Donna e famiglia | Articoli

Come si calcola l’assegno divorzile?

25 Maggio 2020
Come si calcola l’assegno divorzile?

I criteri per determinare la misura del contributo economico dopo la fine del matrimonio.

Il tuo matrimonio è finito, ma non hai alcun rimpianto. Sai bene che l’amore non è eterno. Ora, però, vuoi andare avanti e rifarti una vita, dopotutto ne hai il diritto. Per questo, decidi di cercare un lavoro che ti permetta di mantenerti da sola, ma la crisi economica non ti rende il compito facile. Inoltre, hai smesso di lavorare quando ti sei sposata e ora il mercato del lavoro non ti vuole. Per adesso, percepisci il mantenimento che ti versa tuo marito ogni mese. Tuttavia, tra le diverse cose da pagare, a malapena riesci ad arrivare a fine mese. Tra qualche settimana ci sarà l’udienza per il divorzio e sei preoccupata, hai bisogno di soldi perché non ce la fai a mantenerti da sola. Ma come si calcola l’assegno divorzile? Quando spetta? Cosa dice la legge? Se sei interessata alle risposte, allora ti consiglio di proseguire nella lettura del seguente articolo.

Cos’è l’assegno divorzile?

L’assegno divorzile è un contributo economico periodico (di solito, mensile) che l’ex coniuge deve corrispondere all’altro dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

A chi spetta l’assegno divorzile?

Caratteristica fondamentale dell’assegno di divorzio è che viene riconosciuto al coniuge impossibilitato a procurarsi i mezzi necessari per il proprio sostentamento. Quindi, la funzione del contributo economico è:

  • assistenziale, cioè finalizzato a garantire al coniuge più debole una vita dignitosa;
  • compensativa e perequativa: basata sul principio di solidarietà. In altre parole, va riconosciuto al coniuge un assegno proporzionato al contributo dato alla formazione del patrimonio comune e alla formazione della ricchezza dell’altro coniuge e, quindi, garantire una sorta di “compensazione”.

Alla luce del recente orientamento giurisprudenziale [1], la disparità economica esistente tra gli ex coniugi non giustifica sempre l’assegno di divorzio, ma occorre qualcosa in più che vedremo a breve.

Come viene calcolato l’assegno divorzile?

L’assegno divorzile non scatta automaticamente, ma previo accertamento, da parte del giudice, dei seguenti fattori:

  • le ragioni che hanno giustificato il divorzio, tenendo conto anche di eventuali colpe: ad esempio, se la fine del matrimonio è stata causata dal tradimento del marito;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge: classico esempio è la moglie che ha rinunciato al proprio lavoro per rimanere a casa e prendersi cura dei figli. Tale condotta è valutata dal giudice come una forma di contributo al matrimonio;
  • i redditi di ciascun coniuge: in altri termini, il coniuge che richiede l’assegno divorzile non deve essere autosufficiente dal punto di vista economico;
  • la durata del matrimonio: ossia se l’unione è durata tanto tempo l’ex coniuge (ad esempio, la moglie) ha più possibilità di ottenere l’assegno;
  • l’età dell’avente diritto: ad esempio, se l’ex coniuge ha 60 anni e non ha più la possibilità di lavorare;
  • le ragioni oggettive che non consentono all’ex coniuge di procurarsi da solo i mezzi di sostentamento. Questo può capitare, ad esempio, quando il coniuge perde il proprio lavoro oppure non ha mai lavorato per tutta la durata del matrimonio.

Come puoi notare, non esiste un criterio che permetta di quantificare l’esatto ammontare del contributo. Tocca al giudice, valutando i predetti fattori, determinare la misura dell’assegno solo qualora risulti che il richiedente non disponga di adeguati mezzi o che sia impossibilitato a procurarseli per ragioni obiettive non dipendenti dalla sua volontà. In poche parole, occorre verificare se il coniuge non sia autosufficiente dal punto di vista economico. Come dimostrare tale aspetto? Secondo la Cassazione, occorre verificare se chi richiede l’assegno:

  • abbia dei redditi di qualsiasi specie;
  • il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  • la capacità e la possibilità di lavorare: se, ad esempio, la moglie è in perfetta salute ed è giovane, allora può cercare e trovare benissimo un impiego retribuito;
  • la disponibilità di una abitazione stabile.

Il famoso tenore di vita [2], invece, non rientra più tra i criteri di liquidazione dell’assegno, ciò in quanto il divorzio estingue definitivamente il rapporto matrimoniale.

Assegno divorzile: come viene corrisposto? 

L’assegno può essere somministrato con la cadenza stabilita dal giudice (in genere, mensile) oppure, su accordo delle parti, in un’unica soluzione (se ritenuta equa dal tribunale), cioè trasferendo all’ex coniuge una cospicua somma di denaro in una sola trancheSe si opta per la seconda soluzione, cioè ottenere l’assegno in un’unica soluzione, il coniuge beneficiario non può:

  • avanzare successivamente alcuna domanda di contenuto economico;
  • chiedere la revisione dell’assegno;
  • ottenere una parte del Tfr percepito dall’ex coniuge.

Assegno divorzile: quando non spetta?

L’assegno in questione non spetta quando:

  • viene appurato che il matrimonio è finito esclusivamente per colpa del coniuge che richiede il contributo economico; 
  • non ci sono i presupposti per il riconoscimento dell’assegno;
  • il coniuge si sposa una seconda volta oppure va a convivere con un’altra persona;
  • il coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno muore oppure fallisce;

Va ricordato che nel momento in cui il beneficiario superi la situazione di difficoltà economica e riesca a mantenersi da solo, allora perde il diritto a percepire l’assegno divorzile.

Assegno divorzile e assegno di mantenimento: qual è la differenza?

Spesso, si parla di assegno divorzile e di mantenimento come se fossero la stessa cosa. In realtà, ci sono delle differenze, pur trattandosi sempre di un contributo economico. In particolare:

  • l’assegno divorzile spetta solo dopo lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Quindi, quando il rapporto coniugale è ormai estinto;
  • l’assegno di mantenimento spetta prima del divorzio, cioè dopo la separazione personale dei coniugi e, quindi, in una fase ancora transitoria del rapporto.

note

[1] Cass. sent. n. 6519/2020 del 09.03.2020.

[2] Cass. sent. n. 11538/17 dell’11.05.2017.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube