Coronavirus: geolocalizzazione per controllare le uscite

19 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: geolocalizzazione per controllare le uscite

Si parte dalla Lombardia, dove verranno utilizzate le celle telefoniche per monitorare gli spostamenti. Il Garante: attenzione all’uso dei dati sensibili.

Una sorta di «Grande Fratello» per tenere sott’occhio il flusso di persone che, incuranti dei divieti, continuano a spostarsi da una parte all’altra delle città anziché restare a casa, come impongono le norme di prevenzione contro la diffusione del coronavirus. Anziché le telecamere, però, verrà utilizzato il satellite, puntato – ma potrebbe essere solo l’inizio – sulla regione Lombardia.

Le autorità lombarde hanno deciso di utilizzare la geolocalizzazione per controllare i movimenti dei cittadini. Verrà usata la piattaforma EO15, già utilizzata per l’Expo 2015 di Milano, ma al contrario: se allora lo scopo del sistema era quello di favorire il flusso di persone, ora sarà quello di evitarlo.

Le celle telefoniche – spiega l’assessore all’Innovazione della Regione Lombardia, Fabrizio Sala – verranno utilizzate per sapere dove si creano assembramenti. Ci sarà un monitoraggio per fasce orarie, in modo da capire se la gente si trova maggiormente in giro negli orari di entrata e di uscita dal lavoro oppure in altri momenti del giorno più difficili da giustificare. Va detto che dal 21 febbraio, cioè dal giorno in cui è cominciata l’emergenza coronavirus in Italia, gli spostamenti si sono ridotti del 60%. C’è ancora, quindi, un 40% su cui lavorare.

Sull’uso della geolocalizzazione per «spiare» i movimenti della popolazione si è sollevato un piccolo «caso», rientrato con l’intervento dell’Autorità Garante della privacy. Il problema era chiarire il trattamento dei dati raccolti dal sistema di monitoraggio satellitare. La conclusione è che è possibile ricorrere a questa tecnologia per individuare spostamenti e possibili assembramenti, ma stando attenti all’utilizzo dei dati personali delle singole persone. «Non esistono preclusioni assolute nei confronti di determinate misure in quanto tali», commenta il Garante per la privacy Antonello Soro. «Vanno studiate però molto attentamente le modalità più opportune e proporzionate alle esigenze di prevenzione, senza cedere alla tentazione della scorciatoia tecnologia solo perché apparentemente più comoda, ma valutando attentamente benefici attesi e costi, anche in termini di sacrifici imposti alle nostre libertà».

Ad oggi, in tutta Italia, sono oltre 43mila le denunce contro chi ha violato l’obbligo di rimanere a casa per evitare l’ulteriore diffusione del Covid-19. Molte sono state fatte nei confronti di chi, incuranti delle regole, hanno organizzato dei pic-nic o dei barbecue tra parenti e amici, hanno frequentato un bar aperto (così pure il barista si è preso la denuncia) o si dava appuntamento al parco con altre persone. Più di un milione i controlli effettuati dalle forze dell’ordine in tutto il Paese. In Campania, gli assembramenti di persone vengono controllati anche dall’Esercito. Il reato contestato è quello del mancato rispetto di un provvedimento dell’Autorità.



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