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Coronavirus: stop sport all’aperto

18 Marzo 2020
Coronavirus: stop sport all’aperto

Bocciato lo stop all’ordinanza De Luca: viene prima la salute pubblica. 

Le Regioni non ancora invase dal Coronavirus temono l’epidemia di Milano e iniziano ad adottare le maniere dure. Come quella di non fare più sport all’aperto. Perché prima del fitness viene sempre la salute pubblica. E visto che non si tratta più di tutelare solo le fasce deboli della popolazione (abbiamo visto in questi giorni che in terapia intensiva finiscono anche persone dai 30 ai 50 anni) ecco che arriva l’ordinanza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che vieta, fra l’altro, l’attività sportiva all’aperto. Ordinanza che il Tar di Napoli ha ritenuto, per il momento, legittima bocciando l’istanza cautelare con cui se ne era chiesto lo stop. 

La base legale sono disposizioni legislative che consentono agli enti territoriali di intervenire su specifiche situazioni locali. E i dati dell’unità di crisi costituita a Palazzo Santa Lucia indicano che i casi di contagio «sono in continua e forte crescita» nelle cinque province: priorità, dunque, alle misure di tutela. 

È quanto emerge dal decreto monocratico 416/20 depositato oggi dal Tar Napoli. La trattazione collegiale nella camera di consiglio del 21 aprile. Per il momento i napoletani dovranno accontentarsi di saltare la corda a casa. 

Tuttavia, la mossa di De Luca potrebbe tornare prepotentemente alla ribalta non solo in Campania ma in tutto il Paese. Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, minaccia di vietare qualsiasi attività all’aperto se il comportamento degli italiani non sarà più rigoroso nel rispetto delle regole dettate per il contenimento dei contagi. Secondo Spadafora, infatti, «l’appello generale era di restare a casa. Se questo appello non viene ascoltato verremo costretti a porre un divieto assoluto» che interesserebbe attività come, ad esempio, il jogging.



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1 Commento

  1. Premetto che faccio sport da quando ero bambino e non sono quindi uno sportivo dell’ultima ora, detto questo fa specie che si vieti una sana attività fisica in “solitaria” e poi si avallino le code chilometriche fuori ai supermercati. per non parlare delle calche interne, le uscite ogni cinque minuti con cani che fino a trenta giorni fa erano costretti a mettersi il pannolone e cosa più assurda gente che va dal tabaccaio a comprarsi il corroborante polmonare. I soloni scientifici e gli pseudo esperti presenzialisti dai vati talk dimenticano che questo è un virus che colpisce i polmoni (quindi certificare come indispensabile l’uscita per comprarsi le sigarette è alquanto strano, ma si sa il dio denaro comanda sempre) e che si trasmette non respirando aria ma venendo a contatto di particelle emesse da persona infetta con colpi di tosse, starnuti o parlando.. Quindi cosa è peggio (e pericoloso per la salute pubblica), fare una corsetta alle 6,00 di mattina in solitaria quando in giro non c’è nessuno, nemmeno il controllore, respirando finalmente un po’ di aria non inquinata da idrocarburi o accalcarsi a fare salotto due tre volte al giorno fuori a un supermercato, portare a spasso il cane per chilometri o uscire per andarsi a comprare il veleno per i polmoni? Essendo l’Italia, ormai nazione non più di Santi, poeti e navigatore, ma di furbi, furbetti e furboni mi vedrò costretto, per continuare a fare un po’ di attività, ad adeguarmi programmando un bel giro di supermercati e tabaccai, possibilmente accompagnandomi ad un cane preso a noleggio. Auguro a tutti noi di uscire quanto prima da questa situazione sperando che questa emergenza ci abbia insegnato qualcosa.

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