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Non presentarsi in tribunale come testimone

29 Maggio 2020 | Autore:
Non presentarsi in tribunale come testimone

Teste: è obbligato a rispondere alla convocazione in udienza? Cosa succede al testimone che non giustifica l’assenza? Legittimi impedimenti: quali sono?

Ci può essere qualcosa di più sgradito di una bolletta, di un avviso di pagamento o di una cartella dell’Agenzia delle Entrate? Probabilmente sì: si tratta della citazione come testimone in tribunale. Per chi non ha mai reso una testimonianza, trovarsi un avviso del genere nella cassetta della posta può essere davvero una doccia gelata. La prima reazione, quella istintiva, è di non presentarsi perché non si ha nulla da dire al giudice; dopo un po’, però, leggendo con attenzione la citazione, ci si rende conto che sottrarsi a quest’obbligo non è così semplice. Cosa succede a non presentarsi in tribunale come testimone?

Con questo articolo ti spiegherò perché bisogna rispondere a una citazione come teste e quali sono le conseguenze nel caso in cui non ci si presenti senza un giustificato motivo. Se anche a te è giunta una lettera con cui il tribunale oppure un avvocato ti invita a recarti in udienza per deporre in qualità di persona che ha assistito ai fatti, allora prosegui nella lettura: ti spiegherò cosa succede a non presentarsi in tribunale come testimone.

Intimazione a teste: cos’è?

Il nostro discorso non può che cominciare dall’intimazione a comparire in tribunale che viene recapitata a coloro che vengono citati come testimoni. La citazione può provenire direttamente dal tribunale (o dalla Procura della Repubblica, nel caso di procedimento penale) oppure da un avvocato.

L’intimazione recapitata al testimone non è altro che un invito a presentarsi all’udienza indicata per deporre in qualità di teste, cioè di persona che può fornire informazioni utili sul fatto per il quale si procede.

Citazione: chi la fa?

Come detto, la citazione a comparire in qualità di testimone può essere inviata direttamente dal tribunale (per la precisione, dalla cancelleria del giudice innanzi al quale si procede), dalla Procura della Repubblica ovvero dall’avvocato.

In genere, nel processo civile sono gli avvocati delle singole parti a curare questo adempimento: ciò significa che, nel caso di contezioso civile, sono i legali di fiducia a inviare una raccomandata a/r con la quale si intima al teste di comparire in una data udienza.

Il tribunale procede alla citazione diretta solamente nel caso in cui quella curata dall’avvocato non abbia sortito effetti (nel senso che il teste, nonostante l’avviso, non si è presentato) e si renda necessario notificare sia la nuova citazione a comparire che l’ammenda per non aver giustificato la propria assenza al primo invito.

Nel processo penale i testimoni sono invece citati dalla Procura della Repubblica, nel caso di testi presenti nella lista della pubblica accusa, oppure dagli avvocati, nel caso di testi presenti nelle liste della difesa.

Anche nel processo penale è possibile che la citazione dei testimoni avvenga a cura del tribunale: ciò accade quando sia necessario disporre un’ammenda oppure l’accompagnamento coattivo.

Testimone: chi è?

Perché si viene citati in tribunale in qualità di testimone? Il testimone è colui che può riferire informazioni utili sulla vicenda che è oggetto del giudizio.

In genere, il testimone ha assistito direttamente ai fatti: pensa a colui che sia stato presente a un sinistro stradale oppure a una lite. Il testimone può essere anche persona che ha svolto un’attività utile per ricostruire gli avvenimenti: pensa al tecnico di parte, oppure agli appartenenti alle forze dell’ordine che hanno svolto attività d’indagine.

Testimonianza: è obbligatoria?

Non presentarsi in tribunale come testimone è un bel problema, in quanto la testimonianza è obbligatoria. In pratica, colui che è stato citato come testimone è costretto a recarsi in tribunale e ad assolvere al proprio compito; se non lo fa, rischia di andare incontro a determinate sanzioni e, nello specifico:

  • a pagare un’ammenda che può raggiungere anche i mille euro;
  • a subire l’accompagnamento coattivo, nel senso che verrà prelevato direttamente dalle forze dell’ordine e condotto, volente o nolente, in tribunale.

Teste: cosa rischia se non si presenta in tribunale?

Dunque, il teste che non si presenta in tribunale rischia innanzitutto di essere ammendato dal giudice: la sanzione economica va dai cinquantuno ai cinquecentosedici euro nel processo penale (con eventuale maggiorazione pari alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa); dai cento ai mille euro in quello civile.

Nel caso in cui il teste non si presenti in tribunale nemmeno dopo l’ammenda, allora il giudice disporrà l’accompagnamento coattivo, al quale non ci si può sottrarre, pena il rischio di incorrere nel reato di resistenza a pubblico ufficiale nell’ipotesi in cui si reagisca alle forze dell’ordine.

Testimone: come non presentarsi in tribunale?

Abbiamo chiarito che l’ufficio del testimone è obbligatorio e che, pertanto, chi viene citato in tribunale in tale qualità non può sottrarsi all’adempimento. La legge consente tuttavia al testimone che non possa proprio recarsi in udienza di giustificare la sua assenza, salvo l’obbligo di presenziare alla successiva convocazione.

Dunque, in linea di massima un testimone può non presentarsi in tribunale se è in grado di addurre un legittimo impedimento, evitando così sia l’ammenda che l’accompagnamento coattivo.

Gli impedimenti che giustificano la mancata risposta alla convocazione sono sostanzialmente legati alla salute; dunque, potrà non comparire in tribunale il teste che, seppur regolarmente citato, faccia giungere alla cancelleria del tribunale (oppure all’avvocato, se citato da questi) un certificato medico che attesti l’assoluta impossibilità a poter raggiungere le aule di giustizia.

Come esempio di impedimento che giustifica la mancata comparizione, si pensi alla persona dializzata che debba recarsi in ospedale per il trattamento proprio il giorno in cui è stato convocato in tribunale, oppure a colui che debba sottoporsi a cicli di chemioterapia che non gli consentono di uscire di casa. Ugualmente, sarà giustificato il testimone che è ricoverato in ospedale ovvero che è impossibilitato a muoversi per qualsiasi altra ragione.

Di regola, non giustificano gli impedimenti diversi da quelli di salute, come ad esempio quelli derivanti dalla propria attività lavorativa: e infatti, il datore di lavoro (pubblico o privato) è tenuto a giustificare l’assenza del dipendente citato a comparire in tribunale.

A questa regola, tuttavia, possono fare eccezione gli impedimenti che costringono il teste a una trasferta lavorativa, con conseguente impossibilità a presenziare all’udienza. Dunque, il testimone citato per una data udienza che però si trovi all’estero o fuori sede per lavoro, sarà ovviamente giustificato e citato a comparire a nuova data.

Testimone: la malattia giustifica sempre l’assenza?

Non sempre la malattia del testimone giustifica la mancata comparizione in tribunale: giurisprudenza costante ritiene che il teste assente sia giustificato soltanto se la malattia, debitamente certificata, non gli consenta la deambulazione, ovvero gliela consenta in maniera estremamente difficoltosa.

In pratica, ciò significa che un semplice stato influenzale non giustifica la non comparizione del testimone in udienza.

A tale rigoroso orientamento fa da contraltare una considerazione che occorre riportare: in genere, i tribunali sono abbastanza clementi con gli impedimenti dei testimoni, giustificando anche quelli non propriamente fondati.

È, dunque, difficile che un teste che abbia giustificato la propria assenza venga ammendato: ciò che è importante è dimostrare di aver avuto cura di comunicare il proprio impedimento e di essere disponibile a testimoniare per l’udienza successiva.


note

Autore immagine: Canva.com


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