Diritto e Fisco | Editoriale

Cancellato il segreto bancario: l’Agenzia delle Entrate come le SS.

3 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 gennaio 2012



L’Agenzia delle Entrate controlla in via diretta l’estratto conto bancario o postale di ogni cittadino. Che fine fa il segreto bancario?

Dal primo gennaio 2012, ogni estratto conto bancario o postale non sarà recapitato solo al titolare, ma anche all’Agenzia delle Entrate.

Questa previsione cancella definitivamente nel nostro Paese il segreto bancario (che già nel 2003, con l’anagrafe tributaria, era stato duramente minato). Peraltro una norma dell’ex ministro Tremonti sembrava andare nello stesso senso, obbligando gli Istituti di Credito a comunicare all’Agenzia delle Entrate tutti i clienti a rischio evasione. Ma la disposizione era stata presa cum grano salis, poiché era difficile immaginare le banche – ormai tutte a rischio liquidità – denunciare i propri correntisti.

Ma da oggi le cose cambiano in modo radicale. Banche, poste e tutti gli intermediari finanziari avranno un vero e proprio obbligo di comunicare al fisco qualsiasi movimentazione dei conti correnti. Le informazioni saranno poi valutate dall’Agenzia delle Entrate, che elaborerà delle “liste nere” dei contribuenti a rischio evasione. Queste informazioni, infine, saranno conservate per anni negli archivi informatici, per essere poi riesumate all’occorrenza.

Insomma, una presunzione di colpevolezza per il solo fatto di appartenere a una razza: quella, in questo caso, dei liberi professionisti, degli imprenditori e di quanti altri movimentano il proprio conto corrente senza avere un unico soggetto – il datore di lavoro – a versarvi i redditi.

In questo modo, tutte le eventuali incongruenze tra il reddito dichiarato e il denaro che transita sul conto verranno immediatamente stanate. Il che renderà gli Istituti di credito un forziere dei soli redditi leciti (non so con quanto piacere per la lobby bancaria).

Nello stesso tempo, l’Agenzia delle Entrate si trasformerà in una sorta di SS tedesca. Benché si tratti di un’autorità amministrativa, il suo potere sarà pari a quello di un magistrato, con la possibilità di ispezionare preventivamente, senza autorizzazioni e nei confronti di chiunque, colpevoli e innocenti. Tutto ciò solo sulla scorta dell’analisi dei tabulati effettuata da un computer: duemila server che conosceranno al centesimo i segreti finanziari della popolazione, utilizzeranno le 22.200 informazioni al secondo che transiteranno dai processori per stanare gli evasori.

Onde giustificare questo stato di emergenza, l’Istat ha reso noto che, in Italia, ogni anno l’evasione fiscale raggiunge i 275 miliardi di euro, ossia dieci volte il valore della manovra Monti, con una sottrazione all’erario di circa 120 miliardi (tremila euro a contribuente).

Siamo però sicuri che il “nero” sia il vero male di questo Paese?

In Italia ci sono due livelli di economia: una in superficie e una nascosta. Quest’ultima manda avanti la prima, perché “spende” liberamente e senza troppi pensieri, grazie al suo essere fuori da ogni controllo fiscale.

Così, anche l’evasione del “piccolo contribuente”, propinataci come il cancro dell’Italia, non è detto che lo sia. Fino ad oggi, infatti, è stata proprio l’economia sommersa a mandare avanti il sistema. Fuori dai controlli dei redditometri e dei misuratori di spesa, il “nero” circolava con maggiore disinvoltura sui registratori di cassa, alimentando spese e consumi. Soldi che poi solo apparentemente venivano sottratti all’erario, ma che invece venivano tassati a valle, con l’imposizione indiretta, cioè al momento degli acquisti. Non dunque con l’Irpef, ma con le imposte sui consumi (l’IVA) o le varie accise.

In un modo o nell’altro, dunque, anche il “nero” tornava allo Stato. Anzi, rimpinguava le casse erariali in modo esponenziale, secondo il noto principio economico del “moltiplicatore”. Più consumi vogliono infatti dire più domanda; più domanda equivale a un aumento dell’offerta; la quale necessita di investimenti da parte delle aziende e quindi di richiesta di posti di lavoro. Una serie di passaggi che comportavano, per il Fisco, entrate a titolo di IVA, contributi previdenziali e quindi IRPEF.

Invece ora la rinnovata lotta all’evasione, o quella contro gli spostamenti del denaro contante, o ancora il redditometro applicato su tutta una nuova fascia di beni voluttuari (addirittura sugli animali domestici e sui viaggi), rischia di bloccare anche quel secondo livello nascosto di economia. Niente più consumi, niente IVA; niente più posti di lavoro, niente contributi previdenziali e niente imposta sulle persone fisiche. Anzi, l’aumento della disoccupazione è un costo ulteriore per lo Stato, che deve erogare i relativi contributi.

Che poi, forse, non è il “nero” ad assorbire la ricchezza di questa nazione, quanto quelle carte assorbenti che sottraggono per sempre i flussi di denaro dal nostro mercato. La criminalità organizzata, per esempio, prima industria del nostro Paese, attinge risorse e, anziché rimetterle in circolazione, le sposta all’estero. Nelle banche svizzere si trovano i patrimoni dell’alta finanza, anch’essi sottratti ai nostri mercati.

Come se tutto ciò non bastasse, i costi di questo nuovo obbligo per le banche saranno sopportati dai clienti (dubbi in proposito?). Come infatti ha già ammesso Federi Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit ai microfoni di Radio 24, le spese che l’Istituto di Credito dovrà compiere per inviare le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate saranno addebitate ai correntisti stessi.

Come dire che bisognerà pagare il proprio boia per il colpo di mannaia destinatoci.

 


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13 Commenti

  1. Se si fosse fatta da anni una seria lotta all’evasione, forse adesso non si arriverebbe al controllo dei c/c.
    Le colpe certo non sono di che le tasse le paga alla fonte (magari alcuni faranno del lavoro nero per arrivare alla fine del mese) ma da chi dichiara 15000€ è possiede di tutto, certo i liberi professionisti onesti non hanno da temere niente ma quanti? poi ci sono i commercianti e non solo che guadagnano meno dei loro dipendenti, che in alcuni ma rari casi potrebbe anche succedere, insomma con il fisco si sono creati consensi, non ti cerco tu mi voti.:
    se poi………….. le banche mi aumentano le spesa per combattere l’evasione mi potrebbe andare bene, sempre che sia così + entrate – spese.
    Forse vivo in una favola, quella di credere che ognuno paghi in base al suo reddito qualunque sia, basta che fatto onestamente.

  2. credo che l’articolo sia un pò catastrofista sotto vari punti di vista.. in primo luogo se non ce nulla da nascondere, e mi rivolgo ai liberi professionisti, nel caso in cui il fisco richieda un analisi piu approndita su determinate movimentazioni sospette,credo si possa agevolmente dimostrare che le operazioni siano state attuate nella piena legalità. In riguardo al secondo punto (evasione fiscale) credo che sia fondamentale in uno stato democratico assicurare ai cittadini un equale trattamento soprattutto dal punto di vista fiscale. Pagare le tasse, sempre se il sistema a monte è sano, significa ottenere servizi più validi, una migliore qualità della vita, e quindi un paese più efficiente. Non è moralmente accettabile sostenere che non pagare significa agevolare l’economia e quindi essere quasi degli eroi, salvatori della patria…

  3. Non sorprende che un avvocato, in quanto libero professionista, non veda di buon occhio questa “catastrofica” riduzione della “privacy” finanziaria che sta per abbattersi sulla categoria.
    Ma paragonare l’Agenzia delle Entrate al corpo delle SS è una visione troppo faziosa, per una serie di ragioni: uno, lo scopo della consultazione dei dati bancari è quello di rilevare discrepanze tra quanto dichiarato e quanto effettivamente movimentato sul proprio conto (senza che vi debba essere per forza un’analisi qualitativa puntuale degli acquisti o dei pagamenti effettuati). Due, tali analisi, come detto correttamente nell’articolo, verranno effettuate in prevalenza da computer, senza che vi sia quindi intervento umano. Nei casi “non sospetti”, ovvero per tutti i cittadini onesti, ciò si traduce in un intervento nullo da parte dell’operatore dell’Agenzia. Che un computer anonimo e automatico verifichi se quanto ho dichiarato a fine anno corrisponde a quanto mi è entrato sul conto, non mi sembra un’operazione da SS. Tre, l’equazione “Economia Sommersa sostiene l’Economia Legale” è una relazione che può essere sostenuta solo e soltanto se la si considera dal punto di vista dell’evasore. Solo chi evade, infatti, usufruisce di reddito in nero che può reinvestire nell’economia di superficie, generando (come detto) ulteriori consumi, ulteriori entrate erariali, posti di lavoro ecc ecc. Per il lavoratore dipendente, maggior sommerso equivale a maggiori tasse le quali, essendo trattenute alla fonte, non possono in alcun modo essere evase. Non usufruendo di ulteriori entrate (lecite o illecite che siano), ne discende che il reddito complessivo del lavoratore dipendente si riduce: ciò, per lo stesso principio prima impiegato, si ripercuote in minori consumi da parte dei lavoratori dipendenti, quindi minori entrate da IVA per lo Stato, e quindi minori posti di lavoro.
    Considerando, infine, che i lavoratori dipendenti in Italia sono enormemente più numerosi dei liberi professionisti, mi sembra logico dedurre che i costi generati (per molti) dall’evasione sono in realtà molto superiori ai vantaggi (per pochi) associati. Quattro, il fatto stesso che l’evasione sia un atto deplorevole, illecito e moralmente sbagliato, dovrebbe bastare da solo a far decadere ogni tentativo di intravedervi potenziali benefici o vantaggi! Per la stessa identica linea di principio, potremmo trovare vantaggi nella mafia (la quale genera posti di lavoro, e quindi consumi, e quindi più IVA), nella corruzione, ecc. ecc.

    1. Il discorso sul “nero” restava più a livello teorico e provocatorio. Però c’è una grossa differenza tra “nero” e mafia. Il nero torna in circolo nel nostro territorio, mentre i proventi della criminalità organizzata finiscono nelle banche estere. Una non piccola differenza per la nostra economia.

  4. Caro Avv. penso che non sia sempre così, anche i lavori (appalti, subappalti) in nero della criminalità organizzata, mafia, camorra ecc ecc finisce nei paradisi fiscali, o sbaglio.

  5. allora, vogliamo dirla tutta?
    la voragine del debito puibblico, viene dal fatto che una merce, diciamo, un medical device, una siringa, costerebbe 50, e invece viene acquistato a 100, quel 50 di più, finisce in tasca a qualcuno, per qualunque fine, arrichimento personale, o finanziamento di qualunque attività di qualunque genere.
    Per far ciò, il sistema di controllo, dev’esser connivente, altrimenti, tutto ciò non sarebbe possibile.
    Un metodo, classico, diciamo, è quello del falso in bilancio.
    Se vendo degli immobili, come ente della PA, e metto la vendita come sopravvenienze attive nelle poste di bilancio, tutto andrebbe bene, ma il fatto è che quell’immobile non è mai stato venduto, oppure lo è stato ma ad un prezzo inferiore di quello nelle poste di bilancio.
    Questo buco di bilancio corrisponde, pari pari, ad un tot di denaro finito in tasca a qualcuno.
    La povera Corte dei Conti, s’è finita la voce a dirlo, nessun rappresentante istituzionale l’ha mai ascoltata.
    Sarebbe l’ora che qualcuno cominciasse!
    Carlo Cipriani, Firenze

  6. Piove. Mi si è rotto il vetro della finestra. L’acqua viene abbondante nella mia bottega artigiana. In casi del genere mi sono sempre servito di un omino, un pensionato, che va in vetreria e compra il vetro a misura e me lo cambia in 20 minuti circa e io gli pago il vetro comprato e il suo lavoro e con 20 euro che gli metto in mano sistemo il guaio. Ma oggi? Non ha partita iva l’omino. Devo chiamare un’impresa. La chiamo. Mi risponde che prima di domani non può venire. Bene, per evitare il «nero», lascerò che l’acqua salga e salga nella mia bottega artigiana.

    Tutto ciò per dire che il diritto, quando non tiene conto di quell’esperienza comune dell’uomo comune di cui parlava Capograssi, è solo un artifizio o un che di estraneo alla «Natur der Sache» teorizzata dai grandi giuristi del Novecento tedesco.

  7. Non condivido nulla. Altrimenti perchè sanzionare i rapinatori, visto che spendono in Italia quanto ottenuto con violenza? Anche loro vanno al supermarket o nei vari negozi.

    Io invece propongo l’abbasssamento della soglia di rilevanza penale dell’evasione; esposizione al pubblico ludibrio per gli evasori, esclusione degli stessi da qualsiasi beneficio pubblico o inerente il cosiddetto stato sociale ( esenzione ticket, borse di studio, esenzioni e deduzioni ecc) fino a concorrenza dell’importo evaso. Per la criminalità organizzata invece propongo non solo di incrementare la lotta culturale al fenomeno, ma anche di innalzare il livello del contrasto miliatre, riconoscendo la natura terroristica del vincolo associativo alle varie organizzazioni malavitose.

  8. La verità è, che non abbiamo fiducia nelle istituzioni pubbliche, sono loro ad insegnarci a come evadere, vedasi le varie consulenze dei dipendenti delle varie Agenzie. L’italiano endemicamente è un “evasore” e quelli che pagano le tasse, sono quelli, che non possono farne a meno. Ormai ci hanno abituati al consumismo e alla bella vita al di sopra delle nostre possibilità. Comunque “SERPICO” è anticostituzionale, vedi “ADELE” in Germania. Ci sarà un sacco di lavoro per gli Avvocati e Fiscalisti, grazie e grazie M. Monti.

  9. Credo che il sistema Italia sia troppo complesso per essere riassunto in poche righe anche se ognuno con i propri commenti ha ben approfondito i vari aspetti. Condivido quello che dice l’avv. Greco perché i costi per il mantenimento di uno studio legale, così come per la gestione di un’impresa sono elevati per tutti i costi e gli adempimenti burocratici esistenti che assorbono il 70% delle risorse di un professionista o di un imprenditore. Concordo con Roberto in merito alle consulenze prestate dai dipendenti pubblici in generale in “nero” e comunque incompatibili con il loro contratto in favore della P.A.; per non parlare di quei dirigenti che sono al vertice di 10/20 amministrazioni e nessuno li vede mai mentre ci sono professione, quella di avvocato in primis, che ti impediscono di svolgere qualsiasi altra attività in quanto incopatibile. Oppure si viene considerati evasori perché si percepisce un reddito insufficiente ma si continua a svolgere l’attività senza profitto trascurando che magari alle spalle c’è il nostro più grande ammortizzatore sociale (la famiglia) o che rinunciando a quella professione si rischierebbe la disoccupazione per cui è meglio poco che niente! Sono d’accordo con Domenico che si lamenta con la mancanza di aspetto pratico di chi ci governa e fa le leggi senza pensare che, nell’esempio dei 20 € al pensionato, oltre a sottrarre al fisco importi ridicoli (che però se moltiplicati possono incidere), rivolgersi ad una ditta specializzata può costarci in termini di tempistica con conseguenze nefaste e talora irreversibili – l’allagamento dell’intero negozio e il danneggiamento dei beni ivi contenuti. Ma alla fin fine nessun governo vuole mai la riduzione degli sprechi, degli stipendi e privilegi dei parlamentari, la repressione degli appalti truccati che fanno lievitare i prezzi,… i costi delle siringhe ne sono un esempio che variano da regione a regione… E credo che quello che sta facendo Monti, pur nella sua buona fede, penalizzerà sempre i soliti: dipendenti, pensionati, giovani, ammalati cioè coloro che dovrebbero essere sussidiati e che il suo tentativo di cambiamento non sortirà risultati come dire: “… affinché tutto resti com’è occorre che tutto cambi…” Quello che mi auguro è di avere tratto delle conclusioni sbagliate.

  10. Io continuo a pensare che chi evade sia un ladro. Se evade poco ruba poco, se evade molto ruba molto. Ma sempre ladro è.

  11. Se la pressione fiscale in Italia fosse al 25 % tutti pagherebbero le tasse . Ma non è così . Il total tax rate ( pressione fiscale complessiva ) che grava sulle imprese italiane e allo stratosferico livello del 68 % . Una vera follia . Chi ha accettato di sottoporsi ad una tale pressione ( più o meno consapevolmente ) come il sottoscritto ha finito con trovarsi inevitabilmente in difficoltà . La logica secondo cui siccome c’è qualcuno che non paga maggiore dovrà essere la pressione fiscale sugli altri è una logica folle perché serve soltanto a distruggere le imprese che cercano di stare alle regole . Per quanto riguarda evasione fiscale e esportazione di capitali , se non coincidono , non vi è dubbio che è molto più grave la seconda della prima in quanto solo con la seconda abbiamo una sottrazione di moneta dalla ” circolazione ” nazionale ” .

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