Coronavirus, come limitare i contagi con la telemedicina

18 Marzo 2020
Coronavirus, come limitare i contagi con la telemedicina

L’antidoto è la tecnologia: le visite online sarebbero la ricetta per garantire cure a domicilio in sicurezza. Una strada che in Italia è ancora poco praticata.

Il digitale ci salverà. Non solo dà ossigeno a molte aziende permettendo loro di andare avanti, in tempo di Coronavirus, attraverso il telelavoro. La medicina stessa dovrebbe essere più tele-. O se preferite più smart. Perché è anche così che si salvano vite e si tronca sul nascere la possibilità di contagi, al tempo stesso senza correre il rischio di abbandonare o lasciare indietro qualcuno.

Un ricorso più sistematico alla telemedicina permetterebbe di evitare i contatti tra pazienti e medici di famiglia, una delle categorie più esposte nella lotta senza quartiere al Coronavirus. In provincia di Viterbo, per dirne una, c’è un paese in cui un’intera giunta è stata costretta alla quarantena per aver avuto contatti con un medico di famiglia risultato positivo al Covid-19. Un esempio, tra tanti, che rende bene l’idea di quanti rischi in meno si potrebbero correre, in un momento in cui è essenziale contenere l’espansione del virus: il picco massimo è previsto a fine settimana.

Una soluzione, quella delle visite online, via Skype o con altri programmi che consentano la videochiamata, caldeggiata soprattutto dagli stessi camici bianchi. E finora poco praticata in Italia. Anche perché servirebbero miniattrezzature per la diagnosi delocalizzata di cui non disponiamo, se non in quantità esigua. Non mancano, quindi, solo le mascherine, ma anche mezzi di contenimento del virus più moderni e all’avanguardia, dichiara all’Adnkronos Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano.

Il suo suggerimento è quello di riconvertire fabbriche e attrezzarle per la produzione di mascherine, il primo strumento che consente di “schermare” i medici che curano pazienti positivi. E poi di puntare sulla tecnologia “in modo da poter assistere con costanza e in sicurezza quei pazienti dimessi dopo una polmonite da Coronavirus o chi sta male e si sta curando a casa. I numeri di malati a domicilio e convalescenti cresceranno sempre di più e diventerà un grosso problema”.



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