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Reati condominiali

2 Giugno 2020 | Autore:
Reati condominiali

Diritto penale del condominio: quali sono i reati maggiormente commessi tra le mura dell’edificio condominiale? Amministratore: quali reati può commettere?

Gli edifici condominiali possono rappresentare una vera fonte di preoccupazioni e di litigi per chi vi abita; la vicinanza forzata rende quanto mai difficile la convivenza e, purtroppo, spesso si trascendono le regole del vivere civile. Le aule dei tribunali italiani sono piene dei contenziosi sorti per dissidi condominiali: si va dai rumori molesti alle minacce, passando per aggressioni e violenze fisiche vere e proprie. Con questo articolo vorrei soffermarmi sui reati condominiali, cioè sui delitti che vengono maggiormente commessi da chi vive in un condominio.

Come apprenderai leggendo questo piccolo contributo, sono davvero molte le ipotesi criminose che possono configurarsi tra persone che sono costrette a dividere gli stessi spazi, tanto è vero che si suole parlare di diritto penale del condominio per indicare tutta una serie di reati che vengono commessi da coloro che abitano nello stesso edificio. A queste condotte si aggiungono poi quelle dell’amministratore, anch’egli non esente da responsabilità. Se anche tu vivi in condominio e l’argomento ti incuriosisce, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i reati che possono essere commessi in condominio.

Disturbo della quiete in condominio

Partiamo subito da uno dei reati più quotati nelle realtà condominiali: sto parlando del disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, meglio conosciuto come disturbo della quiete pubblica.

Secondo il codice penale [1], chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro.

Affinché questo reato possa dirsi integrato in condominio occorre però che la condotta molesta sia in grado di arrecare disturbo a più persone.

In altre parole, se l’inquilino del piano di sopra ascolta la televisione col volume molto alto ma sei solo tu a percepire il disturbo, allora non potrai sporgere denuncia per questo reato.

Nello specifico, la Corte di Cassazione [2] ha precisato che, affinché si integri il reato di disturbo della quiete pubblica, occorre che i rumori prodotti siano idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante, essendo necessario che i rumori siano idonei a disturbare a tranquillità di un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare.

Sempre secondo la Corte, per aversi questo reato in condominio può essere sufficiente anche una sola condotta rumorosa, laddove questa arrechi un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone.

Dunque, affinché tu possa denunciare i rumori molesti prodotti in condominio occorre accertare che tali rumori siano potenzialmente in grado di disturbare una molteplicità di persone, anche se poi sei solamente tu a denunciare il fatto alle autorità.

Da tanto deriva che la violazione delle fasce di silenzio in condominio non è fatto di per sé sufficiente a far scattare il reato; occorre al contrario che la condotta incriminata sia in grado di disturbare più persone.

Getto pericoloso di cose in condominio

Un altro reato che può connotarsi del carattere della “condominialità” è quello di getto pericoloso di cose. Di che si tratta? Partiamo innanzitutto dal dato normativo.

Secondo il codice penale [3], chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro.

La norma punisce coloro che gettano per strada o nelle aree comuni (pensa a quelle condominiali, appunto) materiali idonei a sporcare o recare molestia: pensa al condòmino che lancia l’immondizia dal balcone, facendola precipitare nel cortile comune del condominio.

Ugualmente, si pensi all’impianto di riscaldamento in funzione presso un solo appartamento che emetta gas o vapori che confluiscono nell’atrio del condominio.

Secondo la Corte di Cassazione [4], commette il reato di getto pericoloso di cose il condòmino che getta acqua nell’appartamento del piano di sotto dalla propria terrazza.

Secondo la Suprema Corte, il versamento di sostanze liquide, che abbia il possibile effetto di offendere, imbrattare o molestare le persone, costituisce reato anche se questo effetto non si sia verificato.

Dunque, il condomino che bagna il terrazzo dell’inquilino del piano di sotto con il pretesto di annaffiare le piante commette il reato di getto pericolose di cose.

Stalking condominiale

Le molestie continue e ripetute che un condòmino commette nei riguardi di un altro possono integrare perfino il grave reato di stalking.

Secondo la legge, il delitto di stalking (o meglio, di atti persecutori) scatta quando taluno, con comportamenti ripetuti, minaccia o molesta un’altra persona in modo da provocare alla stessa una di queste conseguenze:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
  • un’alterazione delle proprie abitudini di vita [5].

Quando questa condotta delittuosa viene commessa nell’ambito dei rapporti condominiali, allora potrà parlarsi di un vero e proprio stalking condominiale. Si tenga bene a mente, però, che lo stalking condominiale non è una figura autonoma di reato, bensì una particolare applicazione giurisprudenziale di detto delitto.

Secondo la giurisprudenza [6], le ripetute minacce e gli insulti quotidianamente rivolti da un condòmino all’altro all’interno degli spazi comuni dell’edificio, qualora siano in grado di provocare un grave stato di paura e da costringerli a modificare le loro abitudini di vita, fanno scattare il reato di stalking condominiale.

Anche il continuo danneggiamento dei beni altrui (l’autovettura, le finestre dell’abitazione, ecc.) è condotta idonea a integrare il delitto di stalking, sempre che tale comportamento provochi una delle conseguenze negative sopra viste.

Minacce in condominio

Senza alcun dubbio è passibile di denuncia il condòmino che rivolge minacce a un altro. Secondo il codice penale [7], chiunque minaccia qualcun altro di un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro. Se la minaccia è grave, la pena è della reclusione fino a un anno.

Dunque, i condòmini che si scambiano minacce di morte o prospettano ritorsioni, atti di violenza o qualsiasi altro male ingiusto, integrano con la loro condotta il reato di minacce.

La diffamazione in condominio

Un altro reato che spesso viene consumato all’interno degli edifici condominiali è quello di diffamazione. La diffamazione consiste nel ledere l’onore di una persona in assenza di quest’ultima e alla presenza di altri individui.

Per la precisione, il codice penale [8] afferma che chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.

Il reato di diffamazione è facilmente integrabile grazie alla passaparola che avviene di solito tra inquilini dello stesso edificio; alla stessa maniera, v’è diffamazione in ambito condominiale quando gli inquilini, formando una chat di gruppo (ad esempio, utilizzando WhatsApp), si mettano a denigrare uno dei condòmini.

Secondo la giurisprudenza [9], la comunicazione contenente i nominativi dei condomini morosi affissa al portone condominiale integra il reato di diffamazione, non sussistendo alcun interesse da parte dei terzi alla conoscenza di tali fatti, seppur veri.

Alla stessa maniera, integra il reato di diffamazione il comunicato, redatto all’esito dell’assemblea condominiale, con il quale alcuni condomini siano indicati come morosi nel pagamento delle quote condominiali e vengano conseguentemente esclusi dalla fruizione di alcuni servizi, qualora esso sia affisso in un luogo accessibile non già ai soli condomini dell’edificio (per i quali può sussistere un interesse giuridicamente apprezzabile alla conoscenza di tali fatti), ma ad un numero indeterminato di altri soggetti [10].

I reati dell’amministratore condominiale

Concludiamo il nostro viaggio all’interno del mondo dei reati condominiali illustrando brevemente quali sono i principali reati commessi dall’amministratore di condominio.

In primo luogo, l’amministratore di condominio commette il reato di violazione di domicilio [11] se pretende di entrare nell’abitazione di proprietà del singolo condòmino, ad esempio per verificare il corretto funzionamento dell’impianto di riscaldamento.

L’amministratore di condominio non può varcare la soglia dell’abitazione altrui se non c’è il consenso del proprietario. se il sopralluogo si rende necessario, dovrà chiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria.

In teoria, l’amministratore può perfino essere imputato di omicidio colposo o lesioni colpose a danno di condòmini o di terzi quando siano derivate dall’omissione di misure di sicurezza degli impianti elettrici condominiali o da mancata effettuazione di lavori urgenti sulle parti comuni del condominio.

È certo invece che l’amministratore condominiale possa essere riconosciuto responsabile per l’omissione di lavori di manutenzione ordinaria, indispensabili al fine di scongiurare pericoli derivanti dalle parti comuni dell’edificio [12].

La responsabilità dell’amministratore sussiste tuttavia solo per i lavori necessari alla manutenzione ordinaria, mentre per quella straordinaria egli ha il dovere di intervenire solo per le opere urgenti e improrogabili, come può accadere ad esempio per gli intonaci pericolanti dell’edificio.

In materia di normativa antincendio, sull’amministratore condominiale grava l’obbligo di assicurare che l’edificio sia in regola con tale disciplina. Secondo il codice penale [13], è punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque cagioni per colpa un incendio; la colpa può consistere in una negligenza, in un’imprudenza o semplicemente nell’adozione di misure poco accorte.


note

[1] Art. 659 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 28670 del 2017.

[3] Art. 674 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 21753 del 28 maggio 2014.

[5] Art. 612-bis cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 28340/2019.

[7] Art. 612 cod. pen.

[8] Art. 595 cod. pen.

[9] Cass., sent. n. 39986/2014.

[10] Cass., sent. n. 35543/2007.

[11] Art. 614 cod. pen.

[12] Art. 677 cod. pen.

[13] Art. 449, comma primo, cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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