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Coronavirus: l’Europa in ginocchio, Trump improvvisa

19 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: l’Europa in ginocchio, Trump improvvisa

I numeri dei contagi in tutto il Vecchio Continente sono spaventosi. Intanto il presidente Usa continua a dare addosso alla Cina e ci prova con l’antimalarica.

Un disastro. Un autentico disastro. L’Europa sgrana gli occhi vedendo i numeri della pandemia del secolo. Il coronavirus si sta mangiando, lentamente, decine di migliaia di persone in tutto il Vecchio Continente. Gli italiani non sono più «gli untori della peste», come sono stati considerati fino a qualche giorno fa. Questo è un male comune, un male di tutti, un male che ha messo l’Europa in ginocchio e che sta facendo cambiare idea i più scettici della prima ora.

Almeno al di qua dell’Atlantico. Dall’altra parte dell’oceano, il presidente americano Donald Trump continua a improvvisare sulla pandemia, forse preoccupato per il tempo che incalza e che lo avvicina alle presidenziali del 3 novembre. Trump non parla di «coronavirus» e nemmeno di «Covid-19»: per lui questo è semplicemente «il virus cinese». Qualsiasi pretesto per dare addosso a Pechino, acerrimo nemico della guerra commerciale mai finita tra i due Paesi, è ben accolto. «Il mondo – ha sentenziato il capo della Casa Bianca – pagherà a caro prezzo il fatto che la Cina ha rallentato la condivisione delle informazioni sul virus. Stiamo lavorando costantemente per sconfiggere il “virus cinese”. Alcuni chiamano il virus un atto di Dio – continua Trump –, io no. È un qualcosa che ha sorpreso il mondo. Se l’avessimo saputo prima, se loro l’avessero saputo prima, l’avremmo potuto fermare nel posto da dove è arrivato, che è la Cina».

E mentre tenta di convincere a suon di dollari qualche laboratorio europeo a vendergli la formula magica di un vaccino che ancora non esiste, il presidente americano ha deciso di dare il via libera ai test con la clorochina antimalarica: «Saremo in grado di rendere disponibile su prescrizione questo farmaco quasi immediatamente» promette Trump, che assicura: «Gli Stati Uniti stanno sviluppando vaccini e terapie nel modo più veloce possibile». Speriamo. E, se il risultato positivo dovesse arrivare, confidiamo nella sua generosità.

In Europa, intanto, si piange e serpeggia la paura. Un po’ di numeri. L’Italia è sempre al primo posto per contagi (ad oggi siamo sopra i 41mila, tenuto conto delle persone guarite e morte) e per decessi (già superati i 3.400). Il nostro Paese ha superato la Cina per numero di morti. Subito dietro c’è la Spagna: i casi positivi sono già più di 17.100, i decessi quasi 800. Trema la Germania, con circa 14mila persone contagiate, che già pensa di schierare l’Esercito. Si preoccupano anche Francia e Inghilterra, dove i casi sono ancora a quattro cifre anziché a cinque (in Francia ancora per poco, visto che sono vicini ai 10mila contagi) ma dove il virus galoppa alla velocità degli altri Paesi. A Monaco, il principe Alberto è risultato positivo al test.

La sensazione generale è che la situazione si sfuggita di mano e che, adesso, correre ai ripari significhi per forza usare la mano non dura ma durissima. Adottare misure efficaci anche se non sono popolari, anche se non fanno guadagnare voti. Da noi abbiamo già capito che il blocco totale del Paese verrà prolungato a data da destinarsi. Gli altri stanno valutando la stessa mossa. E mentre Trump continua a dare addosso alla Cina, il Paese asiatico continua a tenderci la mano per dare ogni aiuto possibile. Forse sarebbe il caso, per una volta, di rimangiarsi l’orgoglio e di capire come hanno fatto a fermare i contagi. Non ha tutti i torti chi sostiene che i cinesi, in questa drammatica storia, hanno qualcosa da insegnarci.



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