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Rinnovo Ccnl e diritto agli arretrati dello stipendio

21 Marzo 2020
Rinnovo Ccnl e diritto agli arretrati dello stipendio

Ho iniziato a lavorare quarant’anni fa presso una casa di cura privata convenzionata con la Regione, con mansioni impiegatizie. Sono andata in pensione nel 2017, il contratto della sanità privata non è stato firmato da 12 anni.

La mia domanda: se il contratto per la sanità privata continua a non essere firmato, io posso richiedere gli arretrati a me spettanti?

Innanzitutto, bisogna premettere che non esiste una disciplina specifica che regola la contrattazione collettiva, né di conseguenza una norma che imponga alle parti sociali l’obbligo di rinnovare il contratto collettivo di categoria e le sue previsioni economiche.

Ciò doverosamente detto, si osserva, in linea generale, quanto segue.

Il rinnovo del Ccnl

La durata del contratto collettivo è fissata dalle parti stipulanti. Generalmente, il contratto collettivo nazionale di categoria ha una durata di tre anni, sia per la parte normativa che per la parte economica.

Prima del 2009, cioè prima dell’accordo interconfederale tenutosi il 15 aprile 2009, la durata era distinta tra parte normativa e parte economica: in particolare, quattro anni per la parte normativa e due anni per quella attinente alla retribuzione.

Alla scadenza del termine, conformemente ai principi generali, il CCNL cessa di produrre effetti e non è più vincolante.

La Corte di Cassazione ha infatti chiarito, con sentenza n. 668 del 17.01.2004, che, giunto a scadenza, il CCNL non è più vincolante tra le parti.

Tuttavia, per prassi, anche dopo la scadenza, conservano la loro efficacia le clausole del CCNL attinenti alla retribuzione, atteso il rilievo costituzionale della prestazione contrattualmente dovuta al lavoratore (art. 36 Cost., il quale sancisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e comunque tale da garantirgli un’esistenza dignitosa).

La procedura di rinnovo del contratto è avviata tre mesi prima della scadenza dello stesso, con la presentazione delle cosiddette “piattaforme rivendicative”.

Se il contratto scade senza che le parti collettive trovino un accordo per il rinnovo, ai lavoratori è dovuta la cosiddetta indennità di vacanza contrattuale, cioè un importo addizionale che ha la funzione di preservare la retribuzione (quantomeno in parte) dagli effetti dell’inflazione.

La legge italiana non obbliga le parti sociali a sedersi intorno a un tavolo e a giungere a un nuovo accordo entro tempi prestabiliti dopo la scadenza del CCNL: la concertazione non è riconosciuta nell’ordinamento giuridico come una fonte “obbligata” del diritto del lavoro, che ha competenza esclusiva su certi temi.

In sede di rinnovo, se vi sono evidenti difficoltà delle parti sociali a pervenire a un accordo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può decidere di passare ai cosiddetti “lodi governativi”, in cui le condizioni del nuovo contratto sono dettate dalla pubblica autorità, che vincola le parti sociali a sottoscriverlo, ovvero le impone per decreto.

Di conseguenza, se il contratto collettivo non viene rinnovato nei termini e non interviene il Ministero del lavoro (intervento che molto raramente si verifica), continuano ad applicarsi le previsioni economiche del contratto scaduto, eventualmente integrate con l’indennità di vacanza contrattuale.

Gli arretrati stipendiali

Una volta che il contratto venga finalmente rinnovato, le parti potranno prevedere al suo interno una norma che disponga il riconoscimento ai lavoratori degli arretrati stipendiali.

Diversamente, non sarà possibile ottenere alcun riconoscimento.

Gli arretrati stipendiali potranno essere richiesti entro 5 anni dalla loro maturazione ed in virtù della legge 14 maggio 2005, n. 80, che modificò l’art. 474 del c.p.c., secondo il quale sono titoli esecutivi gli altri atti cui la legge attribuisce stessa efficacia delle sentenze e atti pubblici o notarili (n. 1), cambiali o titoli di credito (n. 2), e le scritture private autenticate (n.3) limitatamente all’obbligazione di somme di denaro in essi contenuti. Alle “scritture private autenticate” vengono equiparati i contratti collettivi, limitatamente alla parte economica, comprensiva degli aumenti salariali.

Nel caso di specie, dunque, avendo cessato il rapporto di lavoro nel 2017, qualora vi fosse un rinnovo del CCNL di categoria prima del 2022, che prevedesse il diritto dei lavoratori a percepire gli arretrati sulla retribuzione, ben potrà agire per ottenere il medesimo riconoscimento.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Valentina Azzini


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