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Come rimandare un’udienza civile in tribunale

19 Marzo 2020
Come rimandare un’udienza civile in tribunale

È possibile allungare i tempi del processo? Quali sono le cause per cui il giudice concede il rinvio dell’udienza. 

Si sente spesso dire che i processi sono lunghi e che proprio tale lunghezza consente ai più furbi di farla franca. Nelle more della sentenza c’è tutto il tempo per vivere come se nulla fosse; in più, c’è chi ne approfitta per adottare le contromisure volte a limitare i danni di una eventuale condanna. 

Qualcuno, però, lo fa di proposito e si chiede come rimandare un’udienza civile in tribunale proprio per “prendere tempo”. Ma è davvero possibile? La legge consente di allungare il processo senza una valida ragione? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Perché il processo civile è lungo?

Innanzitutto, è bene comprendere qual è la vera causa dei ritardi del processo. Proveremo a fornire una risposta con spirito cinico ma realistico.  

Una parte della “colpa” – se così vogliamo chiamarla – è della legge che prevede una serie di udienze a volte inutili. Con un po’ di buona volontà, tutta l’attività processuale potrebbe essere concentrata in una o poche udienze. 

In secondo luogo, la colpa è dello Stato e delle risorse destinate al settore giustizia. I giudici sono pochi rispetto alla mole di lavoro da smaltire e così sono costretti, tra un’udienza e l’altra, a dare rinvii molto lunghi. Proprio questo porta gli stessi magistrati a sforare i termini che la legge assegna loro per pubblicare le sentenze: termini che, nel rito ordinario, variano da 30 a 60 giorni, mentre nel rito del lavoro sono di 15 giorni.

Possiamo poi scaricare un’altra parte della colpa sulla burocrazia e sull’inefficienza di alcune strutture. A volte, le notifiche non vengono eseguite nei termini, le ricevute di consegna degli atti giudiziari si perdono nei meandri del tribunale o negli uffici degli ufficiali giudiziari, i testimoni non si presentano, ecc.

Un’ultima quota di colpa è di alcuni avvocati che, nell’ottica di tirare quante più frecce disponibili nell’arco, sollevano a volte contestazioni inutili ed eccentriche che, tuttavia, hanno il solo effetto di rendere più difficoltosa l’istruzione della causa e l’acquisizione delle prove.

Insomma, il processo civile è lungo per una serie di concause che potrebbero essere eliminate solo dal legislatore, con un taglio però anche a numerose garanzie previste dall’attuale legge.

Si può rimandare un’udienza civile?

La vecchia procedura consentiva agli avvocati di chiedere rinvii con maggiore facilità rispetto ad oggi. La successiva riforma del processo civile, nell’ottica di tagliare i tempi, ha previsto delle fasi processuali ben scandite temporalmente, vietando le richieste di rinvii non validamente motivate. In più, il ministero della Giustizia impone oggi ai magistrati di rispettare dei termini massimi per la decisione delle cause, sottoponendoli a controlli periodici.

Alla luce di ciò, quando si può chiedere un rinvio? Vediamo alcuni dei casi più frequenti.

Rinvio per richiesta degli avvocati

Si può chiedere un rinvio, innanzitutto, ogni volta che c’è un accordo tra i rispettivi avvocati. La semplice richiesta, però, non basta se non è supportata da una motivazione. Quindi, si può giustificare il rinvio dell’udienza per tentare una conciliazione bonaria tra le parti e verificare se c’è la possibilità di un componimento della lite. È altresì frequente la richiesta di rinvio se uno degli avvocati è gravemente malato oppure oggettivamente impossibilitato (gravidanza, lutto improvviso, ecc.).

La sola richiesta di un avvocato, non confortata dal consenso dell’altro, non consente al giudice di riconoscere al primo il rinvio a semplice richiesta. 

Rinvio per assenza dei testimoni

Uno dei motivi più “gettonati” di rinvio di udienza riguarda la comparizione dei testimoni. Nella fase istruttoria della causa – quella cioè della raccolta delle prove – il giudice sente i testimoni indicati dalle parti. È obbligo di questi presentarsi in tribunale, ma ben potrebbe essere che ciò non avvenga per le più disparate ragioni: ad esempio, un impedimento lavorativo, una malattia, un’altra concomitanza di maggior rilievo (ad esempio, un concorso pubblico), l’errore nella notifica della citazione. In tutti questi casi il giudice, constatata l’assenza del testimone, rinvia la causa ad ulteriore udienza. Se l’assenza è validamente motivata, non vengono adottati provvedimenti sanzionatori nei confronti del soggetto assente. In caso contrario, il giudice potrebbe imporre una multa e il successivo accompagnamento coattivo con le forze dell’ordine; ma ciò non succede quasi mai. Così, anche se il testimone si è semplicemente “dimenticato” di presentarsi in tribunale il magistrato dispone un rinvio. Solo se l’assenza si protrae ulteriormente possono scattare le multe da 100 a 1.000 euro per il testimone assente.

Rinvio richiesto dal consulente tecnico d’ufficio (ctu)

Spesso, succede che il giudice, nel corso della causa, nomini un perito per effettuare delle valutazioni tecniche (ad esempio, un medico legale). È il cosiddetto CTU. Il giudice gli assegna un termine per il deposito dell’elaborato. Potrebbe, però, avvenire che il consulente non faccia in tempo a finire il lavoro; in tal caso, potrebbe chiedere un rinvio del termine assegnatogli, con conseguente slittamento della successiva udienza.

Difetti di notifica

La prima udienza di un processo civile è rivolta a verificare il rispetto delle regole di procedura. Tra queste c’è ovviamente la notifica degli atti giudiziari a tutte le parti interessate al processo. Ben potrebbe succedere che alla causa siano interessati più di due soggetti: si pensi al classico esempio del risarcimento da incidente stradale ove, oltre ai conducenti, deve partecipare anche l’assicurazione del responsabile. In questi casi, se il giudice verifica che una delle notifiche non è andata a buon fine rinvia l’udienza per il rinnovo delle stesse formalità.

I termini per le note

Il nostro processo civile consente sempre agli avvocati delle parti di chiedere tre termini (che vengono puntualmente concessi) subito dopo la prima udienza:

  • un termine di 30 giorni per precisare le proprie domande introduttive;
  • un termine di altri 30 giorni per controdedurre alle note precedenti dell’avversario e presentare le proprie richieste istruttorie, allegando documenti, indicando la lista di testimoni o richiedendo eventuali consulenze;
  • un termine di altri 20 giorni per controdedurre alle note istruttorie della controparte. 

In tutti questi casi, l’udienza viene sempre rinviata. 

Morte di una delle parti

Se muore una delle parti in giudizio, il processo si interrompe per dare all’avvocato della parte superstite un termine per notificare l’atto processuale agli eredi dell’avversario.



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