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Separazione per tradimento virtuale

18 Marzo 2020
Separazione per tradimento virtuale

Infedeltà su internet: la chat o lo scambio di messaggi e di like, i contatti telefonici o per email possono comportare l’addebito?

Tradire col pensiero sarà anche peccato ma non comporta alcuna responsabilità matrimoniale, non almeno se non lo si dice. Ma che succede se l’attrazione per un altro uomo o un’altra donna dovesse essere scoperta dalla lettura di una chat o da una serie infinita di like alle foto pubblicate sul relativo profilo social? È possibile la separazione per tradimento virtuale? Per parlare di “addebito” nel processo di separazione è necessario incontrarsi fisicamente, consumare almeno un rapporto sessuale o è possibile anche quando ci sia stata una corrispondenza via internet o su una chat? 

Come ben potrai immaginare, in questi ultimi anni le aule dei tribunali si sono trovate ad affrontare più di una volta il caso del tradimento via internet e a definire se questo può essere accostabile al semplice amore platonico, privo quindi di alcun disvalore giuridico, oppure a una relazione fedifraga vera e propria. 

La separazione per tradimento virtuale è anzi, stando ai dati, una delle case più frequenti di crisi del matrimonio proprio perché l’infedeltà parte sempre da una reazione instaurata via smartphone. Ecco allora cosa hanno argomentato, in merito, le aule dei tribunali.

Rapporto via web: è tradimento?

Partiamo dal primo e principale aspetto che bisogna affrontare prima di definire le eventuali responsabilità per una chat nascosta: un rapporto via web può essere considerato tradimento? Se due persone si scrivono con frequenza, si fanno delle confidenze reciproche, magari confessano la propria infelicità coi rispettivi coniugi, si scambiano complimenti… tale comportamento può essere già considerato tradimento nonostante tra i due non vi sia mai stato alcun legame fisico o scambio di foto hot? Come sempre succede quando si parla di legge, la risposta corretta è: “dipende”. Dipende dal tono dei messaggi e dalle frasi utilizzate dai due. Se appare chiaro un coinvolgimento fisico o sentimentale, allora possiamo parlare di tradimento. Se, tanto per fare qualche esempio, la persona sposata dovesse confidare all’altra una forte attrazione, rivelandole il proprio desiderio o l’intenzione di avere un contatto più ravvicinato, oppure dovesse rivelarle di essersi ormai “affezionato” e di volerle bene, allora per i giudici ciò è già sufficiente per parlare di infedeltà.

Viceversa, il semplice scambio di parole che, per quanto intime e confidenti, potrebbero anche trovarsi sulla bocca di due amici allora non può far parlare di adulterio.

Le numerose telefonate o i semplici scambi di messaggio, quindi, di per sé, escludono qualsiasi responsabilità se il tenore delle parole non risulti inequivoco. 

Come ha chiarito la Cassazione [1], la relazione di un coniuge con estranei comporta l’addebito per la separazione non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge.

Pertanto il semplice scambio, tra una persona sposata e un terzo, di contatti telefonici o via internet  senza che però risulti tra i due alcun coinvolgimento sentimentale, non può costituire una relazione adulterina. Il legame platonico non implica alcuna colpa. In questo gioca anche l’eventuale notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza tra i soggetti interessati.

Se però la relazione platonica viene esteriorizzata in comportamenti visibili a tutti – come succede quando una coppia, dopo essersi conosciuta su una chat, inizia a frequentarsi – le cose cambiano e si può parlare di tradimento. La Corte di appello di Perugia [2] ha infatti detto che, in situazioni di questo tipo, si ha un’offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge. Quindi anche l’infedeltà apparente è ugualmente condannata: basta la condotta di un coniuge tale da far supporre ai terzi l’esistenza di una relazione extraconiugale, anche se in concreto una relazione non si è ancora stabilizzata. Conta infatti la reputazione e ciò che pensano gli altri visto che il fatto di “avere le corna” non è socialmente un fatto di cui andare orgogliosi. 

Separazione per tradimento virtuale: conseguenze

Le conseguenze di un normale tradimento si consumano solo nell’ambito del diritto di famiglia. Non esistono sanzioni infatti di diritto civile né tantomeno penale. Di tanto avevamo parlato in Tradimento coniugale: è reato? In pratica, il giudice, una volta accertata l’infedeltà, pronuncia il cosiddetto addebito ossia l’imputazione di responsabilità a carico del coniuge fedifrago. Ma cosa comporta l’addebito? Gli unici due effetti che derivano dall’infedeltà riguardano il caso di separazione:

  • l’infedele non può chiedere l’assegno di mantenimento, neanche se povero o disoccupato;
  • l’infedele non ha diritti sull’eredità dell’ex coniuge qualora quest’ultimo dovesse morire dopo la separazione (a seguito del divorzio si perdono in ogni caso i diritti successori).

Tali conseguenze riguardo anche il caso di tradimento virtuale, ma solo quando esso sia causa di addebito. Difatti c’è tradimento e tradimento. Di ciò parleremo meglio nel successivo paragrafo.

Tradimento via web: c’è responsabilità? 

Non basta però accertare l’esistenza di un tradimento online per attribuire al relativo coniuge la colpa per la separazione (il cosiddetto addebito). Come chiarito dalla Cassazione [3], infatti la relazione intrecciata da uno dei coniugi sul web non è un elemento sufficiente per addebitare a questi la fine del matrimonio, qualora manchi la prova che la storia virtuale sia stata la causa effettiva del fallimento del matrimonio. Secondo la Suprema Corte, per l’addebito non basta la sola violazione dei doveri coniugali prevista a carico dei coniugi, ma occorre verificare se la trasgressione online abbia determinato la crisi della coppia.

Detto in parole povere, laddove si dovesse rilevare che il matrimonio stava già naufragando per altre ragioni e il tradimento non è stata la causa ma solo l’effetto di una situazione pregressa, determinate da altre cause, non è più possibile parlare di addebito.

Si pensi al caso di un uomo già tradito che, per reazione, tradisca a sua volta. O a quello di una moglie vessata e maltrattata che, in conseguenza di ciò, trovi conforto in un altro uomo.

Singolare e unica nel suo genere è una pronuncia della Corte di Appello di Catania [4] secondo cui i rapporti virtuali e conversazioni a contenuto erotico con altre donne, tramite una chat, pur non integrando violazione del dovere di fedeltà coniugale, sono comunque sintomatici di un atteggiamento nei confronti del coniuge di noncuranza e disinteresse; pertanto, pur non potendosi addebitare la separazione al coniuge che li intrattiene, non può neppure addebitarsi la separazione all’altro coniuge se, a causa di questi fatti, si allontana dal domicilio domestico.

Secondo il Tribunale di Perugia [5] non ci può essere addebito nel caso di un semplice rapporto di amicizia con persona dell’altro sesso, quando non ci sono elementi per configurare una concreta e riconosciuta ipotesi di adulterio.

Detto in sintesi i messaggi amorosi ritrovati in una chat sullo smartphone sono indubbiamente causa di addebito [6]; non lo è invece una relazione platonica non caratterizzata da coinvolgimento sentimentale [7].

Approfondimenti

Amore platonico: è tradimento?

Tradimento online e separazione

Sesso su internet: si può chiedere la separazione?


note

[1] Cass. sent. n. 8929/2013: «In tema di separazione giudiziale dei coniugi, non può essere pronunciato l’addebito nei confronti del coniuge che abbia intrattenuto, con altra persona, contatti telefonici e via Internet, concretizzanti però un legame solo platonico, senza i connotati – anche solo apparenti – di una relazione sentimentale adulterina, e comunque non tradotto in contegni offensivi per la dignità e l’onore dell’altro coniuge (nella specie, la Suprema corte ha confermato, anche nell’iter motivazionale, la sentenza di merito che aveva escluso l’addebito anche sul rilievo della mancanza di prova della condivisione, da parte di quel coniuge, dell’infatuazione manifestata dal partner, e quindi del reciproco coinvolgimento sentimentale)».

[2] C. App. Perugia sent. del 28/09/1994 «Sussistono i presupposti della separazione con addebito a carico del coniuge il quale, pur senza porre in essere un adulterio reale, intrattenga con un estraneo una relazione platonica che, in considerazione degli aspetti esteriori con cui il sentimento è coltivato e dell’ambiente ristretto in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà, comportando offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge».

[3] Cass. sent. n. 14414/2016.

[4] C. App. Catania sent. del 30.03.2015.

[5] Trib. Perugia, sent. del 14.03.2000.

[6] Cass. sent. n. 5510/2017

[7] Cass. sent. n. 8929/2013. 

Autore immagine https://it.depositphotos.com


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