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Come assicurarsi una rendita

19 Marzo 2020
Come assicurarsi una rendita

Come investire i propri risparmi, proteggere il capitale e ottenere piccoli guadagni annuali per integrare lo stipendio.  

Rendita: la parola che fa sognare milioni di lavoratori costretti, ogni giorno, ad alzarsi presto per uno stipendio ai minimi della sopravvivenza. Ai tempi della lira, le speranze degli aspiranti miliardari erano racchiuse nella schedina domenicale del totocalcio o nel biglietto della lotteria di capodanno. C’era poi chi si accontentava – si fa per dire – di investire i risparmi nel mattone per poi campare con gli affitti. 

I sistemi per vivere di rendita, in realtà, sono molto più vari ma spesso aleatori. Il rischio è proporzionale alla velocità con cui si spera di raggiungere la serenità economica. Come dire: per fare “soldi facili” non basta la bravura ma è necessario anche un pizzico di fortuna. 

Come assicurarsi una rendita? In realtà, la prima cosa che bisognerebbe chiedersi è «che tipo di rendita ci si aspetta». Parlare infatti di ricchezza, in un periodo di crisi economica, è fuorviante e rischia di alimentare illusioni. La rendita potrebbe oggi essere un semplice sostegno allo stipendio o un appoggio in più per quando si andrà in pensione. Inoltre, come un albero non può nascere senza un seme, anche la rendita necessita di un capitale iniziale da far fruttare. Il più delle volte, il capitale è costituto da denaro, ma potrebbe anche consistere in un’attività lavorativa svolta senza attendere immediati ricavi come la predisposizione di un sito internet o di un canale YouTube. Ed è proprio partendo da internet che risulta più facile scoprire come assicurarsi una rendita: non solo verificando le esperienze delle altre persone per come da queste raccontate sui forum, ma sfruttando anche la nuova tecnologia per guadagnare.

Ecco allora alcuni degli strumenti – tradizionali e non – per assicurarsi un futuro più sereno.

Rendite su internet   

Se pensi alla rendita come a un sistema per guadagnare senza lavorare, allora internet non è ciò che fa per te. Il web dà la possibilità di sfruttare i nuovi mezzi di comunicazione per avere uno stipendio più o meno solido a seconda dello sforzo profuso e dell’originalità dell’idea. 

Aprire un canale YouTube – se molto visitato, con più di 100mila iscritti e decine di migliaia di visualizzazioni a video – consente di ottenere una remunerazione non inferiore a 1.500 euro al mese. Come? Partecipando ai sistemi di monetizzazione di Google (proprietario della piattaforma). In pratica, all’atto della creazione del canale, bisognerà richiedere alla società americana l’attivazione delle pubblicità all’interno dei propri video (tutto avviene via internet, compilando un modulo predisposto sul pannello autore). Sui ricavi derivanti dagli sponsor, poi, il titolare del canale otterrà una percentuale fissa che gli viene versata mensilmente da Google sul conto corrente. L’importo deve essere dichiarato all’Agenzia delle Entrate, per cui verrà tassato.

L’importante è avere qualcosa da dire e saperlo dire. Documentare i propri viaggi, raccontare le proprie esperienze, fare dei videocorsi di cucina o di ginnastica: le soluzioni sono infinite. 

Un altro sistema, molto simile a quello appena detto, riguarda l’apertura di un blog o di un giornale online. La creazione di un sito consente di guadagnare attraverso i banner pubblicitari. Anche in questo caso, bisognerà appoggiarsi a una concessionaria di pubblicità, la più importante delle quali è gestita da Google (Google Adsense). Leggi anche Come guadagnare online.  

Trading

Oggi, la parola trading va molto di moda, alimentata anche dalle numerose piattaforme online. Il trading non è altro che l’attività di acquisto e vendita di titoli azionari. Si tratta di ciò che fanno i comuni operatori di borsa. Nonostante però le pubblicità facciano credere di poter diventare ricchi grazie al trading, la realtà è completamente diversa. Innanzitutto, per avere dei ricavi bisogna essere persone informate sugli andamenti economici dell’economia nazionale e locale (l’oscillazione delle azioni dipende, infatti, da numerosi fattori che vanno tenuti sempre sotto controllo). In secondo luogo, il rischio di eventi improvvisi che possano far crollare un titolo è enorme, con conseguenti perdite di tutto il capitale messo da parte. 

Proprio per questo, chi intende fare investimenti “seri” si affida a degli esperti in grado di gestire il proprio portafoglio. 

Le banche, in prima linea, danno la possibilità di gestire un pacchetto di titoli con un proprio consulente. La legge tutela il risparmiatore dalle truffe, imponendo all’istituto di credito di chiedere al cliente quale profilo di rischio intende sopportare (maggiore è il rischio, più elevati saranno i guadagni). In secondo luogo, la banca deve verificare, con un quiz scritto, il livello di preparazione dell’investitore nell’ambito del mercato azionario, in modo da definire il flusso di informazioni da fornirgli periodicamente. In ultimo, nel caso di cali improvvisi del titolo, il cliente va sempre avvisato tempestivamente in modo che possa decidere eventuali disinvestimenti. 

Titoli di Stato, buoni postali e libretti

Una delle forme di investimento più tradizionali nel nostro Paese sono i titoli di Stato, in particolare quelli a medio termine. Bot e Btp costituiscono anche il metodo migliore con cui gli italiani conservano i propri soldi. Tuttavia, di recente, i rendimenti si sono abbassati e non è più possibile parlare di vera e propria rendita ma solo di un sistema per tutelarsi dall’inflazione.

I buoni postali offrono dei rendimenti leggermente superiori al semplice deposito del denaro sul conto corrente, sono garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti ed, in più, non scontano imposte all’atto della successione. 

Anche i libretti postali sono uno strumento molto usato e garantiscono un interesse attivo tra l’1% e il 3% lordo annuo, risultando così molto più convenienti del tradizionale conto corrente. 

Conti deposito

Sempre per chi si accontenta, ci sono i conti deposito. Si tratta di uno strumento finanziario messo a disposizione da numerose banche che consiste nel vincolare una parte del tuo patrimonio per un periodo di tempo limitato, guadagnando attraverso un piccolo interesse.

Rendite con la casa

Come “ai vecchi tempi” può vivere di rendita soprattutto chi è proprietario di uno o più immobili. L’affitto non è più la panacea di tutti i mali come un tempo: le tasse, le spese condominiali, le periodiche ristrutturazioni comprimono gli utili dei canoni di locazione sino a quasi metà dell’importo. Tuttavia, il mattone resta pur sempre una forma di investimento visto che consente, quantomeno, di tutelare il capitale dall’inflazione e svalutazione del denaro. 

Chi ha la disponibilità di più di un immobile, dunque, riesce a ottenere dall’affitto una piccola rendita. Chi ha solo una casa potrebbe decidere di affittare una stanza, soluzione certamente ammessa dalla nostra legge. 

Non solo. C’è anche la possibilità di eseguire dei lavori di ristrutturazione all’interno dell’appartamento e – se il regolamento di condominio non lo vieta – realizzare un b&b o un “affittacamere”.

Per ottenere un capitale dalla propria casa si può decidere di vendere la proprietà riservandosi l’usufrutto; di solito, è una scelta che si fa a favore di familiari.

Esiste poi il cosiddetto mutuo vitalizio ipotecario, grazie al quale il proprietario dell’immobile si fa concedere da una banca un prestito, garantito con l’ipoteca di primo grado sulla casa. Il beneficiario del mutuo può continuare a vivere nel suo appartamento fino all’ultimo dei suoi giorni. Alla morte, però, gli eredi, entro un anno, dovranno decidere se saldare il debito con la banca (oltre agli interessi), così riscattando l’immobile, oppure lasciare la casa all’istituto di credito che, in tal caso, dovrà sottoporlo a pignoramento e venderlo all’asta. Questo sistema, riservato a chi ha almeno 65 anni, consente di ottenere una immediata liquidità per vivere di rendita.

Fondi pensione e Pip

Con l’acronimo “Pip” si intendono i piani individuali pensionistici: si tratta di somme che vengono versate a una banca o ad un’assicurazione e che, da queste investite, andranno ad accumularsi nel tempo per poi essere restituite al momento della pensione sottoforma di assegno mensile. Si tratta, quindi, di uno strumento per assicurarsi una rendita quando si smetterà di lavorare. In questo modo, non si rinuncia alla propria pensione ma se ne ottiene una ulteriore.

Un altro vantaggio è la deducibilità dalle tasse degli importi versati per il Pip fino a un limite massimo di 5.164,57 euro.

Il vantaggio dei piani pensionistici è slittato nel tempo: si tratta della classica misura volta a garantirsi una vecchiaia più serena. Ipotizziamo di aver sottoscritto nel 2008 un fondo pensione e che la somma annua investita sia stata di 1.000 euro. Se abbiamo scelto di accantonare i soldi in un fondo aperto, la somma che avremo risparmiato fino ad ora sarà di 12.564 euro. Con i fondi chiusi la somma è di 14.123 euro, considerando anche il contributo dell’azienda.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i seguenti articoli:


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