Coronavirus e allergie: che rapporto c’è?

19 Marzo 2020
Coronavirus e allergie: che rapporto c’è?

I sintomi allergici sono in diminuzione grazie alle nuove abitudini per prevenire il Covid-19. Chi assume terapie farmacologiche e cortisoniche non deve interromperle. 

Nel periodo di piena emegenza coronavirus ci si interroga anche sul rapporto che c’è tra l’infezione da Covid-19 e le allergie, specialmente quelle stagionali ai pollini, in arrivo con la primavera in anticipo.

Qualche starnuto o colpo di tosse potrebbero essere scambiati per sintomi della pericolosa malattia; ora ad aiutarci nella risposta sui collegamenti tra queste patologie così diverse tra loro interviene Gianenrico Senna, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), interpellato in proposito dall’agenzia stampa Adnkronos Salute.

Innanzitutto, una buona notizia: “lo ‘stare a casa’, imposto dai provvedimenti restrittivi, di sicuro sta esponendo molte meno persone ai pollini“, risponde l’esperto, che è anche direttore dell’Unità Dipartimentale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Verona, riferimento del Veneto per la lotta alle allergie.

Inoltre, spiega l’allergologo, “l’uso diffuso delle mascherine, anche di quelle chirurgiche, può aiutare ad evitare che gli allergeni, di dimensioni maggiori a quelle di un virus, possano raggiungere le vie aeree”.

Un terzo fattore positivo sottolineato dal presidente della Società italiana di allergologia è “la riduzione dell’inquinamento veicolare che tende ad aggravare la patologia respiratoria”.

Dunque, questi tre fattori attualmente in azione, compreso il minore smog in città ridurranno i sintomi delle fastidiose riniti allergiche. Le allergie da pollini sono in costante aumento nella popolazione e si stima ne soffra un italiano su 4: “Il periodo in cui si manifesta l’allergia – spiega l’esperto – dipende dal tipo di polline verso cui si è sensibilizzati. Le graminacee, per esempio, iniziano a fiorire ora e per questa primavera la previsione è legata a minori crisi allergiche”.

Ma c’è un’insidia dietro l’angolo: “la diminuzione dei sintomi delle allergie non deve indurre a trascurare le terapie farmacologiche che devono essere seguite con regolarità, secondo la prescrizione dello specialista”. Non bisogna, cioè, interrompere le cure se ci si sente momentaneamente meglio.

Ci sono rischi per chi assume farmaci antiallergici in relazione al coronavirus? L’esperto ritiene di no: “I cortisonici inalatori rappresentano un presidio farmaceutico molto importante per allergici e asmatici, non hanno alcun effetto negativo e non espongono a un maggior rischio di complicazioni da Covid-19. È infatti molto importante per gli allergici evitare crisi asmatiche che possano comportare accessi ai Pronto Soccorso”, conclude Senna.

Attenzione anche alla pulizia degli ambienti, visto che due italiani su 10 soffrono di allergie agli acari della polvere. Per questo motivo è necessario arieggiare gli ambienti aprendo spesso le finestre e pulire accuratamente la casa, soprattutto letti, divani, moquette e tappeti, facili ricettacoli di polveri e dunque di acari, segnala la società scientifica.



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