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Genitore disabile: obbligo di mantenimento dei figli

19 Marzo 2020
Genitore disabile: obbligo di mantenimento dei figli

Padre o madre con invalidità e con difficoltà economiche: i figli sono tenuti a prestare gli alimenti?

Tua madre è malata e disabile: ha una pensione di invalidità che l’Inps le versa mensilmente. Le sue condizioni economiche sono tali da non consentirle di mantenersi più da sola. Così ha iniziato a chiedere degli aiuti a te e a tuo fratello. Nessuno di voi, però, naviga in buone acque. Tu, ogni tanto, le dai una mano facendole la spesa e assistendola a casa. Tuo fratello non fa neanche quello. Ora vostra madre vorrebbe agire contro di voi in tribunale per obbligarvi a versarle degli aiuti economici. A sostegno di tale pretesa richiama il fatto di avere un’invalidità che non le consente di lavorare. Quali chance di vittoria avrebbe in una eventuale causa? Cosa prevede la legge in merito all’obbligo di mantenimento dei figli verso un genitore disabile? La questione è stata di recente analizzata dal tribunale di Agrigento [1]. Ecco quali sono stati i chiarimenti forniti dai giudici siciliani.

Differenza tra alimenti e mantenimento 

I doveri tra genitori e figli non sono simmetrici. 

Padre e madre devono prendersi cura del figlio fino alla sua indipendenza economica, garantendogli non solo lo stretto indispensabile per vivere ma anche il soddisfacimento dei bisogni meno essenziali come quelli della vita di relazione, l’abitazione, l’istruzione, la salute, lo sport. È ciò che la legge chiama «obbligo di mantenimento». 

Viceversa, i doveri dei figli verso i genitori entrano in gioco solo qualora questi si trovino in condizioni tali da mettere a serio rischio la loro stessa sopravvivenza; in più, sono limitati alle spese per il cibo, la salute e l’alloggio. Sono i cosiddetti «alimenti». 

La differenza tra le due ipotesi è sostanziale:

  • il mantenimento scatta sempre, non appena si mette al mondo un figlio (anche se da una relazione tra persone non sposate), a prescindere dallo stato di bisogno; esso permane fino all’indipendenza economica del beneficiario. Al contrario, gli alimenti scattano solo in caso di stretta necessità (è un obbligo eventuale e non certo);
  • il mantenimento ha un oggetto più ampio rispetto agli alimenti, non limitandosi solo al vitto e all’alloggio ma anche ai bisogni voluttuari, resi tuttavia rilevanti dalla necessità di garantire una crescita sana, equilibrata e in relazione con le altre persone;

Quando il figlio deve garantire gli alimenti al genitore?

Il figlio è tenuto a versare gli alimenti al genitore solo se quest’ultimo non ha un coniuge in grado di provvedere a lui. Quindi, se il marito o la moglie del richiedente è ancora in vita e ha la possibilità economica di versare gli alimenti, il figlio non è tenuto a farlo. Viceversa, in caso di persona non sposata o vedova, l’obbligo degli alimenti ricade su tutti i figli, ciascuno in proporzione alle proprie capacità economiche (pertanto, in presenza di più fratelli, l’importo degli alimenti non va ripartito in quote uguali ma in relazione al rispettivo reddito).

L’obbligo di versare gli alimenti al genitore scatta solo quando ricorrono entrambe le seguenti condizioni:

  • il genitore si deve  trovare in un reale stato di bisogno fisico o economico;
  • non deve essere in grado di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento. Con la parola «sostentamento» si intendono solo i beni di prima necessità come il vitto, l’abitazione, il vestiario e le cure mediche. Tale stato deve essere valutato in relazione alle effettive condizioni del soggetto, tenendo conto di tutte le risorse economiche di cui il medesimo dispone, compresi i redditi ricavabili dal godimento di beni immobili di proprietà o in usufrutto, e della loro idoneità a soddisfare le sue necessità primarie.

Il genitore che richiede gli alimenti deve comunque dimostrare al giudice la capacità reddituale del figlio, senza la quale non è possibile calcolare la misura dell’assegno. 

Si può costringere un fratello a versare gli alimenti al genitore?

Unico soggetto che può chiedere gli alimenti è il genitore. Se questi decide di non agire nei confronti di un figlio, gli altri non possono sostituirsi al posto suo. Pertanto, un fratello non può obbligare l’altro fratello – neanche ricorrendo in tribunale – a versare gli alimenti al genitore. Solo quest’ultimo è legittimato a farlo.

Genitore disabile: bisogna versare gli alimenti?

Come anticipato, il diritto agli alimenti si configura solo quando risultano provati lo stato di bisogno e l’incapacità di provvedere al proprio mantenimento attraverso l’impossibilità di esplicare un’attività lavorativa. Pertanto – secondo la sentenza in commento – non è sufficiente una semplice difficoltà economica, dovuta dalla situazione di invalidità e dalla percezione della pensione sociale. 

Lo stato di bisogno non coincide con la difficoltà economica. Lo stato di bisogno «esprime l’impossibilità per il soggetto di provvedere al soddisfacimento dei suoi bisogni primari, quali il vitto, l’abitazione, il vestiario, le cure mediche, e deve essere valutato in relazione alle effettive condizioni dell’alimentando, tenendo conto di tutte le risorse economiche di cui il medesimo dispone, compresi i redditi ricavabili dal godimento di beni immobili». Pertanto, limitarsi a dimostrare di godere della pensione sociale non basta per ritenere integrato il presupposto applicativo della norma. 

note

[1] Trib. Agrigento, sent. n. 1096/2019 del 9.08.2019.

Tribunale di Agrigento –Sezione civile -Sentenza 9 agosto 2019 n. 1096

REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI AGRIGENTO SEZIONE UNICA CIVILE

in persona del Giudice, dott.ssa Maria Margiotta, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella controversia iscritta al n. 63 del registro generale affari civili dell’anno 2016TRA(…)  (CF:  (…)),  nata  ad  F.  (A.)  il  (…),  elettivamente  domiciliata  in  Porto  Empedocle  alla  via  (…), presso  lo  studio  dell’avv.  Gi.Pi.,  che  la  rappresenta  e  difende  in  forza  di  procura  alle  liti  a margine dell’atto introduttivoATTRICEE(…) (CF: (…)), nato a T. (G.) il (…)CONVENUTO CONTUMACE

avente ad oggetto: obbligazione alimentare;

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con  l’atto  introduttivo del  presente  giudizio  (…)  conveniva  in  giudizio  il  figlio  (…)  in  quanto soggetto  obbligato  ai  sensi  degli  artt.  433  e  ss.  c.c.  e  chiedeva  al  Tribunale  di  condannare quest’ultimo alla corresponsione, in proprio favore, di un assegno mensile di Euro 500,00.Deduceva,  invero,  che -dopo  la  morte  della  sorella,  la  quale  provvedeva  al  soddisfacimento dei  suoi  bisogni  primari -versava  in  “serie  difficoltà  economiche”  non  percependo  alcun reddito,  ad  eccezione  di  un  “misera  pensione  sociale”  di  Euro  3.688,00 annui,  essendo, peraltro,  impossibilita  a  svolgere  attività  lavorativa  a  causa  delle  gravi  patologie  da  cui  era affetta.Il  convenuto,  pur  ritualmente  evocato  in  giudizio,  non  si  è  costituito  e  all’udienza  del  30 maggio 2017 ne è stata dichiarata la contumacia.Il  giudizio  è  stato  istruito  mediante  produzioni  documentali;  all’udienza  del  15  maggio  2019 parte attrice precisava le conclusioni e la causa veniva posta in decisione con il termine per il deposito della sola comparsa conclusionale.

Ciò  premesso  inpunto  di  fatto  e  venendo  all’accertamento  della  fondatezza  delle  domande spiegate  da  (…),  deve  osservarsi  che  quest’ultima  ha  affidato  la  prova  del  proprio  diritto  alla prestazione  alimentare  da  parte  del  figlio  alla  documentazione  reddituale  relativa  agli  anni 2013-2018, nonché a quella medica attestante le proprie condizioni di salute.Da  tali  atti,  si  evince  che  in  effetti  l’attrice,  almeno  fino  all’anno  2017  (considerato  che  per l’annualità 2018 i dati non risultano disponibili) non ha percepito alcun reddito imponibile, ad eccezione  della  pensione  di  invalidità  erogata  dall’INPS,  pari  a  circa  Euro  3.688,00  annui, secondo quanto dalla medesima allegato.Dalle   risultanze   istruttorie   emerge,   inoltre,   che   (…)   è   invalida   al   74%,   con   riduzione permanentedella capacità lavorativa dal 74% al 99% (cfr. verbale INPS allegato alla memoria ex art. 183, co. 6, n. 2 c.p.c.).Ebbene, con riguardo all’accertamento dello stato di bisogno, deve rilevarsi, innanzitutto, che esso non coincide con la difficoltà economica.Tale  condizione  si  configura,  invero,  quando  un  soggetto  è  privo  di  risorse  per  far  fronte  alle sue  necessità  primarie,  ovvero  non   dispone   di   mezzi   sufficienti  per  condurre   una   vita dignitosa, tenuto conto anche delle attitudini e della posizione sociale in cui versa (vedi Cass. n.  25248/2013,  secondo  cui  “lo  stato  di  bisogno,  quale  presupposto  del  diritto  agli  alimenti previsto   dall’art.  438   cod.  civ.,  esprime   l’impossibilità  per  il   soggetto   di   provvedere  al soddisfacimento  dei  suoi  bisogni  primari,  quali  il  vitto,  l’abitazione,  il  vestiario,  le  cure mediche,   e   deve   essere   valutato   in   relazione   alle   effettive   condizioni   dell’alimentando, tenendo  conto  di  tutte  le  risorse  economiche  di  cui  il  medesimo  disponga,  compresi  i  redditi ricavabili  dal  godimentodi  beni  immobili  in  proprietà  o  in  usufrutto,  e  della  loro  idoneità  a soddisfare le sue necessità primarie”; cfr. Trib. Vicenza, sez. II, 11.9.2017, secondo cui “lo stato di  bisogno,  presupposto  del  diritto  agli  alimenti  ex  art.  438  c.c.,  esprime  l’impossibilità  per  il soggetto  di  provvedere  al  soddisfacimento  dei  suoi  bisogni  primari  e  deve  essere  valutato  in relazione alle effettive condizioni dell’alimentando. Assumono a tal fine rilievo tutte le risorse economiche di cui il richiedente disponga, compresi i redditi ricavabili dal godimento di beni immobili  in  proprietà  o  in  usufrutto,  e  della  loro  idoneità  a  soddisfare  le  sue  necessità primarie”).Invero,  (…)  non  ha  fornito  elementi  probatori  che  consentono  di  ricavare  con  certezza  la sussistenza  dellostato  di  bisogno,  che  non  si  identifica  con  il  “fatto  oggettivo  dell’assenza  di reddito”  (così  Cass.  n.  3334/2007)  e  che  andrebbe  accertato  in  una  prospettiva  globale rapportata   alla   fattispecie   concreta -senza   considerare,   d’altra   parte,   che   dalla   visura catastale  e  dalla  dichiarazione  di  successione  in  atti  (delle  quali  chi  giudica  ben  conosce  il valore,  per  così  dire,  indiziario)  risulta  che  la  madre  dell’attrice  era  proprietaria  di  un  bene immobile,  sito  nella  medesima  via  dove  l’attrice  risulta  residente  e  che  dal  verbale  INPS  la stessa risulta pensionata -.A tale proposito, non può non tenersi conto che l’attrice ha allegato  genericamente di pagare un  canone  di  locazione,  senza  fornire  alcuna  precisazione  in  ordine  alle  ulteriori  spese necessarie alsuo sostentamento che non riesce a coprire con la pensione che percepisce.


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