Coronavirus: quali sono i veri numeri del contagio in Italia?

20 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: quali sono i veri numeri del contagio in Italia?

Vittorio Demicheli: «I contagiati potrebbero essere il doppio rispetto alle statistiche».

I dati del Coronavirus sono aggiornati e comunicati quotidianamente dal Capo della Protezione civile e Commissario per l’emergenza, Angelo Borrelli. Fino a ieri, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Covid-19 sul territorio nazionale, i numeri del contagio in Italia sono i seguenti: i casi totali sono 47.021, mentre le persone positive al virus sono 37.860.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 15.420 in Lombardia, 5.089 in Emilia-Romagna, 3.677 in Veneto, 3.244 in Piemonte, 1.844 nelle Marche, 1.713 in Toscana, 1.001 in Liguria, 912 nel Lazio, 702 in Campania, 555 in Friuli Venezia Giulia, 600 nella Provincia autonoma di Trento, 530 nella Provincia autonoma di Bolzano, 551 in Puglia, 379 in Sicilia, 422 in Abruzzo, 384 in Umbria, 257 in Valle d’Aosta, 288 in Sardegna, 201 in Calabria, 39 in Molise e 52 in Basilicata.

I deceduti sono 4.032, ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) avrà stabilito l’effettiva causa del decesso.

Ma quanti sono i soggetti che hanno contratto il Coronavirus e ancora non lo sanno? Nei conti del Coronavirus sono compresi gli asintomatici?

A spiegarlo è Vittorio Demicheli, epidemiologo dell’Ats di Milano (che comprende anche la provincia di Lodi) e dell’Unità di crisi del governatore Attilio Fontana, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: «Nei conti del coronavirus non ci sono più né gli asintomatici, né di fatto chi è a casa con febbre, tosse e raffreddore ma non transita da un ospedale. Vuol dire che i potenziali contagiati potrebbero essere molti di più, anche il doppio rispetto alle statistiche. Occorre, quindi, aggiornare le strategie per gestire i pazienti a domicilio oltre che in ospedale»

«Non sappiamo quanti pazienti si sono contagiati senza sviluppare sintomi o manifestando una normale influenza – sottolinea Demicheli-. Nel tempo l’aumento dei contagiati ha portato a spostare il test con tampone al momento del ricovero».

Con molta probabilità, chi ha la febbre ed è a casa ormai potrebbe avere il Covid-19. Quindi qual è la soluzione? Secondo Vittorio Demicheli, «Chi ha i sintomi deve adottare le precauzioni dei positivi accertati: isolarsi in casa e proteggere chi vive con lui. È importante che abbia il medico di famiglia che lo segue». Poi, aggiunge che «Farlo andare in ospedale sarebbe ingestibile. E un’équipe può svolgere al domicilio non più di 20-25 tamponi al giorno e parliamo di migliaia di casi. Il tutto per un risultato che non influenza né la terapia né il modo di ridurre il contagio».

Intanto, gli asintomatici continuano a muoversi indisturbati, nonostante il decreto vieti ogni spostamento, a meno che non si tratti di comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e ragioni di necessità.

Leggi Coronavirus: come si capisce che il paziente è guarito? e Coronavirus: perché non si fanno tamponi a tappeto?.



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