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Offerta risarcitoria ed estinzione del reato

28 Marzo 2020
Offerta risarcitoria ed estinzione del reato

Ricevuta una denuncia per appropriazione indebita. Siamo attualmente in causa, vorremmo proporre un’offerta risarcitoria per l’intero valore di mercato del bene. Chi ha denunciato può rifiutare tale offerta chiedendo una somma di 20mila euro?

Il codice penale (art. 646 cod. pen.) dice che chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o della cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito a querela della persona offesa con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro mille a euro tremila. Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

Trattandosi di reato procedibile a querela, è possibile applicare l’istituto di cui all’art. 162-ter cod. pen., secondo cui il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato.

La legge specifica che il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Dunque, il codice penale attribuisce al giudice il potere di dichiarare l’estinzione del reato ove l’imputato, al massimo entro la prima udienza, presenti alla vittima una congrua offerta risarcitoria; tale potere è esercitabile dal giudice anche qualora la persona offesa rifiuti detta offerta.

A sommesso avviso dello scrivente, se l’offerta copre per intero il danno, allora è probabile che il giudice obblighi la controparte ad accettare, dichiarando estinto il reato. Ovviamente, è lasciata larga discrezionalità al giudicante, il quale potrebbe anche ritenere di procedere col giudizio nel caso in cui dall’appropriazione indebita siano derivati danni ulteriori a quelli di natura meramente patrimoniale.

Diverso è il discorso se, invece, autore del reato e persona offesa si stanno mettendo d’accordo per un risarcimento al di fuori del procedimento, magari al fine di ottenere la remissione di querela prima che si vada in giudizio: in tal caso, la persona offesa non è obbligata ad accettare l’offerta, per quanto buona possa essere.

È appena il caso di ricordare che sempre l’art. 162-ter cod. pen. afferma che l’imputato, quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine di cui sopra (entro l’apertura dibattimentale, cioè), l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento; in tal caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Il giudice dichiara l’estinzione del reato all’esito positivo delle condotte riparatorie.

In conclusione, se si sceglie la via dell’offerta, è bene che questa sia formalizzata prima dell’inizio del procedimento penale, in modo tale che, se rifiutata, tale circostanza possa essere fatta presente al giudicante ai fini della dichiarazione dell’estinzione del reato.

Se si vuole essere certi al cento per cento della prova dell’avvenuta offerta, si può procedere con le modalità dell’offerta reale: secondo il codice civile, perché l’offerta sia reale è necessario che il pubblico ufficiale porti con se i beni da consegnare affinché, in caso di accettazione del creditore, l’adempimento si verifichi. In tal caso la quietanza è costituita dal verbale che il pubblico ufficiale redige. Se il creditore, invece, non accetta, il Pubblico ufficiale si limita a darne atto nel verbale unitamente alle eventuali dichiarazioni sui motivi del rifiuto.

Quando l’obbligazione ha per oggetto una somma di denaro, l’istante dovrebbe consegnare direttamente il denaro in contanti; in ogni caso è diffusa la prassi fra i Pubblici Ufficiali di accettare anche l’assegno circolare, strumento indubbiamente più adeguato al pagamento di rilevanti somme di denaro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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