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Padre non paga gli alimenti ai figli ma la madre lavora

20 Marzo 2020
Padre non paga gli alimenti ai figli ma la madre lavora

La violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore nei confronti dei figli è sanzionata penalmente in modo automatico.

Cosa rischia il padre disoccupato che non paga gli alimenti ai figli quando, nello stesso tempo, l’ex moglie ha un lavoro e può portare a casa uno stipendio? Se l’uomo non fa arrivare i soldi per il mantenimento può essere denunciato nonostante i bambini non si trovino in un effettivo stato di bisogno?

Per dare una risposta a questo comune interrogativo bisogna rifarsi alle interpretazioni dei giudici della Cassazione sul reato di «violazione degli obblighi di assistenza familiare»: un reato che, come chiarisce la norma stessa, scatta a carico di chi si sottrae al dovere di garantire ai figli non solo il sostentamento fisico, il vitto, l’alloggio e le spese mediche, ma anche il soddisfacimento di bisogni meno essenziali (istruzione, sport, vita di relazione, ecc.). 

Il classico caso del padre che non paga gli alimenti ai figli ma la madre lavora è stato portato all’attenzione della Cassazione diverse volte. Ecco cosa hanno detto in proposito i giudici supremi [1].

Padre non paga gli alimenti ai figli: si può denunciare?

«Chiunque si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori (…) è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro». Così recita l’articolo 570 del codice penale sancendo appunto il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Reato che scatta per il solo fatto di aver fatto mancare ai figli gli alimenti. Ma che succede se i figli, invece, hanno già di che vivere e se il padre, nello stesso tempo, non è in grado di pagare gli alimenti?

Padre disoccupato non paga gli alimenti: è colpevole?

La legge stabilisce che il genitore debba fare di tutto per procurarsi il denaro necessario a far crescere e mantenere i figli. Il che significa che non basta il semplice fatto della disoccupazione per evitare la condanna, né una riduzione dell’orario di lavoro. Per essere assolto dal reato, il genitore deve dimostrare di trovarsi nell’oggettiva impossibilità di provvedere ai propri obblighi di padre o di madre. Significa che – oltre ovviamente all’assenza di reddito – bisogna dare la prova di non avere altre forme di patrimonio (ad esempio, conti in banca, immobili, azioni oppure obbligazioni) da mettere a disposizione dei figli e di aver fatto di tutto per trovare un’occupazione ma non esserci riuscito. Così, tanto per fare un esempio, un padre titolare di una casa che, tuttavia, resti senza lavoro è obbligato, per evitare la condanna penale, a vendere l’immobile.

Insomma, il solo fatto di essere disoccupato non basta per evitare il reato.

Madre lavora e con stipendio: il padre può essere condannato?

Valutiamo ora il secondo aspetto: cosa succede al padre che non paga gli alimenti per assenza di reddito se, nello stesso tempo, l’ex moglie invece guadagna? 

Secondo la Cassazione, seppure è vero che il reato in commento presuppone lo stato di bisogno del familiare a cui va versato il mantenimento, è anche vero che tale condizione è sempre presunta e automatica nei soggetti minorenni. I bambini sono, per loro stessa natura, impossibilitati a provvedere a sé stessi. Sicché, ciò implica una più facile condanna del genitore che ha fatto loro mancare i soldi dell’assegno mensile. 

In relazione alla dedotta insussistenza di uno stato di bisogno del figlio, stante lo stipendio fisso di cui gode la madre, la Cassazione ha sottolineato più volte il consolidato principio secondo cui, in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, «la minore età dei figli, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta in automatico una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza». 

Ne consegue che il reato previsto dal codice penale sussiste anche laddove l’altro genitore abbia la concreta possibilità di provvedere in via sussidiaria al sostentamento del figlio. La violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore nei confronti dei figli è sanzionata penalmente in modo automatico, senza che sia necessario accertare lo stato di bisogno dei figli stessi, anche in caso di inadempienza parziale (come nel caso del genitore che versi solo una parte dell’assegno di mantenimento).

Lo stato di bisogno e l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento del figlio minore non vengono meno neppure laddove gli aventi diritto ricevano un’assistenza mediante elargizioni a carico dell’assistenza pubblica.

Alimenti ai figli e stato di bisogno: ultime sentenze 

L’obbligo di assicurare i mezzi di sussistenza ai figli minori non viene meno qualora vi provveda l’altro genitore o un terzo

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei figli costituisce “in re ipsa” una condizione di bisogno, e l’obbligo di assicurare loro i mezzi di sussistenza non viene meno neppure qualora al sostentamento del minore provveda l’altro genitore o un terzo.

Tribunale Trento, 09/11/2019, n.821

Violazione dell’obbligo di assistenza familiare: configurabilità della fattispecie

La fattispecie incriminatrice di cui all’articolo 570, comma 2, del Cp non può configurarsi solamente per effetto della violazione dell’obbligo di adempiere ai pagamenti imposti con provvedimento del giudice civile, richiedendo un quid pluris costituito dallo stato di bisogno dell’avente diritto e dalla mancanza dei mezzi di sussistenza. In particolare, quest’ultimo concetto non è sovrapponibile a quello di mantenimento, in quanto i mezzi di sussistenza, pur rapportati alle abitudini di vita familiare e sociale, comprendono tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze primarie della vita, quali vitto, abitazione, istruzione, salute del beneficiario; l’obbligo di mantenimento, invece, comprende tutto quanto sia richiesto per soddisfare un tenore di vita adeguato alla posizione economico-sociale tenuta, a prescindere dalla sussistenza dello stato di bisogno del beneficiario. Ciò posto, nel caso di specie, avente a oggetto l’imputazione per il reato de quo nei confronti di un uomo accusato di aver omesso di versare le spese straordinarie in favore dei figli, il Tribunale ha assolto l’imputato in quanto, a e fronte del pagamento dell’assegno di mantenimento, l’omessa, corresponsione delle sole spese straordinarie in favore dei figli non è tale da far venir meno i mezzi di sussistenza ai minori.

Tribunale Vicenza, 03/04/2019, n.480

La minore età dei figli costituisce essa stessa condizione di bisogno cui segue l’obbligo per i genitori di assicurare loro i mezzi di sussistenza

In tema di assistenza familiare, la minore età dei figli, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta ‘”in re ipsa” una condizione soggettiva del loro stato di bisogno, che obbliga entrambi i genitori a contribuire al loro mantenimento.

Cassazione penale sez. VI, 31/01/2019, n.8047

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare e valutazione dello stato di bisogno dei figli minori da parte del giudice penale

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, lo stato di bisogno dei figli minori, in assenza di determinazioni del giudice civile relative al loro mantenimento, deve accertarsi tenendo conto delle ordinarie necessità e delle somme in precedenza versate dall’obbligato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che il giudice di merito non aveva adeguatamente valutato che l’inadempimento si era protratto per meno di due mesi e che erano state comunque pagate le spese relative all’abitazione coniugale e le rette scolastiche).

Cassazione penale sez. VI, 05/12/2018, n.1327

La minore età dei figli costituisce essa stessa condizione di bisogno cui segue l’obbligo per i genitori di assicurare loro i mezzi di sussistenza

La minore età dei figli costituisce essa stessa, in via presuntiva, una condizione di bisogno, cui consegue ex lege l’obbligo per i genitori di assicurare loro i mezzi di sussistenza, obbligo che non viene meno neppure qualora al sostentamento del minore provveda l’altro genitore o un terzo.

Cassazione penale sez. VI, 23/10/2018, n.52663

La violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore nei confronti dei figli, è sanzionata penalmente in modo automatico

La violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore nei confronti dei figli, è sanzionata penalmente in modo automatico, senza che sia necessario accertare lo stato di bisogno degli aventi diritto, con l’inadempienza anche parziale, secondo quanto previsto dall’art. 3, l. 54/2006, che rimanda all’art. 12-sexies, l. 898/1970, la quale rinvia a sua volta quoad poenam all’art. 570 c.p.

Tribunale Nola, 21/09/2018, n.1829

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e nozione di “mezzi di sussistenza”

Incorre nell’imputazione per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare colui che omette di versare totalmente alla moglie separata la somma mensile stabilita in sede di separazione coniugale, quale contributo per il mantenimento dei figli minori, collocati presso la madre, così sottraendosi agli obblighi di assistenza inerenti la responsabilità genitoriale. Ai fini della configurabilità della fattispecie, i mezzi (di sussistenza comprendono non solo i mezzi per la sopravvivenza vitale, quali vitto e alloggio, bensì anche degli strumenti che consentano, in rapporto alle reali condizione economiche e al regime di vita personale del soggetto obbligato, un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana, quali ad esempio abbigliamento, libri, istruzione, mezzi di trasporto, mezzi di comunicazione. A ciò si aggiunge che la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta in re ipsa una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, con la conseguenza che il reato di cui all’art. 570, comma 2, c.p. sussiste anche quando uno dei genitori omette la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori e a loro mantenimento provvede l’altro genitore in via sussidiaria. Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato il padre che senza alcuna giustificazione aveva omesso di versare in favore dei suoi tre figli minori, collocati presso la madre, la somma di 500 euro mensili.

Tribunale Ascoli Piceno, 27/08/2018, n.8917


note

[1] Cass. sent. n. 19508/18 del 4.05.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 23 marzo – 4 maggio 2018, n. 19508

Presidente Paoloni – Relatore Corbo

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza emessa in data 2 dicembre 2016, la Corte d’appello di Trento ha confermato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Trento, che, all’esito di giudizio abbreviato, aveva dichiarato M.G. colpevole del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, per aver omesso di corrispondere al figlio minore la somma di 300,00 Euro mensili stabilita dal Tribunale, e lo aveva condannato alla pena, condizionalmente sospesa, di un mese di reclusione e di Euro 100,00 di multa.

2. Ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale indicata in epigrafe l’avvocato Vasco Chilovi, quale difensore di fiducia di M.G. , articolando tre motivi.

2.1. Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento agli artt. 63 e 350 cod. proc. pen., a norma dell’art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., avendo riguardo all’utilizzo di dichiarazioni autoindizianti rese in assenza di difensore.

Si deduce che illegittimamente entrambe le sentenza di merito ricorrono alle ammissioni rese dall’imputato alla polizia giudiziaria in ordine ad attività lavorative svolte in “nero”, al fine di affermare la disponibilità, in capo al medesimo, di risorse per soddisfare i propri obblighi di tipo patrimoniale.

2.2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento all’art. 570, secondo comma, n. 2, cod. pen., a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., avendo riguardo alla sussistenza dello stato di bisogno.

Si deduce che l’inadempimento non ha determinato uno stato di bisogno, in quanto l’ex-coniuge gode di stipendio fisso discretamente remunerato.

2.3. Con il terzo motivo, si denuncia violazione di legge, in riferimento all’art. 570, secondo comma, n. 2, cod. pen., nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avendo riguardo alla mancata considerazione dell’impossibilità ad adempiere per l’imputato.

Si deduce che la sentenza impugnata, pur riconoscendo lo stato di disoccupazione dell’imputato da 23 mesi, esclude ogni rilievo a tale circostanza, valorizzando invece lo svolgimento di lavoro in “nero”.

Considerato in diritto

1. Il ricorso espone censure manifestamente infondate, quando non anche prive della specificità richiesta dall’art. 581, comma 1, lett. c) (ora d)), cod. proc. pen.

2. Le critiche esposte nel primo motivo, e che attengono all’inutilizzabilità delle dichiarazioni auto-indizianti rese dall’imputato, sono manifestamente infondate.

Invero, la sentenza di primo grado, nell’indicare come utilizzabile il verbale di interrogatorio del 5 novembre 2014, nel quale l’imputato ammette di non aver mai versato alcunché al figlio, di aver lavorato come piastrellista “in nero” fino al 2010 e, sia pure in misura molto ridotta, anche dopo, rappresenta che le dichiarazioni sono state rese dal ricorrente alla polizia giudiziaria delegata dal Pubblico ministero. L’esame diretto del verbale, peraltro, consente anche di rilevare che l’interrogatorio è stato reso in presenza del difensore.

È perciò corretta la decisione dei giudici di merito di utilizzare il verbale di interrogatorio in questione, in quanto facente parte degli atti del procedimento definito nelle forme del rito abbreviato condizionato.

3. Le doglianze formulate nel secondo motivo, e che attengono alla sussistenza dello stato di bisogno del figlio minore, sono manifestamente infondate.

Invero, come correttamente afferma la sentenza impugnata, costituisce principio assolutamente consolidato in giurisprudenza quello secondo cui, in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta in re ipsa una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza, con la conseguenza che il reato di cui all’art. 570, secondo comma, cod. pen., sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l’altro genitore (cfr., tra le tantissime, Sez. 6, n. 53607 del 20/11/2014, S., Rv. 261871, e Sez. 6, n. 8912 del 04/02/2011, K., Rv. 249639). Anzi, si può aggiungere che, secondo quanto precisato da diverse decisioni, l’eventuale convincimento del genitore inadempiente di non essere tenuto, in caso di prestazione sussidiaria da parte dell’altro genitore, all’assolvimento del suo primario dovere, non integra nemmeno un’ipotesi di ignoranza scusabile di una norma che corrisponde ad un’esigenza morale universalmente avvertita sul piano sociale (cfr., in particolare, Sez. 6, n. 34675 del 07/07/2016, R., Rv. 267702, e Sez. 6, n. 17692 del 09/01/2004, Bencivenga, Rv. 228491).

Ancora, per completezza, e considerato che la madre del minore percepisce un anticipo dal Comune di Trento per l’assegno non pagato dal padre e di un assegno bimestrale di assistenza della Regione Trentino-Alto Adige, va rilevato che, secondo la giurisprudenza, lo stato di bisogno e l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori non vengono meno neppure quando gli aventi diritto siano assistiti mediante elargizioni a carico della pubblica assistenza (cfr., tra le altre, Sez. 6, n. 46060 del 22/10/2014, D M., Rv. 260823, e Sez. 6, n. 2736 del 13/11/2008, dep. 2009, L., Rv. 242854).

4. Le censure dedotte nel terzo motivo, e che riguardano la possibilità dell’imputato di adempiere, sono prive della specificità richiesta dall’art. 581, comma 1, lett. c) (ora d)), cod. proc. pen., e, comunque, manifestamente infondate.

Invero, il ricorrente contesta che la sentenza impugnata non ha adeguatamente valutato lo stato di disoccupazione protrattosi per ventitre mesi. In tal modo, l’impugnazione non si confronta compiutamente con il rilievo evidenziato dalla Corte d’appello, secondo il quale lo stato di disoccupazione per ventitre mesi non è fatto dirimente a fronte di un inadempimento totale protrattosi per oltre dieci anni, ossia dall’agosto 2004, data del provvedimento di separazione, al maggio 2015, data della sentenza di primo grado, e, comunque, non evidenzia alcuna manifesta illogicità di questo argomento.

5. Al rilievo della manifesta infondatezza delle censure, nonché anche, in parte, dell’assenza di specificità delle medesime, segue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento a favore della Cassa delle ammende della somma di Euro duemila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende.


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