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Violazione proprietà privata cortile condominiale

19 Marzo 2020
Violazione proprietà privata cortile condominiale

Violazione di domicilio o invasione di terreno altrui per chi fa manovra invadendo lo spiazzo di un altro condominio?

Ogni giorno, quando esci con l’auto, sei solito fare manovra invadendo il cortile di un condominio che si trova proprio davanti al tuo box. Questo fatto ha infastidito alcuni condomini che, per il tramite del loro amministratore, ti hanno fatto sapere di voler denunciarti. 

«Per quale ragione?» hai chiesto sorpreso. Per violazione della proprietà privata nel cortile condominiale, ti è stato risposto in modo secco. 

Ti sembra assurdo che un gesto così veniale, privo di alcuna volontà di danneggiare o infastidire i tuoi vicini, possa integrare un reato. Così hai posto la stessa domanda al tuo avvocato: «È vero – gli hai domandato – che se invado con le ruote il cortile altrui per fare manovra commetto un’invasione arbitraria di terreno?». Il legale, se ha letto la recente sentenza della Cassazione [1] che affronta proprio un caso identico al tuo, ti risponderà nel seguente modo.

A fine articolo avremo anche modo di affrontare il problema di chi parcheggia nel condominio altrui senza permesso.

Violazione di domicilio e invasione arbitraria di terreno

Quando qualcuno entra nella proprietà privata altrui si possono configurare diversi delitti a seconda del luogo ove si svolge l’azione. 

Si può parlare di violazione di domicilio (ai sensi dell’articolo 614 del codice penale) tutte le volte in cui ci si introduce nell’abitazione di un’altra persona, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle relative pertinenze. 

Si parla poi di invasione di terreni o edifici (ai sensi dell’articolo 633 del codice penale) tutte le volte in cui si invadono terreni o edifici altrui, pubblici o privati, ma solo se c’è lo scopo di occuparli o di trarne profitto.

Invasione del cortile altrui: è reato

Secondo la Cassazione l’invasione di un cortile condominiale non può certamente qualificarsi come «violazione di domicilio» non essendo qualificabile tale spazio antistante all’edificio come abitazione della vittima. 

Lo stesso comportamento potrebbe al limite far scattare il reato di «invasione di terreni o edifici»; tuttavia, a tal fine, è necessaria la volontà specifica e diretta del reo di occupare il luogo altrui o di trarne un profitto. 

Senonché, precisa ancora la Corte, il semplice fatto di eseguire una manovra con l’auto o la moto, invadendo per pochi minuti il cortile condominiale altrui, non può certo integrare tale elemento del reato. E questo per il semplice fatto che la condotta è occasionale ed episodica, mentre il delitto di invasione arbitraria di terreni si realizza quando il bene immobile altrui sia «in qualche modo» e «per qualche tempo» assoggettato ad un potere di fatto del colpevole. 

Affinché si possa parlare di reato è necessario che la permanenza all’interno del cortile di un altro condominio si protragga nel tempo per una durata apprezzabile, anche se non è necessario che il reo rimanga stabilmente su di esso. 

Insomma, detto in parole molto semplici, per denunciare chi entra nel cortile del tuo palazzo è necessario che questi abbia la volontà specifica di occupare l’immobile per un tempo apprezzabile e non solo per il tempo strettamente necessario a fare manovra; in questo secondo caso, infatti, l’intenzione è quello di un più agevole movimento del veicolo e non l’occupazione del suolo altrui, del quale all’agente non interessa nulla.

Ne consegue che, se viene riconosciuto dal giudice il carattere del tutto occasionale ed episodico dell’accesso nel terreno condominiale, il comportamento non costituisce reato. 

A ben vedere, neanche il codice civile prevede la possibilità di chiedere un risarcimento per fastidi minimi come quello in commento, salvo si riesca a dimostrare l’esistenza di ulteriori danni (ad esempio, la rottura di un cancello o di qualche mattonella). Nel 2008, le Sezioni Unite della Cassazione hanno infatti limitato il risarcimento del danno morale a quei soli comportamenti che integrano un reato (cosa che, nel caso di specie, non sussiste) o che ledono interessi costituzionali. E di certo l’occupazione, per pochi secondi, del cortile condominiale altrui non rientra in tali ipotesi.

Dunque, se anche invadere il cortile privato di un condominio è in teoria vietato, dal punto di vista pratico è un comportamento che non può essere punito. 

Parcheggiare in un cortile condominiale altrui: è reato?

Una volta appurato che una semplice manovra che invade lo spiazzo di un altrui condominio non è reato, vediamo invece se lo è il fatto di lasciarvi la propria auto magari perché all’esterno non ci sono posteggi.

In linea di principio, un comportamento del genere non consente di chiamare il carro attrezzi o i vigili urbani i quali sono legittimati a far rispettare le norme del codice della strada solo negli spazi pubblici come le strade o le piazze.

Si potrebbero allora configurare gli estremi del reato di violenza privata se il “non residente” impedisce il transito all’interno dell’altrui garage o box auto. 

Se poi il parcheggio avviene per un tempo apprezzabile, ad esempio un’intera giornata, è possibile anche parlare del reato di invasione di terreni altrui.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 10342/2020 del 17.03.2020.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 4 ottobre 2019 – 17 marzo 2020, n. 10342

Presidente Gallo – Relatore Imperiali

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza del 26/3/2014 il Tribunale di Arezzo riconosceva la penale responsabilità di R.F. in ordine al delitto di cui all’art. 614 c.p., per essere questo entrato “con lo scooter a fare manovra nella proprietà” delle parti civili il (omissis), “nonostante i divieti espressi” delle stesse parti civili, ed assolveva, invece, il R. con diverse formule da altre imputazioni a lui ascritte (art. 612 c.p., art. 594 c.p., art. 660 c.p.).

2. La Corte di Appello di Firenze con sentenza del 15/8/2018 ha parzialmente riformato la pronuncia di primo grado, riqualificando il fatto contestato come art. 614 c.p., nel delitto di cui all’art. 633 c.p., ed ha confermato nel resto la sentenza, condannando altresì il R. alla rifusione delle spese del grado sostenute dalla parte civile.

3. Avverso la sentenza della Corte territoriale ha proposto ricorso per Cassazione il R. , sollevando cinque motivi di impugnazione:

3.1. Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 521 c.p.p. e dell’art. 6 CEDU e dell’art. 111 Cost., per aver mutato il fatto originariamente contestato ai sensi dell’art. 614 c.p., punito a titolo di dolo generico, nel reato di cui all’art. 633 c.p., che richiede invece il dolo specifico, e quindi nonostante l’immutazione degli elementi strutturali della contestazione, peraltro senza consentire il preventivo contraddittorio.

3.2. Il vizio di motivazione laddove la Corte territoriale ha riconosciuto la responsabilità del ricorrente in violazione dei principi che consentono di riconoscere il reato di cui all’art. 633 solo quando vi è una stabile ed apprezzabile insistenza fisica dell’agente sul fondo altrui. e non già un accesso meramente occasionale.

3.3. Con il terzo motivo di ricorso il R. ha dedotto la violazione di legge per essere stata comminata una pena detentiva pur in presenza di un reato di competenza del giudice di pace.

3.4. Con il quarto motivo ha dedotto il vizio di motivazione perché, a fronte di una sentenza di primo grado che aveva riconosciuto l’ingresso nel fondo altrui con lo scooter solo il (omissis), la Corte ha invece ritenuto che il R. vi abbia stazionato con l’autovettura, senza specificare gli elementi da cui veniva tratta tale ricostruzione dei fatti.

3.5. Vizio di motivazione per aver ritenuto la Corte non credibile la teste G. solo perché contrastata da altro teste, senza valutare le incongruenze dei testi di parte civile dedotte con l’atto di appello.

4. La sentenza impugnata va annullata senza rinvio, dovendo riconoscersi la fondatezza del secondo motivo di ricorso.

4.1. Le sentenze di merito, infatti, hanno ritenuto che R.F. sia entrato in due occasioni con il suo ciclomotore nel cortile di proprietà delle parti civili e, riformando la pronuncia di primo grado, la Corte di appello di Firenze ha qualificato tale condotta come invasione di terreni o edifici, ai sensi dell’art. 633 c.p., nonostante l’occasionalità della condotta del ricorrente, così discostandosi dalla costante, consolidata e condivisibile giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che ha ripetutamente evidenziato che il delitto di invasione arbitraria di terreni si realizza quando il bene immobile altrui sia in qualche modo e per qualche tempo assoggettato ad un potere di fatto del soggetto agente, sicché il delitto non è integrato dalla condotta di chi si introduca precariamente nel fondo altrui (Sez. 2, n. 19079 del 03/05/2011, Rv. 250320). L’integrazione della fattispecie criminosa di invasione di terreni o edifici, infatti, implica che la permanenza sull’altrui bene immobile si protragga nel tempo per una durata apprezzabile, ancorché non sia necessario che l’agente rimanga stabilmente su di essi, purché, però, la condotta risulti effettivamente rivolta all’occupazione dell’immobile ovvero a trarne in altro modo profitto (Sez. 2, n. 11544 del 08/02/2011, Rv. 249887).

Ne consegue che, essendo stata riconosciuto dalle sentenze di merito il carattere del tutto occasionale ed episodico dell’accesso del R. nel terreno delle parti civili, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio per l’insussistenza del fatto, dovendo ritenersi assorbiti gli altri motivi di ricorso dalla fondatezza del secondo motivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Sentenza a motivazione semplificata.

 


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