Restrizioni alla libertà di circolazione: sono costituzionali?

19 Marzo 2020 | Autore:
Restrizioni alla libertà di circolazione: sono costituzionali?

I divieti imposti dai recenti decreti governativi sembrano contrastare con il diritto di libera circolazione dei cittadini, costituzionalmente garantito. Ma è proprio così?

L’emergenza Coronavirus ha imposto, come tutti sappiamo, notevoli restrizioni alla libertà di circolazione. Si può uscire solo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o altre situazioni di assoluta necessità, come fare la spesa o andare in farmacia. E bisogna dimostrarlo con l’autocertificazione, che va esibita alle forze dell’ordine al momento del controllo e comporta la responsabilità di ciò che si dichiara.

Chi esce senza motivo valido viene denunciato penalmente e rischia l’arresto o l’ammenda. I quarantenati e coloro che sono risultati positivi al test Covid-19 non possono uscire di casa per nessun motivo. Se lo fanno, si rendono responsabili del reato di procurata epidemia colposa, punito da 3 a 12 anni di carcere.

Sono misure eccezionali, introdotte per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, non hanno precedenti neppure rispetto alle emergenze di terrorismo, mafia e stragi che hanno segnato gli scorsi decenni. Alcuni si sono già chiesti se siano incostituzionali. La risposta a questa domanda non è semplice ma occorre darla.

Se fosse positiva, metterebbe in dubbio l’intero impianto restrittivo che regola il funzionamento dell’Italia in questi momenti e di cui ancora non si riesce a individuare con certezza il termine. Le regole attualmente in vigore potrebbero protrarsi ben oltre le iniziali scadenze programmate, come ha già prefigurato il presidente del Consiglio e vari esponenti del Governo, tra i quali il ministro della Salute. Per reiterarle basta emanare un altro decreto, come ormai abbiamo constatato. Senza nessun preventivo controllo parlamentare e tantomeno di legittimità costituzionale.

Non sappiamo fino a quando saremo in emergenza, non conosciamo neppure se questi sacrifici riusciranno nell’intento, quello di debellare la diffusione del virus e salvare molte vite. Ma il diritto può aiutarci a comprendere le ragioni di ciò che stiamo attraversando e arrivare a farci un’idea della fondatezza o meno di questi provvedimenti restrittivi, adottati con il dichiarato intento di combattere il Covid-19 e evitare le sue pericolose conseguenze.

Restringere la libertà di movimento dei cittadini è un provvedimento straordinario, che va adottato in situazioni di emergenze molto gravi. Si tratta di garantire la salute dei cittadini, innanzitutto, ed anche l’ordine e la sicurezza pubblica. Gli assembramenti sono focolai di rivolta e possono lasciare sul campo vittime di scontri e disordini. Ma questi motivi sono stati spesso invocati da vari regimi dittatoriali in tutto il mondo per mascherare la compressione dei diritti fondamentali dei cittadini.

Spostarsi  in lungo e in largo senza limiti sul territorio nazionale significa tante cose: godere dell’aria aperta, passeggiare per strade, sedersi nei parchi, fare sport, concludere affari, avere contatti con altre persone, nutrire relazioni. Sono esigenze che talvolta diventano indispensabili quasi come l’aria e vengono percepite maggiormente proprio quando, come adesso, diventa obbligatorio e indispensabile farne a meno.

La nostra Costituzione prevede espressamente il diritto alla libertà di movimento: l’art. 16 stabilisce che “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Come l’aria che respiriamo, non ci accorgiamo di avere queste libertà fino a quando non arriva qualcosa che le limita.

È proprio qui che sorge il vincolo: i decreti del Governo per restringere gli spostamenti sono stati basati sulle esigenze di sanità e di sicurezza dei cittadini. Motivi contemplati e previsti dalla stessa Costituzione come validi per giustificare una limitazione di un diritto che altrimenti sarebbe generale e incomprimibile.

Tutti gli esperti di sanità, che sono stati consultati prima di emanare il decreto legge del 23 febbraio e i successivi decreti del presidente del Consiglio di marzo, che hanno esteso la “zona rossa” a tutta Italia e hanno imposto i divieti di uscire e di assembrarsi e le chiusure della maggior parte delle attività commerciali, hanno detto che “il virus cammina sulle nostre gambe” e l’unico modo valido per impedire la propagazione del contagio è quello di limitare il più possibile ogni contatto tra le persone.

Detto questo, sembra evidente che la ragione delle norme emanate dal Governo è giustificata: i provvedimenti hanno il chiaro fine di limitare il contagio, nell’interesse di tutti. Non è però ancora tutto, perché una norma, per essere costituzionale, deve anche essere applicata in maniera conforme allo spirito della Costituzione; non è sufficiente averla “scritta bene” evitando un contrasto delle sue parole con le disposizioni della Carta fondamentale.

Le leggi vivono non sulla carta ma nell’applicazione concreta e quotidiana, come la Corte costituzionale insegna quando giudica in base al “diritto vivente”, cioè il modo in cui una norma viene vissuta nella pratica dei rapporti giuridici e interpretata dalla giurisprudenza.

Questo significa che le varie interpretazioni e applicazioni delle norme emanate dal presidente del Consiglio sono costituzionalmente valide se si fondano e si fonderanno, per giustificare le deroghe al vincolo del restare in casa, sulla sussistenza di uno dei tre casi espressamente previsti, cioè il lavoro, la salute e la necessità improrogabile.

Qualsiasi altro motivo per limitare gli spostamenti fuori dalle abitazioni sarebbe illegittimo. Per questo sembra consentito al Governo emanare provvedimenti ancor più restrittivi di quelli attuali, come il premier Conte ha oggi prefigurato e che potrebbero arrivare prima del prossimo week end, con l’intento di scoraggiare chi voglia trascorrerlo all’aria aperta senza valide esigenze.

Così sarebbe costituzionalmente legittimo, nell’attuale situazione emergenziale, vietare del tutto le passeggiate, lo jogging e ogni attività sportiva all’aperto e addirittura ridurre gli orari di apertura dei supermercati e delle farmacie per eliminare le “scuse” di spese frazionate, senza reale necessità di approvigionamento di generi alimentari.

Semmai ci sarebbe l’opposta esigenza di non circoscrivere troppo gli orari, perché altrimenti si aumenterebbe l’afflusso nelle poche ore a disposizione del pubblico, che diventerebbero tutte “di punta”, con il pericolo di incrementare, anziché arginare, la propagazione dei contagi. Non sarebbe costituzionale, invece, escludere del tutto la possibilità di rifornirsi di medicinali o di cibo o vietare in termini assoluti di recarsi in ospedale in caso di reale pericolo per la salute.

Ogni limitazione di un diritto costituzionalmente garantito deve avere una sua ragione fondante e una giustificazione evidente e comprensibile ai cittadini. Tutto questo, nel caso dei provvedimenti emergenziali varati per contenere il Coronavirus, sembra esserci e la grande maggioranza della popolazione se ne rende conto. Le voci di incostituzionalità, per quanto autorevoli, sono pochissime e isolate.

Infine, c’è da dire che in tempi di emergenza come quella attuale – una pandemia di proporzioni mondiali dovuta a un virus capace di diffondersi velocemente e di provocare molti decessi – sembra saggio preoccuparsi di rispettare le prescrizioni che appaiono ragionevoli e giustificate, anziché invocare, a torto o anche a ragione, principi costituzionali violati. Nei periodi eccezionali come quelli che stiamo vivendo, il diritto – in tutte le epoche – prevede la prevalenza dell’interesse pubblico su quello individuale. È un legittimo sacrificio di un bene della vita, adottato per salvare la vita stessa.

Quando sono in gioco la vita e la salute di tutti o di molti, le posizioni giuridiche dei singoli, per quanto legittime, devono passare in secondo piano e sottoporsi ai poteri autoritativi dello Stato, che esiste anche per questo. È la stessa Costituzione che prevede e impone queste compressioni, per salvaguardare i diritti essenziali che in un determinato momento storico subiscono il rischio maggiore e perciò hanno bisogno di maggiore tutela, a scapito di altri, pur degnissimi, ma che per il loro esercizio possono essere rimandati a tempi migliori; perciò la passeggiata, anche se è sempre bello farla, può aspettare momenti più sereni.



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5 Commenti

  1. Mi perdoni ma la cosa è molto più complessa di cosi! Alla sua disamina manca purtroppo una parte fondamentale, quella procedurale. Con un decreto legge sono stati conferiti al governo e agli enti locali dei poteri di emanare semplici atti amministrativi (non controfirmati dal PDR e non soggetti alla conversione in legge o ad altro controllo parlamentare) che limitano i diritti fondamentali, dunque si è derogato alla gerarchia delle fonti prevista dalla Costituzione. Una cosa del genere anche il Parlamento avrebbe potuta farla neppure con legge ordinaria, ma avrebbe dovuto osservare l’iter per le leggi costituzionali. E secondo Lei invece basta un decreto legge convertito a maggioranza ordinaria? Il fatto è che una cosa del genere non si giustifica né con lo stato di eccezione (che non è previsto dalla nostra costituzione) né con lo stato di emergenza dichiarato a fine gennaio, dato che si tratta di una legge che si limita ad attivare speciali poteri della protezione civile e dunque non conferisce certo poteri “di guerra” al governo.

    1. Condivido pienamente,fanno solo abuso di potere e come scrive lei nella nostra costituzione non c’è scrittura, il Sig.PDC sta abusando di poteri che non sono costituzionali e tanto meno in un emergenza come questa,ma solo in caso di guerra potrebbe avere.

  2. All’Autorità competente

    Ricorso a verbale di violazione alle limitazioni personali a seguito di pandemia da Covid-19

    In merito alla sanzione subita, ne chiedo l’archiviazione in quanto tale limitazione della libertà personale
    viola la Costituzione e non è giustificata dai numeri dei decessi; è una pandemia indotta e gonfiata:
    sono stati registrati svariati brevetti di virus modificati, è stata programmata una campagna televisiva
    ossessiva, sono stati esclusi dal dibattito pubblico ricercatori e medici che l’hanno messa in discussione,
    tutto al fine di far accettare volentieri alla società le vaccinazioni di massa poichè comportano rischi per
    la salute.

    Fonti di prova ufficiali:
    • Costituzione italiana;
    • Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), mortalità in Italia;
    • Istituto Superiore della Sanità (ISS), analisi decessi Covid-19;
    • Ufficio Patenti Europeo (EPO), brevetto EP1694829B1;
    • Organizzazione Mondiale Sanità (WHO), promotori privati di vaccini livello mondiale: Bill & Melinda Gates Foundation.
    • Legge n. 210/1992

  3. La risposta alla domanda: Se le restrizioni alla circolazione, siano costituzionali? Inequivocabilmente è NO. Vedi: Sentenza n.54, del 27.01.20121, emessa dal tribunale di Reggio Emilia. E finalmente la giustizia pone fine ai nostri dubbi!
    Atto doveroso dei giudici, recita la sentenza, senza ricorrere al giudizio della Corte costituzionale, disapplicare tutti i DPCM, in quanto atti amministrativi, norme di rango inferiore ( primo corollario dell’art 13 della Cost. ) I decreti legge come l’ultimo, firmato da Draghi, allo stesso modo non possono limitare la libertà personale de cittadini, diritto inviolabile ( secondo corollario dello stesso art. 13 della Cost.). In proposito allo strumentalizzato art.16 della Cost., da cui nasceva il dubbio, dice il giudice: Che la Corte costituzionale, in sostanza ha ribadito che “la libertà di circolazione, non può essere confusa con la libertà personale”, spiegando dettagliatamente differenze e ragioni. Ne deriva che le limitazioni imposte dai DPCM e dai decreti legge, come ad esempio l’ultimo firmato da Mario Draghi, calpestano i diritti inviolabili dei cittadini e perciò risultino essere imposizioni, assolutamente illegittime. E pertanto di evince che a commettere un grave reato, non siamo stati noi cittadini, ma i nostri impuniti e per niente umili servitori governanti. Tutti gli Italiani hanno sempre avuto sempre avranno il pieno diritto di spostarsi liberamente, garantito dalla Costituzione Italiana. Oggi conviene scaricare e tenere in tasca la sentenza che è la bocca della verità e della giustizia. Può essere comodamente salvata sullo smartphone, trascrivendo il riferimento alla stessa sentenza n. 54 del 27.01.2021 di Reggio Emilia, in fondo al modulo di autocertificazione, in richiamo ed in difesa dei nostri inviviolabili diritti. Potrà tornarci utile in caso di contestazione da parte delle autorità. Và sottolineato che nella sentenza stessa, il giudice, ha delegittimato anche l’autocertificazione, ritenuta incompatibile con lo stato di dirittto. Ma tuttora, essa può sempre esservi richiesta. Và anche ricordato che le autorità, sono nostri concittadini e avendo l’obbligo di rispettare la Costituzione e difendere i diritti della popolazione anche dagli eventuali abusi di potere politico, condividono con noi gli stessi valori. In extremis però, ogni cittadino fermato e abusato nei propri diritti è sempre libero di appellarsi alla giustizia e denunciare gli eventuali abusi, ai sensi dell’art. 323 del c.p. Và detto che mai come nell’ultimo anno, la sovranità del popolo Italiano, è stata sfidata tanto, da coloro ai quali “non abbiamo” conferito potere, non abbiamo perchè è dal 2011 che non ci è più realmente consentito scegliere da chi essere governati. L’Italia non può dirsi mai realmente uscita dal commissariamento. Forse è giunto il tempo di riprendere le redini della nostra democrazia, di evolverla. ridisegnarla, di renderla un concetto moderno, fluido di democrazia, quella che l’Italia merita e che tutti noi meritiamo. Serve un controllo diretto della poplazione. Mai più, dovremo permettere a qualcuno di calpestare impunemente i nostri inviolabili diritti costituzionali. Il precedente venutosi a creare è estremamente pericoloso, c’è in gioco la nostra libertà. Averli lasciati agire impunemente, significa avere acconsentito all’essere abusati, un errore da non ripetere o un brutto giorno, come in altri paesi vicini sta accadendo, proprio all’interno dell’Europa, potremmo risvegliarci con la giustizia completamente imbavagliata e se ciò dovesse accadere, finita sarà la democrazia e tornata sarà l’autocrazia. I nostri valorosi antenati, di certo, non lottarono tanto scacciando nazisti, monarchi e dittatori perchè noi facessimo scempio del loro sacrificio. Scempio dei valori e delle libertà che essi ci garantirono e che la Costituzione Italiana incastona, caposaldo dei diritti inviolabili dei cittadini. Princìpi come questi, ieri come oggi, vanno difesi allo stesso modo, senza esitazione. L’italia si desti.

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