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Coronavirus: più tempo per il Fisco per controllare i contribuenti

19 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: più tempo per il Fisco per controllare i contribuenti

Il Governo sospende di pochi mesi il pagamento delle tasse, ma si assicura due anni in più per effettuare i controlli fiscali: prescrizioni e decadenze prorogate al 31 dicembre 2022.

Tra le misure previste dal decreto “Cura Italia” per sostenere economicamente famiglie, lavoratori e imprese durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19, vi sono quelle di carattere fiscale. Tuttavia, se, da un lato, la necessità era offrire ai cittadini e alle imprese una sospensione dei termini di pagamento delle imposte, delle tasse e dei contributi, dall’altro lato, l’intento del Governo è stato quello di “aiutare” il Fisco. Dietro l’apparente conquista di una sospensione del pagamento delle imposte, si nasconde una grave violazione dei diritti dei contribuenti.

Vediamo perché.

Sospensione ritenute fiscali e Iva Coronavirus

Il Decreto ha concesso la sospensione fino al 30 aprile 2020 dei termini relativi ai versamenti delle ritenute alla fonte e dell’Iva (in scadenza nel mese di marzo 2020), agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Tale sospensione, prima prevista solo per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator, è stata estesa ai soggetti che gestiscono attività come palestre, centri benessere, bar, ristoranti, asili nido e scuole dell’infanzia, musei, biblioteche, parchi divertimento ecc.

I versamenti sospesi devono però essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Non è previsto il rimborso di quanto già versato.

Sospensione adempimenti fiscali Coronavirus

È prevista la sospensione di tutti gli adempimenti tributari diversi dai versamenti e diversi dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020.

I termini relativi alla dichiarazione dei redditi precompilata 2020 sono prorogati al 31 marzo.

Per chi esercita attività d’impresa, arti o professioni, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa in Italia, con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso, sono sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020, relativi a:

  1. ritenute alla fonte
  2. imposta sul valore aggiunto;
  3. contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto, si applica, a prescindere dal volume dei ricavi o compensi percepiti, a coloro che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle Province maggiormente colpite dall’epidemia Covid: Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza.

I versamenti sospesi devono essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

Gli adempimenti sospesi, invece, devono essere effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.

Per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a euro 400 mila nel periodo di imposta precedente a quello in corso, non si applica la ritenuta d’acconto, da parte del sostituto d’imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

Le ritenute d’acconto non operate devono essere versate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Sospensione cartelle e delle ingiunzioni fiscali Coronavirus

Il Decreto prevede anche la sospensione dei termini delle cartelle, degli avvisi di pagamento e delle ingiunzioni fiscali, il cui pagamento scada nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020. Tuttavia, i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione. Non si procede al rimborso di quanto già versato.

Nel periodo suddetto, è sospesa la notifica di cartelle e altri atti della riscossione.

È differito al 31 maggio 2020 il pagamento della rata scaduta il 28 febbraio relativa alla “Rottamazione-ter” e della rata in scadenza il 31 marzo del “Saldo e stralcio”.

Sospensione termini controlli fiscali Coronavirus

Veniamo ora alla parte più interessante e nascosta delle disposizioni in materia fiscale, sicuramente meno positiva per i contribuenti.

Secondo il Decreto, dall’8 marzo al 31 maggio 2020, sono sospesi i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori. Sono, altresì, sospesi i termini per fornire risposta alle istanze di interpello e, in generale, tutte le attività, non aventi carattere di indifferibilità ed urgenza.

Ebbene, alla suddetta sospensione delle attività degli uffici fiscali, viene affiancata da una disposizione che prevede una vera e propria proroga dei termini per i controlli fiscali sui contribuenti, proroga non di due mesi, ma di ben due anni!

Proroga di due anni per gli accertamenti fiscali Coronavirus

Con una disposizione apparentemente innocua e “celata” dagli ingarbugliati rinvii ad altre leggi, il Governo ha ufficialmente prorogato, per ben due anni, tutti i termini di prescrizione e decadenza relativi alle attività del Fisco.

In altri termini, mente il contribuente beneficia di un mese di sospensione per pagare le tasse, il Fisco beneficia, del tutto ingiustificatamente, di due anni in più per effettuare i controlli fiscali.

Il Decreto richiama, infatti, una norma [2] secondo la quale i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori, aventi sede nei Comuni colpiti da eventi eccezionali e per i quali è stata disposta la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, che scadono entro il 31 dicembre dell’anno o degli anni durante i quali si verifica la sospensione, sono prorogati fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione.

Come si può notare, dunque, il Governo ha concesso una piccolo spazio di sospensione del pagamento di alcune imposte per imprese e famiglie, ma fatto un grande regalo al Fisco, allungando, anche in deroga allo Statuto del Contribuente, tutti i termini di decadenza e prescrizione sino al 31 dicembre 2022.

La sproporzione tra tutela del contribuente e tutela del Fisco è inspiegabile, soprattutto nello stato di emergenza causato dall’epidemia in atto. Peraltro, sarebbe bastato sospendere i termini di decadenza e di prescrizione per lo stesso periodo di sospensione dei pagamenti, senza addirittura prorogare i termini di due anni.

Certamente, sarebbe ingiusto, in un momento in cui lo Stato necessita di risorse economiche per far fronte alle emergenze sanitarie, prorogare le scadenze dei versamenti fiscali per lunghi periodi o invogliare gli italiani ad evadere il Fisco. Ma, sbandierare la tutela del contribuente e approfittare della situazione di crisi per assicurare al Fisco maggior tempo per l’attività di controllo e riscossione, sfiora,- se non supera-, i limiti di costituzionalità.


note

[1] D.L. n. 17 marzo 2010, n. 18.

[2] Art. 12 D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 159.


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