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Fondo patrimoniale e separazione

18 Marzo 2020
Fondo patrimoniale e separazione

Cessazione del fondo patrimoniale e scioglimento del matrimonio: il diverso regime tra separazione e divorzio. 

Che fine fa la casa inserita nel fondo patrimoniale in caso di separazione tra i coniugi? Il matrimonio, come noto, è condizione per istituire, con l’assistenza di un notaio, un fondo patrimoniale ossia un contenitore virtuale all’interno del quale immettere gli immobili di famiglia e proteggerli dai pignoramenti. Dall’altro lato, lo scioglimento di tale matrimonio ed il conseguente divorzio determinano anche la cessazione del fondo patrimoniale. Ma non sempre. In alcuni casi, infatti, il fondo continua ad esistere e a tutelare i beni di famiglia. 

Nel seguente articolo tratteremo pertanto tutte le implicazioni tra fondo patrimoniale e separazione: stabiliremo cosa succede quando marito e moglie si lasciano e qual è la sorte della casa che un tempo era inserita nel fondo stesso. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il fondo patrimoniale?

Un tempo era uno strumento molto in uso. Oggi però ha perso il suo originario appeal perché, come vedremo a breve, la giurisprudenza lo ha svuotato di utilità pratica. Si tratta del fondo patrimoniale, uno strumento previsto dal codice civile per destinare gli immobili (ma anche auto, moto e titoli di credito) ai bisogni e necessità della famiglia. Per preservare e proteggere gli immobili da eventuali azioni esecutive creditori, permettendone comunque il loro utilizzo, è possibile inserire tali beni nel fondo patrimoniale. La coppia si reca da un notaio e fa quindi iscrivere il fondo nei pubblici registri immobiliari; lo stesso ha effetto da quando viene poi annotato a margine dell’atto di matrimonio. 

In questo modo l’immobile viene “vincolato” e forma un patrimonio «separato» da quello dei coniugi, destinato a soddisfare i bisogni della famiglia, non pignorabile dai creditori.

Ma attenzione: la non pignorabilità della casa inserita nel fondo è molto limitata, ragion per cui tale strumento è divenuto pressoché inutile se non per soggetti facoltosi. Difatti il fondo patrimoniale tutela:

  • per i debiti successivi alla sua costituzione: solo se contratti per scopi diversi dai bisogni della famiglia, ossia quelle spese di natura speculativa o voluttuaria. Invece i debiti collegati alle necessità della famiglia continuano a esporre la casa al pignoramento nonostante il fondo. Tra questi ultimi viene ricompero un ampio campionario di ipotesi: ci sono i debiti condominiali (perché collegate alla casa che appunto è bene essenziale), i debiti di lavoro (perché collegati al reddito che serve per mandare avanti la famiglia), i debiti con il fisco (anch’essi collegati alla ricchezza della persona che è condizione per vivere);
  • per i debiti anteriori alla sua costituzione: il fondo tutela solo dopo che sono decorsi 5 anni dalla sua annotazione nell’atto di matrimonio. Entro tale arco di tempo, invece, i creditori possono sottoporre ad azione revocatoria la costituzione del fondo e renderlo inefficace. Addirittura, nel primo anno da quando il pignoramento è stato trascritto nei pubblici registri immobiliari non è neanche necessario proporre l’azione revocatoria e il pignoramento può essere immediato.

Costituzione e durata del fondo patrimoniale

A istituire il fondo patrimoniale possono essere solo le coppie sposate. La proprietà dell’immobile può essere indifferentemente del marito, oppure della moglie o anche di un terzo.

Può essere costituito anche in vista di un futuro matrimonio, ma in tal caso l’atto costitutivo è condizionato alla celebrazione del matrimonio stesso e occorre distinguere se la costituzione è effettuata:

  • da un terzo a favore dei due futuri sposi: l’atto è valido con l’indicazione delle generalità degli sposi, si perfeziona con la loro accettazione ed è efficace con la celebrazione del matrimonio;
  • da uno dei futuri sposi: è necessario che anche l’altro sposo partecipi alla stipulazione dell’atto e la sua efficacia è subordinata alla celebrazione del matrimonio.

Come abbiamo già spiegato in Fondo patrimoniale: durata, il fondo patrimoniale viene istituto a tempo indeterminato, ma può essere revocato in qualsiasi momento. Il problema si pone solo quando la coppia ha dei figli minori, nel qual caso è necessario il previo nulla osta del giudice tutelare (il quale potrebbe subordinare la cessazione del fondo alla previsione di una somma da stanziare in favore dei bisogni dei minori e da depositare in banca).  Questo limite però può essere aggirato inserendo, nell’atto notarile che costituisce il fondo, una esplicita clausola in cui i coniugi si danno reciprocamente atto della possibilità di svincolare gli immobili dal fondo senza dover prima chiedere l’autorizzazione al giudice. In questo modo possono agire in libertà. Maggiori approfondimenti nell’articolo Fondo patrimoniale con figli minori: gli errori da evitare.

Cessazione del fondo patrimoniale: il divorzio 

Se è vero che il fondo patrimoniale è strettamente legato alla qualità di marito e moglie è anche vero che in caso di cessazione del matrimonio il fondo viene meno. In particolare, la  destinazione del fondo cessa in caso di divorzio o di annullamento del matrimonio [1]. 

Se la coppia intende vendere la casa inserita nel fondo patrimoniale deve prima far cessare tale vincolo. Pertanto la giurisprudenza ammette la possibilità di scioglimento del fondo anche per volontà di entrambi i coniugi (non sarebbe mai possibile su richiesta di uno solo).

Come anticipato in apertura, potrebbe avvenire che, nonostante il divorzio, il fondo continui ad esistere. Ciò succede se ci sono figli minori. Stabilisce infatti il codice civile [2] che: «Se vi sono figli minori il fondo dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio. In tale caso il giudice può dettare, su istanza di chi vi abbia interesse, norme per l’amministrazione del fondo. Considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli ed ogni altra circostanza, il giudice può altresì attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo».

Quindi, se la coppia divorzia ma i figli non hanno ancora raggiunto i 18 anni, il fondo resta in piedi finché l’ultimo di loro non sia divenuto maggiorenne. 

Viceversa, se non ci sono figli minori il fondo si scioglie automaticamente con il divorzio o l’annullamento del matrimonio. A questo punto le soluzioni sono due:

  • se la casa era in comunione dei beni si applicano le regole sullo scioglimento della comunione medesima (l’immobile andrà diviso in natura se possibile o, altrimenti, venduto con divisione del ricavato);
  • se la casa apparteneva a uno solo dei coniugi, ritorna nella sua completa disponibilità.

Fondo patrimoniale e separazione

La separazione dei coniugi non scioglie il fondo patrimoniale che continua a permanere. Difatti, con la separazione il matrimonio non viene definitivamente a cessare ma permane limitatamente ad alcuni effetti. Naturalmente nulla toglie che, con la separazione, i coniugi decidano di recarsi dal notaio per richiedere uno scioglimento del fondo patrimoniale su base volontaria. 

Anche secondo le aule dei tribunali, la separazione tra marito e moglie non implica alcun scioglimento del fondo patrimoniale. Il vincolo continua quindi ad esistere nonostante l’intervenuta separazione della coppia. 

Peraltro è bene ricordare che la separazione non ha una «data di scadenza»: essa mantiene la sua efficacia a tempo indeterminato (potrebbe pertanto durare, almeno in teoria, fino alla morte dei coniugi i quali non sono obbligati ad avviare le pratiche del divorzio). 

Il fatto che il fondo patrimoniale non cessa con la separazione dei coniugi si intuisce chiaramente dal codice civile [2] che elenca le cause di estinzione del fondo, indicando soltanto il divorzio o l’annullamento del matrimonio. La norma usa i termini tecnici: scioglimento, annullamento e cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Tutto ciò implica un’altra importante conseguenza: se marito e moglie si separano i creditori dell’uno o dell’altro troveranno sempre un limite nel fondo patrimoniale alla pignorabilità della casa. 



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