.

Vediamo quali sono state le sentenze più interessanti sull’argomento.

Risarcimento danni ferimento del cane: cosa dicono i giudici?

Per quanto riguarda il semplice ferimento del cane, la Cassazione ha negato ogni risarcimento del danno morale [2]. Si tratta infatti – a detta dei giudici – della lesione di un interesse, quello all’integrità fisica dell’animale, che non è tutelato dalla nostra Costituzione (abbiamo visto sopra, infatti, come i danni morali, secondo la giurisprudenza, vadano risarciti solo nei casi più gravi). Ciò, chiaramente, non toglie la possibilità di chiedere almeno il risarcimento per le spese mediche affrontate (medicine, veterinario, ecc.): i cosiddetti danni patrimoniali.

Risarcimento danni morte del cane: cosa dicono i giudici?

Più controverso è, invece, il discorso in merito al risarcimento del danno morale per la morte del cane. Difatti, se è vero che il risarcimento del danno morale scatta solo in presenza di un reato o della lesione di un diritto costituzionale [1], a rigor di logica bisognerebbe così concludere: 

  • tutte le volte in cui la morte del cane deriva da un atto volontario e doloso, integrando così il reato di uccisione di animale, si ha sempre diritto al risarcimento;
  • quando, invece, la morte del cane dipende da un comportamento non doloso, ma involontario (tecnicamente detto “colposo”), si dovrebbe escludere il risarcimento a meno che non si individui la lesione di un diritto costituzionale. 

Una interessante sentenza del tribunale di Pavia [3] stabilisce il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale causato dalla morte del cane: si tratta, infatti, della lesione di un diritto inviolabile della persona umana tutelato dalla Costituzione. La tesi è stata seguita anche da altri tribunali.

Insomma, il dibattito che ancora non è stato definito in modo definitivo dalla giurisprudenza è se il rapporto uomo-animale possa essere o meno compreso nei diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.

Chi riconosce il diritto al risarcimento del danno morale si trova poi a confrontarsi con un altro problema: a quanto ammonta tale risarcimento? La giurisprudenza ha detto [4] che il parametro non può essere semplicemente il valore economico dell’animale; diversamente dovremmo ammettere che il padrone di un cane randagio subisca una sofferenza minore rispetto a quello del cane di razza, il che è paradossale. Leggi Cane investito: a quanto ammonta il risarcimento del danno?

La tesi però non è condivisa da tutti. Qualche giudice di primo grado [5], tra cui anche il tribunale di Roma [6], ha infatti escluso il risarcimento del danno morale per la perdita del cane. Questo solo quando l’uccisione dell’animale deriva da un comportamento colpevole e non doloso (si pensi al caso di chi investe il cane involontariamente mentre attraversa la strada). E ciò perché non è ipotizzabile in questi casi un reato da uccisione dell’animale. 

Diversa è la conclusione quando la morte del cane è determinata in malafede: in questo caso, scatta il reato che, come detto sopra, fa scaturire anche il risarcimento dei danni morali oltre a quelli patrimoniali. 

Morte o ferimento cane e risarcimento: ultime sentenze 

Risarcibilità del danno non patrimoniale da perdita o ferimento del cane

Il ferimento dell’animale d’affezione a seguito del fatto illecito altrui non legittima il padrone alla richiesta del risarcimento del danno non patrimoniale non essendo ravvisabile un danno esistenziale consequenziale alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente tutelata e, dunque, non essendo integrati e rispettati i parametri di cui all’art. 2059 c.c.

Cassazione civile sez. VI, 23/10/2018, n.26770

Risarcimento danni morali da morte animale e quantificazione

Il risarcimento del danno patrimoniale da perdita dell’animale di affezione non può avere a parametro di valutazione il solo valore economico del bene, pressoché assente; appare dunque conforme ai principi generali del danno patrimoniale la condotta del proprietario di sostenere spese di cura al fine di ripristinarne sia il valore economico che la relazione affettiva.

Pertanto, il limite al risarcimento del danno patrimoniale non si ravvisa solo nei danni che non costituiscono “conseguenza immediata e diretta” del fatto (art. 1223 c.c.) ma anche in quelli che, pur essendo causalmente cagionati dalla condotta del danneggiante, potevano tuttavia essere evitati dal creditore “usando l’ordinaria diligenza” (art. 1227 cpv. c.c.).

Tribunale Milano sez. X, 01/07/2014, n.8698

La perdita dell’animale d’affezione non è risarcibile ex art. 2059 c.c. atteso che non sussiste un’ingiustizia costituzionalmente qualificata (Il g.o. si trova ad esaminare la domanda di risarcimento del danno patito dal titolare di un volpino azzannato da due cani maremmani e deceduto a distanza di sette mesi dal fatto, con ogni probabilità a seguito delle lesioni riportate. La affermazione in punto responsabilità risulta dubitativa, avendo il giudicante disposto la immediata decisione ritenendo la insussistenza del danno lamentato e, conseguentemente, la non necessità di procedere ad accertamento della responsabilità).

Tribunale S.Angelo Lombardi, 12/01/2011

Il dolore per l’uccisione imputabile ad altrui negligenza, del proprio cagnolino (nella specie, sbranato da altro cane), non essendo ipotizzabile un reato nel fatto causativo del danno, non può trovare risarcimento sotto il profilo del danno morale o biologico, ai sensi dell’art. 2059 c.c., e tuttavia l’interruzione della relazione affettiva con l’animale ucciso può avere rilevanza sul piano della tutela aquiliana – come danno esistenziale – ove sia in concreto allegato e provato un peggioramento della qualità della vita (nella specie, pur ammessa in linea di principio la ipotizzabilità d’un “danno esistenziale” subito dal padrone del cane, si è escluso che fosse stata allegata e provata l’oggettiva emergenza d’un danno che andasse al di là del patema d’animo, ossia del danno morale, subito per la perdita).

Tribunale Roma, 17/04/2002

Quanto al danno, se non può ravvisarsi alcun danno patrimoniale perché un cucciolo di cane meticcio nato in casa e senza alcun valore economico non può aver cagionato una perdita economica ai suoi padroni, diverso è il discorso relativo alla responsabilità non patrimoniale.

Nel caso in esame si è infatti in presenza di un danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente protetta. (…) Le sentenze gemelle della Suprema Corte a sezioni unite del 2008 nel delineare la responsabilità per i danni non patrimoniali espressamente prevedono: “la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma (…) deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complesso sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana”.

È indubbio che, rispetto a dieci anni fa, si sia rafforzato nella visione della comunità il bisogno di tutela di un legame che è diventato più forte tra cane e padrone, cosicché non possa considerarsi come futile la perdita dell’animale e, in determinate condizioni, quando il legame affettivo è particolarmente intenso così da far ritenere che la perdita vada a ledere la sfera emotivo-interiore del o dei padroni, il danno vada risarcito.’

Trib. Pavia, sez. III civile, 16 settembre 2016, n. 1266


Ad oggi la Cassazione riconosce solo i danni patrimoniali da morte del cane. I danni morali sono riconosciuti solo quando la morte scaturisce da un reato ossia da un comportamento doloso. Con la conseguenza che l’investimento di un cane con l’auto non fa scattare il risarcimento dei danni non patrimoniali.

note

[1] Cass., Sez. un., 11 novembre 2008, nn. 26972, 26973, 26974, 26975.

[2] Cass. sent. n. 26770/2018.

[3] Trib. Pavia, sent. n. 1266/2016.

[4] Trib. Milano, sent. n. 8698/2014.

[5] Trib. S. Angelo Lombardi, sent. del 12.01.2011.

[6] Trib. Roma, sent. del 17.04.2002.


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