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Coronavirus: slitta l’apertura delle scuole

19 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: slitta l’apertura delle scuole

L’Istituto superiore di Sanità chiede di tenere gli istituti ancora chiusi. Non si rientrerà prima di Pasqua, forse nemmeno prima del 6 maggio.

Quello che tutti sospettavano sta per diventare una certezza. Le scuole, chiuse dal 21 febbraio in Lombardia e Veneto e dal 9 marzo nel resto del Paese per l’emergenza coronavirus, non riapriranno ai primi di aprile: il ritorno in aula verrà di nuovo rinviato. Con inevitabili conseguenze non soltanto a livello didattico, perché prolungare la chiusura degli istituti significa anche dover pensare a chi rimane altri giorni con i figli in casa nelle famiglie in cui i genitori sono giustificatamente assenti.

L’Istituto superiore di sanità si è convinto del fatto che lo stop alle lezioni fino al 3 aprile non basta. Che occorre tenere ancora a casa alunni, docenti e personale amministrativo. Fino a quando? È quello che il Governo deve ancora decidere. Sicuramente fino a dopo Pasqua, questo appare ovvio. D’altronde, già ai primi di marzo il comitato tecnico-scientifico nominato per l’emergenza aveva segnalato che la chiusura delle scuole avrebbe un senso se attuata per almeno due mesi. Nelle regioni del Nord più colpite dal coronavirus, i due mesi scadrebbero verso la fine di aprile, nelle altre ai primi di maggio. Ipotizzando una data, si potrebbe dire il 6 maggio. Non prima.

A spingere ulteriormente sulla necessità di tenere le scuole vuote sono i presidenti di alcune regioni. Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, ad esempio, parla dalla sua quarantena di rientrare almeno il 15 aprile perché «bisogna favorire le misure rigide», visto l’andamento dei contagi, mentre il collega delle Marche, Luca Ceriscioli, ha chiesto al Governo «che non gli venga in mente di andare a riaprire le scuole». Per non parlare di Attilio Fontana che, dall’alto del grattacielo della Regione Lombardia, continua a insistere su un inasprimento delle restrizioni.

Il posticipo della riapertura delle scuole chiederà un maggiore sforzo per garantire la didattica a distanza, oggi «zoppa» in alcune zone d’Italia ed una revisione del sistema per l’assegnazione dei voti agli alunni. Senza dimenticare le prove della Maturità: il Miur assicura che l’anno scolastico non sarà perso ma deve ancora decidere come gestire gli esami di Stato.



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