Coronavirus: come curare chi è in isolamento domiciliare

20 Marzo 2020
Coronavirus: come curare chi è in isolamento domiciliare

Un semplice strumento, il saturimetro, misura la quantità di ossigeno nel sangue e così consente di rilevare l’insufficienza respiratoria e allertare il 118 al bisogno.

Le persone che si trovano in isolamento domiciliare obbligatorio per aver contratto l’infezione Covid-19 vanno monitorate e assistite. Adesso, un aiuto importante arriva dalla telemedicina, una combinazione tra medicina e tecnologie avanzate che offre ai medici la possibilità di visitare e tenere sotto osservazione i pazienti da remoto.

Potrebbe essere la svolta per combattere più efficacemente il coronavirus, in un periodo in cui muoiono anche molti medici e occorre evitare il più possibile i contatti diretti tra operatori sanitari e pazienti. Adesso, viene in aiuto un valido strumento tecnologico, che non richiede particolari specializzazioni per essere utilizzato, è facilmente accessibile per il suo basso costo ed è dunque alla portata di tutti.

Ad esempio la dispnea, la difficoltà respiratoria, è un segnale d’allarme estremamente importante, sul quale occorre intervenire in fretta; ma non è facile misurarla obiettivamente e distinguerla da una semplice sensazione soggettiva, quando il respiro si fa frequente e più intenso, per capire se c’è realmente una mancanza di ossigeno che richiede assistenza medica e ricovero in terapia intensiva o sub intensiva.

Da Milano, da tempo in pieno epicentro dell’epidemia Covid-19, si stanno già muovendo in questa direzione: il presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi spiega all’Adnkronos Salute: “Noi stiamo già facendo questo in maniera rudimentale. Si fa counseling telefonico, i pazienti ci inviano foto. Avere i mezzi per poter misurare a distanza 4 parametri, dalla saturazione alla pressione, potrebbe aiutare moltissimo”.

E qui Rossi arriva a parlare di un piccolo apparecchio, tanto utile quanto prezioso: “Ci sono strumenti semplici e costano anche poco. Un saturimetro, di quelli buoni che ti danno pure la curva pressoria, lo avevamo preso in passato con i punti spesa di una catena di supermercati”, spiega.

Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, aggiunge: “daranno a ogni medico un saturimetro, che penso tutti i medici di famiglia abbiano già in borsa. Dovrebbero darlo a ogni paziente a casa con la polmonite, così almeno si controlla e comunica i risultati al suo medico. Sono tanti gli assistiti in questa condizione”.

“Perché le terapie intensive non hanno più posti – ricorda Marinoni – e visto che negli ospedali lavorano già al limite dell’umano mandano a casa le persone appena possono essere dimesse, e a quel punto è difficile seguirle. Si fa fatica”.

La proposta riscuote successo nel mondo della sanità e adesso viene rilanciata a livello nazionale dal presidente nazionale del Sis 118, Mario Balzanelli, che indirizza una specifica richiesta al ministro della Salute Roberto Speranza.

“Dotare di un saturimetro tutte le persone in isolamento domiciliare obbligatorio per Covid-19, per rilevare l’insufficienza respiratoria acuta in una fase molto precoce e salvare tante vite”.

Il presidente del 118 spiega che si tratta di “un semplice, minuscolo apparecchio che si posiziona, come una molletta, sul dito del paziente e consente l’immediata lettura dell’indice di saturazione, permettendo alla Centrale operativa 118, che andrebbe chiamata qualora la riduzione della saturazione scendesse sotto i limiti minimi previsti per le diverse fasce d’età e le varie eventuali patologie concomitanti, di poter effettuare una valutazione contestuale del dato rilevato. Si può anticipare così, nei casi indicati, il prima possibile, la decisione di immediato ricovero ospedaliero“.

Perché questo strumento è così efficace e importante? Balzanelli risponde così: “L’esperienza sul campo nella gestione dei pazienti con sindrome infettiva da Covid-19 evidenzia, quale dato clinico fondamentale, che per stabilire il momento più appropriato per l’inizio delle cure non va attesa la comparsa dell’insufficienza respiratoria acuta conclamata, che si manifesta con la percezione inquietante, da parte di chi ha contratto l’infezione, di difficoltà respiratoria, di ‘fame d’aria‘, la dispnea”.

“Quando il paziente lamenta dispnea, i polmoni, come documentano nella nostra esperienza le Tc del torace effettuate al momento stesso dell’ingresso in ospedale – prosegue – sono già ampiamente interessati dagli infiltrati infiammatori che rappresentano la base della polmonite da coronavirus e quindi sono in una fase clinica obiettiva di maggiore gravità che, di conseguenza, pone il soggetto a più elevato rischio complessivo di mortalità”, sottolinea l’esperto.

Ecco quindi l’importanza della diagnosi precoce e tempestiva, in modo da allertare i sanitari grazie alle rilevazioni fornite dall’apparecchio: “La condizione di insufficienza respiratoria acuta va rilevata nelle fasi cliniche assai precoci, quando non è ancora avvertita dal paziente, ma è evidenziate dalla precoce riduzione della quantità di ossigeno trasportata in circolo dai globuli rossi (desaturazione), mediante l’utilizzo del saturimetro”, ribadisce Balzanelli.

Da qui l’invito pressante al ministro della Salute Roberto Speranza, “atteso il numero impressionante di morti nel nostro Paese, di valutare, con massima urgenza, questa strategia clinica”.



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